Thank you… for lobbying

scritto da Vincenzo Aprilemercoledì 7 novembre 2007

in Lobbying

Lobbying
Nelle scorse settimane, per scelte editoriali contingenti, abbiamo consapevolmente “sacrificato” la news sulla riforma proposta dal Governo in materia di attività di lobbying.

Questa settimana, a mente fredda, riproponiamo alcune osservazioni sul provvedimento, su cui in larga parte anche Fabio Bistoncini aveva già scritto e detto, in occasione dell’annuncio della presentazione del disegno di legge del Min. Santagata al Senato (“Disciplina dell’attività di rappresentanza di interessi particolari“) e l’attesa assegnazione presso la competente Commissione Affari Costituzionali.

Ho cercato di riprendere i rilievi e le considerazioni più rilevanti. Ne viene fuori un quadro chiaroscuro, questa volta con più luci che ombre.

Il traghettamento parlamentare sarà improbo ma il tentativo del Governo, viste le turbolenze politiche di questa fase politica, è meritevole e va apprezzato.

Lo sdoganamento del tema è una novità importante anche perché l’accreditamento istituzionale di questa attività è da sempre uno degli ostacoli più duri al riconoscimento di una professionalità autonoma, indipendente e deontologicamente irreprensibile. Una legge aiuterebbe la costruzione di un processo di legittimità, ancora ahinoi agli inizi. Cerchiamo di essere ottimisti, anche se ogni qual volta si tematizza politicamente questa issue, mi sovviene quella storiella inglese che i britannici, con il loro humor sarcastico, usano per deridere delle difficoltà del lobbista.

“Tre lobbisti riescono ad ottenere un appuntamento con Dio.
Un vero e proprio successo professionale perché Dio è molto impegnato.
Il primo lobbista domanda: “I lobbisti avranno mai una buona reputazione presso i media?”
“Si”, risponde Dio, “ma non durante la tua carriera professionale”.
Il secondo lobbista domanda: “I lobbisti saranno mai accettati dal mondo politico?”
“Certamente”, risponde Dio, “ma non durante la tua carriera”.
Infine il terzo chiede: “L’attività di lobby sarà mai considerata come una professione etica?”
Dio riflette un attimo e risponde: “Si, ma non durante la mia carriera”.

Tag: cinema, Lobbying, Thank you for smoking

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{ 7 commenti }

Matteo Ferraris novembre 7, 2007 alle 21:08

Bella Vince1
L’apertura sarebbe da bar e da uno di una generazione che non è la mia.
Ma il seguito è più serioso.

Credo che in Italia (almeno durante la mia carriera) l’etica diventi una caratteristica del singolo più che una dimensione collettiva.

Quale professione è percepita (non già e solo “è”) come etica. Lo sono gli avvocati che trescano con i giudici per allungare le cause? Lo sono, forse, quei medici di famiglia ed ospedalieri ch commissionano farmaci e incassano viaggi? Lo sono i commercialisti, consulenti in evasione quando non evasori in proprio?
L’ho buttata giù “di pancia”: non la mia, per carità, quella del volgo indeterminato, di quel popolo sovrano e sovranamente disincantato.
Lo dico da iscritto a una categoria professionale tra quelle citate: cosa
dice di me ad un cliente potenziale la mia iscrizione a un Ordine?

Dice che sarò professionale, gentile, premuroso e attento?
Forse per la prima scrematura.

Ma la qualità del lavoro (e dell’uomo) la fa l’esperienza, le cose fatte e i servizi resi con soddisfazione.

Con Bersani (D.L. n. 223/2006): per esercitare una profesione non è obbligatoria alcuna iscrizione in alcun elenco.

Matteo Ferraris novembre 8, 2007 alle 19:02

Vince (and friends),

mi correggo.
Fintio di postare il commento ho letto un’analisi sul rischio evasione da cui emerge che i commercialisti sono tra i più ligi contribuenti (è vero: dichiaro sino all’ultimo eurino).

