Vorrei ma non posso: un comportamento che comunica quanto una pensione d’oro…

scritto da Sergio Vazzolermartedì 17 luglio 2007

in Comunicazione,FB & Associati,Politica interna

pierluigi bersani

La Politica come “pieno” di passioni, idee, proposte, visioni, da contrapporre al vuoto dell’antipolitica. Vorrei partire dalla conclusione-auspicio dell’editoriale di Bistoncini sull’ultimo numero de Lo struzzo curioso, per una breve riflessione.

Certo, tutti i piccoli e grandi scandali della casta portati alla ribalta dal libro di Stella e Rizzo, rappresentano l’espressione più evidente di questo sentimento che si autoalimenta… però, secondo me, ci sono altri luoghi da tenere sotto controllo… luoghi magari un po’ più nascosti ma altrettanto funzionali alla nascita dell’antipolitica e, forse, anche più rischiosi perché toccano le corde e urtano gli umori di coloro che abitualmente guardano alla politica non con indifferenza, bensì con interesse e attenzione.

Mi riferisco alla tendenza tutta italiana delle battaglie di bandiera, del “vorrei ma non posso”: una vera e propria malattia contagiosa…

Porto qualche esempio:

Francesco Rutelli ha presentato un Manifesto per il PD che contiene un’impostazione generale e alcuni punti che differiscono sensibilmente dal discorso di Veltroni: vorrebbe candidarsi alle primarie ma “non può”… per ragioni note soltanto ai palazzi della politica.
• Analoga situazione in casa DS con Bersani che rinuncia (con grandi mal di pancia) alla sua candidatura per “ragioni di partito”, minimizzando così il consenso di una vasta fetta dell’elettorato (non solo di centro-sinistra) al suo tentativo di liberalizzazione (e sui taxi tutti si ricordano chi da Roma l’aveva indebolito…).
Fini e Casini ambiscono alla successione di Berlusconi ma non avanzano la proposta di primarie del centro-destra, forse per la paura di una probabile sconfitta contro l’ex premier, ignorando così gli elettori moderati che mal sopportano di essere rappresentati da chi vuole ancora ricontare i voti del 2006.
• E che dire dello stesso Veltroni che, prima dice di voler parlare al Paese e non ai partiti e poi dichiara il suo appoggio al referendum ma senza firmarlo?

Ma questo atteggiamento si rinnova in ogni sede politica, anche in quelle locali, più vicine ai cittadini… quanti Sindaci abbiamo visto e continuiamo a vedere operare come monarchi, senza consultare nessuno, trasformando la cosa pubblica in un affare privato? Eppure al momento della decisione di una eventuale ricandidatura, chi ha passato cinque anni a rammaricarsi di una scelta rivelatasi completamente sbagliata e a sognare la defenestrazione, improvvisamente lascia perdere perché “un sindaco in carica non si sostituisce anzi tempo” (e chi lo ha stabilito????!!!!).

Ed è proprio dinnanzi a comportamenti di questo tipo, che vorrei definire ad “ascolto zero“, che l’antipolitica assolda nuovi e improbabili militanti, anche tra coloro che ci credono, che si impegnano ma che poi si sentono traditi da chi vorrebbe ma non può…

Mi viene in mente la canzone di Bersani (Samuele, non Pierluigi…) che racconta le vicende dello scrutatore non votante, quello che “prepara il viaggio ma non parte, pulisce casa ma non ospita, conosce i nomi delle piante… che taglia con la sega elettrica“.

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{ 4 commenti }

Vincenzo Aprile luglio 18, 2007 alle 13:16

Sulla scia di quanto lanciato sul tappeto da Vazzoler, aggiungerei la categoria dei “vorrei ma non ora”…

Stavo seguendo la diretta dell’Aula del Senato che stamane sta esaminando la Legge Comunitaria 2007 e in maniera un po’ improvvida (a mio avviso), il Ministro Bonino si è presentato in Assemblea in nome e rappresentanza del Governo (in quanto ministro competente per la materia) dopo le dichiarazioni di ieri alla stampa.

Naturalmente, l’opposizione ha richiesto a che titolo il Ministro stava in Aula visto il rapporto fiduciario che rileva ogni giorno tra Governo/Ministri e il Parlamento.

Ebbene dopo un breve ma intenso dibattito, il Ministro, peraltro noto per portare sempre a compimento le battaglie in cui crede, replica in maniera laconica, lasciandomi un retrogusto di mestizia e di incredulità:

“Ritengo di essere qui tenuta ad intervenire, così chiamata, sull’ordine del giorno, che reca appunto la discussione del disegno di legge Comunitaria 2007. A questo intendo attenermi sostanzialmente e formalmente, nella pienezza delle mie funzioni. A questo e non altro.

Per il resto, è aperto un dibattito pubblico, limpido e non ci sono né novità, né decisioni. Quando e se ci saranno, il Governo ed io personalmente non mancheremo di rispondere alle eventuali sollecitazioni di questa o di altra Camera”.

Certo che uno spettacolo del genere non alimenta affezione, passione, partecipazione e vivace confronto dialettico!

matteo ferraris luglio 19, 2007 alle 16:02

Piccoli segnali in controtendenza: un piccolo (di statura) uomo alla guida della provincia di Torino e di una campagna di modernizzazione della gestione degli scarti della società già ben sviluppata che per svilupparsi ulteriormente dovrebbe generare ulteriori scarti.
Una campagna che prevede un punto fermo intorno a cui dialogare: i termovalorizzatori si fanno. Punto.
Si discuta di tutto ma per arrivare all’obiettivo. Punto. Di nuovo.

Oggi dall’ultima pagina de La Stampa dice chiaramente (forse un po’ troppo tecnicisticamente) che i vari attori della filiera (raccolta, separazione, smaltimento, valorizzazione, nobilitazione) devono riunirsi, concentrarsi e industrializzarsi.
Sollecita la competizione dei servizi pubblici locali: parole nette. Vorrei e posso.

Fabio Bistoncini luglio 20, 2007 alle 11:00

Vorrei e posso.
Ma, purtroppo, nel nostro paese è una frase assolutamente irrituale.
Matteo, perchè non ci dedichi un po’ del tuo tempo e preprari una news per il nostro sito della prossima settimana?

matteo ferraris luglio 20, 2007 alle 11:59

Accetto.
Onorato, accetto.

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