Editoriale di Fabio Bistoncini, tratto dal numero 1 – giugno 2007 della pubblicazione FB “Lo struzzo curioso”.
(L’intera pubblicazione può essere liberamente scaricata nella relativa sezione in formato pdf).
Commenti, articoli di fondo, ricerche, sondaggi…
Da oltre due mesi si assiste all’emergere e al consolidarsi di un dibattito politico e mediatico sulla crisi che le Istituzioni (a tutti i livelli) e i partiti con i loro leader stanno attraversando.
A lanciare il “sasso” è stato il leader dei DS Massimo D’Alema che, in una ormai famosa intervista al Corriere della Sera dello scorso maggio, ha analizzato come l’attuale profonda crisi del rapporto tra politica e cittadini abbia molti punti in comune con quella che attraversò il Paese durante la bufera di Tangentopoli.
A D’Alema hanno risposto, con toni più o meno convergenti, altri esponenti di primo piano del mondo politico, sia di maggioranza che di opposizione.
Concordiamo parzialmente con questa analisi: mai forse come in questo
ultimo anno il nostro sistema politico – istituzionale è apparso autoreferenziale, concentrato sui “suoi” riti e procedure, sui “suoi” dibattiti, lontano dalle esigenze e dai “sentiment” dell’opinione pubblica.
Ma forse, anziché stigmatizzare gli effetti, sarebbe il caso di comprendere
quali siano le cause dell’effettiva, crescente sfiducia che i cittadini manifestano verso le nostre Istituzioni.
Proviamo ad elencarne alcune, le prime che ci vengono in mente:
- indecisionismo (ne parla diffusamente Mario Rodriguez nel suo contributo, quindi non mi dilungo oltre);
- frazionamento del sistema politico: siamo forse l’unico Paese in cui, cambiando radicalmente il sistema elettorale, il prodotto finale non cambia… Il maggioritario all’italiana ha creato due coalizioni alternative ma composte da molti partiti in competizione tra loro;
passando ad una nuova forma di proporzionale corretto in senso maggioritario (premio di maggioranza) abbiamo di nuovo due coalizioni alternative sempre composte dagli stessi partiti…
- delusione verso la nuova stagione politica che si è aperta dopo il 1992.
Indipendentemente dai giudizi che si possono dare (e su questo riteniamo che siano più gli storici che i commentatori politici a dover fare la loro parte) dopo tangentopoli si è aperta una nuova stagione politica. Ma la
sensazione diffusa è che le cose non siano cambiate, anzi che la “casta” (titolo del libro dei giornalisti del Corriere Stella e Rizzo che è diventato in pochi giorni un best seller) politica tenda a perpetuare se stessa;
- mancanza di ricambio generazionale.
Il nostro sistema politico rispecchia la nostra società. Formata da vecchi, con lo sguardo più rivolto al passato che al futuro. Siamo convinti che molti dei dibattiti che si sono svolti negli ultimi mesi (un caso per tutti quello sulla legge sui DICO) siano diventati una issue centrale nell’agenda politica perché gestita da persone che appartengono a un’altra generazione.
Oppure che il tema della riforma delle pensioni, giustamente centrale vista l’ampiezza e la portata degli effetti, veda assenti le voci di chi la pensione non solo non ce l’ha ma che, rebus hic stantibus, non potrà mai averla;
- logoramento di alcune istituti come il referendum che permettevano forme partecipative diverse. La stanchezza e il senso di impotenza nei confronti della politica, nonché forse l’abuso in alcuni momenti storici, ha determinato il fallimento dell’istituto del referendum che ha rappresentato in passato uno straordinario strumento per cambiare gli assetti politici o per introdurre temi che mai sarebbero entrati nell’agenda politica;
- esplosione del “particulare”. La crisi di rappresentanza di partiti e di molte istituzioni ha determinato la necessità da parte dei cittadini di aggregarsi per “autotutelarsi”. È il ritorno al “campanile”, tanto caro a noi italiani; è l’esplosione, in termini anglosassoni della sindrome NIMBY (Not in my Back Yard = non nel mio giardino).
Le discariche sono importanti, ma non nel mio comune; sì all’alta velocità ma NO alla TAV in Val di Susa.
E certamente l’elenco non è esaustivo.
Ci ostiniamo ancora a credere che vi siano dei margini di miglioramento, che la battaglia non sia persa, che la così detta “antipolitica” non sia il sentimento prevalente nel nostro Paese.
Ma quello che chiediamo alla politica è uno scatto d’orgoglio. Occorre che la politica riacquisti la sua dimensione di veicolo di passioni e di valori, di strumento per ascoltare, comprendere ed esprimere le istanze dei cittadini.
La Politica come “pieno” di passioni, idee, proposte, visioni, da contrapporre al vuoto dell’antipolitica.
Tag: antipolitica, Lo Struzzo Curioso, partiti



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