Non così, invece, gli architetti e gli insegnanti (ripetizionisti).

Cambiano gli attori ma non il senso di quanto sostenuto.

Saluti.

Vincenzo Aprile novembre 9, 2007 alle 17:15

Anche per il Governo del Paese il tema è “caldo”…oggi ha approvato un DDL – collegato alla manovra di bilancio – che
mira a promuovere una maggiore etica pubblica con diversi tipi di intervento.

Aspettiamo di vedere nel dettaglio il testo, accontentiamoci del comunicato della PdCM:

“Un disegno di legge, che il Governo sottopone al Parlamento in veste di collegato al disegno di legge finanziaria per il 2008 ed al quale, pertanto, annette particolare rilevanza, che mira a promuovere una maggiore etica pubblica con diversi tipi di intervento. Viene previsto che il personale delle società controllate dallo Stato, da Regioni e da Enti locali venga reclutato a seguito di bando al pubblico; viene posto un limite al cumulo di incarichi pubblici per chi è titolare di cariche elettive, nonché un divieto per chi ricopre cariche di governo locale di operare contestualmente nel settore privato, al fine di evitare conflitti di interesse.
Il disegno di legge, inoltre, prevede che le amministrazioni pubbliche rendano disponibili i propri bilanci tramite pubblicazione sui siti internet (nei quali verrà altresì pubblicato il trattamento economico dei titolari dell’indirizzo politico-amministrativo, dei dirigenti e dei consulenti) e che le società concessionarie di servizio pubblico non possano finanziare partiti politici e gruppi parlamentari”.

andrea rosiello novembre 11, 2007 alle 14:09

Salve,
sono uno studente e seguo con piacere questo blog. Per riprendere le osservazioni di Matteo Ferraris, a parer mio il vero problema dell’etica del lobbista è che essa è legata più alla visione globale della categoria che del singolo (il vecchio detto far di tutta l’erba un fascio…). Infatti mentre nelle altre categorie professionali esistono buoni e cattivi professionisti (medici e avvocati in primis) per i lobbisti invece il giudizio è unico e globale. Nessuno infatti si prende la briga di distinguere in buoni e cattivi lobbisti (anche se io preferirei comunicatori).
Non si tratta quindi di una categoria “vera” ma un gruppo di moderni azzeccarcarbugli “in molte faccende affacendati” asserviti a poteri più o meno forti.
Infine un pensiero al tema della trasparenza: non basta essere trasparenti per essere accettati, bisogna essere strutturati e costanti. Non basta un registro pubblico aggiornato annualmente, tutti gli attori politici conivolti nei processi decisionali dovrebbero obbligatoriamente segnalare sui propri siti (oggi tutti hanno un blog o un sito proprio) i temi sui quali devono decidere, le proprie posizioni e i tempi.
In fondo il lobbying non comprende due attori: lobbisti e istituzioni? E allora perché normare solo un fronte?
Scusate se ho detto cose inutile e per il lungo post ma l’argomento mi sta molto a cuore.
Andrea

Fabio Bistoncini novembre 13, 2007 alle 12:26

Provo a rispondere sia a Matteo che ad Andrea.
Il lobbista ha una sua dimensione etica come qualsiasi professione.
Sono le regole che soggetti professionali, liberamente, si danno nell’esercitare la propria attività.
Attenzione, non c’entra nulla con gli Ordini professionali (nel senso che regole etiche possono essere proposte da sogegtti iscritti ad ordini ma anche ad associazioni non riconosciute.
Per i lobbisti, invece, la vulgata è che la stessa attività sia poco “etica”.
Spiegarne i motivi sarebbe troppo lungo per un post (e poi ho in lavorazione un libro…..).
Detto questo, il disegno di legge Santagata (e su questo punto il mio giudizio è molto positivo a differenza di Vincenzo) ha l’enorme pregio di accendere un faro su un’attività professionale che è sempre esistita e (almeno mi auguro) esisterà anche in futuro.
Che poi, come dice Andrea, preveda la disciplina dei lobbisti e non dei “lobbati”….
Teniamoci intanto questa norma sperando (ma ne dubito) che possa diventare legge entro la fine della legislatura.

