Il livello locale: punta avanzata del cambiamento istituzionale

scritto da Paola Perrottimercoledì 31 ottobre 2007

in Politica interna

Fascia sindacoLa news di questa settimana vuole essere un’occasione di approfondimento, partendo dal corposo Rapporto 2007 sulla legislazione tra Stato, Regioni e Unione europea a cura dell’Osservatorio sulla legislazione della Camera dei Deputati, di uno degli aspetti più innovativi (e controversi) del nostro ordinamento rappresentato dal principio di sussidiarietà definito nella Nota di sintesi del Rapporto “principio di efficienza e di economicità“: questa quindi la chiave di volta dell’intero Sistema più volte commentata, da diversi punti di vista, nel nostro blog.

Per non lasciar cadere alcuni spunti dell’ultimo contributo di Vincenzo (“Costituzione materiale o formale“) partirei da qui e dall’evidenza riportata di come negli ultimi anni gli italiani abbiano “metabolizzato” una logica bipolare che da un decennio ci porta a criticare “i ribaltoni, i cambi di casacca e ogni trasformismo” essendoci “polarizzati su due grandi schieramenti che si confrontano per il governo del Paese”.

Senza dubbio un ruolo fondamentale in questa direzione l’ha avuto anche la riforma del 1993 (il riferimento è alla Legge n. 81/1993) che ha conferito al sindaco una legittimazione democratica in via diretta, pari a quella del consiglio, che si associa al potere attribuitogli di nominare ed eventualmente revocare i propri assessori. L’altro aspetto non meno importante è il rapporto tra il sindaco e il consiglio che, oltre alla diretta investitura popolare, hanno in comune anche il proprio destino: la sfiducia dell’uno nei confronti dell’altro – e viceversa – determina le dimissioni e lo scioglimento di entrambi e quindi nuove elezioni anticipate dei due organi.

L‘elezione diretta del sindaco ha quindi progressivamente portato al delineamento di un sistema bipolare nella competizione politica al quale ormai siamo abituati e, a mio avviso a ragione, “affezionati”.

Non c’è dubbio che a questa “rivoluzione” hanno contribuito i difficili anni di ingovernabilità e di instabilità, nonché di sistematica mancanza di rispetto nei confronti degli orientamenti espressi con il voto dai cittadini, che portarono – non a caso in una fase di profonda crisi dei partiti pre-tangentopoli – ad una seria riflessione sull’allora modello elettorale – proporzionale – che lasciava di fatto ai partiti e alle loro lunghe e complesse trattative post elezioni la composizione della maggioranza nonché l’indicazione del sindaco e della “sua” giunta.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: è dai Comuni che “importiamo” leader nazionali, professionisti della politica (non figure nuove, autonome dai partiti politici), che godono di rappresentatività e legittimazione che altrove invece sembra mancare.

Il livello locale rappresenta di fatto la punta avanzata del cambiamento istituzionale nel nostro Paese alla quale, forse, dovremmo più spesso ispirarci rinunciando a voler trovare “la soluzione” in modelli e sistemi – come quello tedesco e francese – che da tempo monopolizzano il dibattito e che comunque dovrebbero essere “adattati” al nostro contesto.

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