Due notizie buone, almeno per me: i quesiti referendari hanno raggiunto il numero minimo di sottoscrizioni che ne consente la presentazione alla Corte per il giudizio di ammissibilità; i sedicenni da oggi hanno una speranza di essere ancora più cittadini.
Si gioca sui sistemi istituzionali una nuova battaglia di questa nostra democrazia matura in cui il sistema politico sembra essersi impantanato in un immobilismo che induce a far apparire gigante chi in altre nazioni si limita a dispensare buon senso. Due botte al sistema, quindi. Il perché è presto detto.
La debole maggioranza, risultato della legge elettorale battezzata “porcellum” dalla stessa mente che l’ha concepito, non ha e non avrà la forza per una modifica delle regole esistenti per via “muscolare”. Ammesso che ogni parte politica ravvisi in ciò un handicap per il corretto funzionamento delle cose democratiche, un accordo di corretto profilo istituzionale rappresenta una chimera: la minoranza parlamentare delegittima il leader de L’Unione e il processo di costruzione del PD (il Manifesto del Partito Democratico in formato Pdf) che attraversa la maggioranza, oggettivamente, indebolisce la figura o quanto meno la percezione carismatica di Romano Prodi.
Il varo dell’azione referendaria produrrà effetti diversi dall’immobilismo del sistema e dal mantenimento delle regole attuali.
Buona notizia, dunque, almeno per me.
Il sistema politico è costretto a rimettersi in moto: o cambia la legge o si confronta con l’(eventuale) esito del referendum.
L’altra notizia nasce nel profondo Nord (Calgaro, Bobba firmatari e Chiamparino sindaco fidejuvante sono tutti piemontesi). Una legge traduce in regola una tesi scientifica che suona più o meno così: vuoi una società più matura? Rendila responsabile!
La proposta mira ad anticipare l’età del voto a sedici anni e sarà presentata oggi contemporaneamente alle due camere.
È un’operazione di inclusione che induce i giovani a confrontarsi e farsi carico del significato di una scelta. La società dei sedicenni è fatta di pragmatismo anche dove il pane quotidiano è la dimensione virtuale (da internet alla PSP). Il valore simbolico dell’appartenenza, del concetto stesso di democrazia e il riflesso di ciò, codificato nelle Istituzioni, rappresentano un’astrazione eccessiva per la generazione della “post-famiglia” in cui i punti di riferimento si sono disgregati, dissolti, liquefatti.
Allora è corretto rendere i giovani “parte di”, avvicinarli alle istituzioni sino a renderli protagonisti della loro costruzione?
Per me sì, perché questo che è solo un progetto di legge può spostare la luce su altri temi che innescano la precarietà della dimensione giovanile in un paese in cui a quarant’anni si è ancora considerati non maturi e perciò dipendenti dalla gerontocrazia.
Modernizzazione del sistema politico e mobilità sociale, due temi che sono incarnati dalla figura di Enrico Letta che con queste bandiere si presenta alla partenza della gara per la leadership del PD.
Per me anche questa è una buona notizia.
Matteo Ferraris
Tag: partiti, PD, referendum, Romano Prodi




I commenti a questo articolo sono chiusi.