
Questa mattina si è svolto a Roma un interessante Convegno sui “costi del non fare“. Si è trattato del secondo appuntamento promosso dall’AGICI (una società di consulenza) che ha dato vita, lo scorso anno, ad un Osservatorio dedicato all’analisi e alla quantificazione dei costi della mancata realizzazione delle opere infrastrutturali.
Il Convegno è “caduto” in una data particolare: l’ultimo giorno del World Energy Council a Roma, a cui i media stanno, giustamente, dando ampio risalto in questo periodo e l’ultimo giorno di discussione della legge finanziaria al Senato, con un voto sul filo di lana (e questa certamente non è una novità) che dovrebbe avvenire in serata.
Insomma un giorno “intenso”, denso di notizie che rischiano di “offuscare” i dati dell’osservatorio che, purtroppo, sono disarmanti.
Lo studio infatti prende in considerazione 4 classi di infrastrutture:
- Energia (centrali a carbone, gas, reti di trasmissione e rigassificatori)
- Rifiuti (termovalorizzatori, compostaggio, recupero scarti da cartiera)
- Tangenziali e autostrade
- Ferrovie ad Alta velocità.
Senza troppo nei dettagli dalla ricerca emerge che, traguardando al 2020, se continuerà a prevalere la paralisi decisoria, lo scontro tra i vari organi rappresentativi a livello locale e nazionale, il costo totale del NON fare sarà di circa 251 miliardi di euro per il nostro Paese.
Un dato preoccupante su cui si dovrebbe riflettere senza posizioni pregiudiziali. Per individuare nuove modalità di aggregazione del consenso e una disciplina normativa che permetta di contemperare le esigenze delle comunità locali con l’interesse nazionale.
Sconsolato torno a seguire la discussione sulla Finanziaria al Senato…




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Emblematica l’intervista ad Alessandro Garrone su Panorama di oggi.
L’ad di ERG racconta che di recente la sua azienda, interessata ad investire sulle rinnovabili, ha avuto l’opportunità di acquistare 5 parchi eolici in Francia: per entrare e partire ci ha messo 2 mesi. In Italia, invece, senza i sicuri intoppi (blocchi, poteste, …) ci vogliono 3 anni! in più nel nostro Paese le regole sulle rinnovabili sono cambiate 4 volte in un solo anno….
L’amara conclusione di Garrone: “la mia soglia è il costo del capitale, se vado sotto quella soglia, l’investimento non lo faccio. E se l’investimento in Francia è più sicuro, vado in Francia”. E da cosa dipende la sicurezza? Da tempi e regole certe….
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