Emanuele gennaio 8, 2008 alle 17:59

un buon pomeriggio,
dopo mesi or sono dalla comparsa del Ddl Santagata, ora leggo dello scontento di alcune agenzie specializzate agli obblighi di iscrizione nel registro. Vorrei sorvolare il pamphlet sull’ assimilazione al noto avvocato citato da Andrea perchè ho l’impressione di rileggere in chiave moderna l’antica memoria dei Persuasori Occulti.
In fin dei conti che l’istizionalizzazione della disciplina di relazioni pubbliche abbia creato problemi sia a chi la pratica che ha chi cerca di capirci qualcosa dal di fuori è noto.
In merito alla trasparenza vorrei azzardare un ragionamento per assurdo. Se tutte le procedure documentali e informative fossero state rese note sarebbe stata approvata la legge antifumo? La mia supposione è no. Vorrei esser ancora più capzioso. Il bene oggetto di tutela, la salute fu accurata-mente contrapposto alla designazione “patologia”. Sembra un gioco di parole ma lo posso fare perchè l’impossibilità di controllo lo autorizza. Quindi i lobbysti che non vorrebbero l’iscrizione sono coloro che amano giochi di parole semmai e non azzeccagarbugli? Non credo.
Il vero problema secondo me è l’enorme conflitto d’interessi che esonderebbe se si formalizzassero procedure che esludessero i portatori di interessi contoterzi di altri portatori di interessi, i giornalisti parlamentari per menzionarne almeno i più esigui.
Questi infatti non hanno dovuto scomodare un consenso parlamentare ma un semplice regolamento è bastato. Ma non mi risulta che io posso sapere quali memorie vengono scambiate e per quale interesse. Leggo il giorno dopo e cerco di capirlo se mi interessa.
Mi chiedo perchè un relatore pubblico dovrebbe rendicontare del suo operato quando altri portatori d’interesse ma in altra veste ne sarebbero esenti?
Per far capire meglio come aggiustare il tiro sul milleproroghe a chi rappresenta altri interessi mi viene da concludere. Perdonatemi se ho fatto qualche salto logico ma vorrei semplicemente sostenere che l’iscrizione al registro è uno strumento che non garantisce la trasparenza, almeno finchè non vengano incluse nell’ obbligo tutte le organizzazioni e categorie.
In questo modo l’unico valore del provvedimento, dal mio punto di vista, non sconfina dal mero riconoscimento e accreditamento per professionisti in cerca di visibilà. Lo scopo vero, l’attenzione dei media sembra fallito e la purificazione della politica dovrà prendere altre vie. Non di certo con l’agenda del caucus grillista.

Fabio Bistoncini gennaio 17, 2008 alle 14:09

Caro Emanuele,
sono perfettamente d’accordo con te per quanto riguarda la considerazione che l’iscrizione ad un registro non risolve tutti i problemi.
Ma solo alcuni.
E’ poco, troppo poco, ma meglio di niente!
E noi lobbisti, anzichè crogiolarci dietro la regola del “benealtrismo” (e cioè rifiutarsi di fare una cosa adducendo la motivazione che il problema è un altro, che deve essere modificato l’intero contesto, ecc ecc.) faremmo bene a “sposare” l’idea dell’iscrizione ad un registro e chiedere poi che TUTTI gli altri portatori di interesse,siano costretti a fare la stessa cosa.
Altrimenti è un abbaiare alla luna, o peggio, lasciare spazio a qualche grillino di turno che tuona a gran voce contro le lobbies ritenendole al di fuori del contesto democratico!

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