
Oggi Massimo Gramellini riporta nel suo “Buongiorno” su “La Stampa” tre casi di piccole città piemontesi dove i sindaci hanno dovuto fare marcia indietro su singoli provvedimenti in quanto non graditi dai cittadini. La conclusione di Gramellini: ” (…) la disaffezione ha prodotto impotenza. E l’impotenza una rabbia cupa che ora comincia a organizzarsi in atti collettivi di rivalsa. I cittadini non si fidano più dei mediatori sociali e si fanno giustizia da soli. Gli orfani delle ideologie tornano in piazza: non più per cambiare il mondo ma almeno per spostare un bidone“.
In poche righe ritornano molti dei temi che abbiamo iniziato a dibattere in questo blog, inaugurato un mese fa:
- la debolezza della politica
- le vecchie e nuove “piazze”
- la crescente disintermediazione sociale
- la mancanza di leadership.
In un Paese dove si torna a parlare di P2 e dove per riaprire una discarica è costretto ad intervenire il Presidente della Repubblica, riconosciuto immediatamente dalla comunità locale come “unico interlocutore credibile sulla vicenda”…beh, ci sono veramente tanti piccoli e grandi segnali che meritano una riflessione quotidiana da parte nostra…
…chi ricomincia?
Tag: leadership, politica




{ 4 commenti }
Secondo la mia personalissima sensibilità, direi che a ricominciare a riflettere sul significato di Stato=comunità=servizio, sono proprio i cittadini a cui ormai in pochi danno ascolto e che quindi si trovano costretti ad atti più forti di quelli che normalmente caratterizzano il loro comportamento.
Forse quello a cui assistiamo è un momento di forte disaffezione alla politica o forse proprio il contrario: la voglia, cioè, di non arrendersi di fronte a certa gestione della cosa pubblica dimostrandolo con gesti semplici e chiari che parlano di vita quotidiana.
Cercando il bandolo della matassa, alla fine mi sono ritrovata alle radici della comunicazione efficace e della leadership: i valori, una parola abusata, consumata, svuotata ed ora abbandonata.
Gli italiani da sempre vogliono il leader carismatico, simpatico, incantatore e che sappia vendersi. Queste qualità non corrispondono a quelle possedute dall’attuale premier. Non so se sia un bene o un male.
Il problema di fondo non credo sia nella politica, bensì nella società italiana e quindi alla fine nel nostro sistema educativo e scolastico. Le nuove generazioni non stanno di certo crescendo con una mentalità più seria dei nostri politici nè gli interessa alcunchè delle sorti del nostro Paese (a parte rare eccezioni). Per questo motivo credono più a chi ride in televisione e tenta di vendergli la felicità.
In effetti questi ultimi casi fanno riflettere sulla crescente disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e dei suoi amministratori (pensiamo anche alle polemiche sui costi della politica).
Faccio l’esempio della raccolta differenziata porta a porta. Si tratta di un’iniziativa lodevole avviata a Venaria Reale (cittadina della cintura di Torino, famosa per la Reggia)non come le multe di Settimo T.se fatte solo per rimpolpare le casse comunali, ma non comunicata correttamente ai cittadini e soprattutto non organizzata. In effetti molte case non hanno lo spazio per contenere i rifiuti differenziati e non si può promettere che le isole ecologiche siano create solo nel prossimo futuro. Queste avrebbero dovuto essere realizzate prima della partenza del progetto, che avrebbe dovuto essere accompagnato da un’adeguata campagna di sensibilizzazione dei cittaddini.
Uscendo però dallo specifico possiamo vedere casi ancora più significativi in questioni come quelle degli inceneritori (vedi Napoli enon solo) o nella TAV. E’ però vero che se i processi di comunicazione e coivolgimento si esaurisco e rimane un’opposizione di minoranza, i progetti devono andare lo stesso avanti. Questa è le democrazia è quindi compito dei nostri amministratori, una volta coinvolti e informati i cittadini, è di realizzare senza esitazioni e senza indietreggiamenti le azioni che hanno scelto.
Sergio,
riprendo alcuni punti del tuo post.
Tutti i commentatori più autorevoli (e le ricerche demoscopiche lo confermano) affermano che stiamo vivendo un momento del tutto particolare in cui si è profondamente incrinato il rapporto cittadini – politica.
E’ il concetto stesso di rappresentanza ad essere posto in discussione.
A fronte di una politica “debole” le alternative sono o quello di un “distacco” da tutto (vedi astensione) oppure l’impegno diretto attraverso altre forme organizzative (associazioni a difesa di micro interessi territoriali oppure di interessi di categoria).
Non è detto che tale percorso sia completamente da stigmatizzare dal momento che gli italiani cominciano a scoprire il concetto di gruppi di interessi al di fuori dei partiti politici.
E’ anche vero però che, se manca una risposta dalla politica, il rischio è della deriva, derivante da un conflitto sociale sempre più aspro.
Il paradosso è che tutto ciò accade proprio nel momento in cui gli indicatori economici (PIL e dinamica dei consumi) volgono verso il “bello” e quindi tutti noi dovremmo stare meglio rispetto al passato.
Ma non è questa la percezione. E anche in questo caso penso che la maggior responsabilità sia da addebitare alla classe politica che è focalizzata su un’agenda distante da quella dei cittadini. Con il rischio le l’incomunicabilità aumenti anche in futuro.
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