
L’assassinio di Benazir Bhutto avvenuto lo scorso 27 dicembre mi ha particolarmente colpito. Già da tempo infatti avevo intenzione di scrivere sulle pagine di questo blog della presenza femminile nella politica e la già due volte primo Ministro pachistana sarebbe stata sicuramente un punto di riferimento, dato che già nel 1988, a soli 35 anni era diventata la prima donna capo di governo in un Paese musulmano nell’era moderna.
Proprio negli ultimi mesi non sono state poche nel mondo le donne che hanno occupato posti di altissimo rilievo nelle istituzioni: l’Argentina ha la sua “primera presidenta”; Hillary Clinton fino a poco tempo fa volava nei sondaggi per la presidenza degli Stati Uniti; Angela Merkel, cancelliera tedesca ha denunciato la mancanza delle donne ai vertici della politica.
Il mondo delle donne chiede più potere, pretendendo che sia rappresentato ai vertici dello Stato.
Ci ha provato qualche mese fa anche Ségolène Royal in Francia. Non ce l’ha fatta, ma è stata la prima donna a superare il primo turno elettorale e ora vuole diventare segretaria del partito socialista.
In India sono due donne: Sonia Ghandi, presidente del partito del congresso e Pratibha Patil presidente della repubblica a rappresentare quel grande e complesso paese. Michelle Bachelet guida da due anni il Cile.
In Ucraina, Iulia Timoshenko è approdata per la seconda volta alla guida del governo.
I paesi nordici poi sono all’avanguardia nella presenza del secondo sesso al governo e in Parlamento.
Qualche volta sono gli uomini che capiscono che i tempi sono cambiati e danno un impulso: Lo ha fatto Zapatero formando un esecutivo a metà femminile, lo ha fatto Sarkozy con un consiglio dei ministri al 50 per cento di donne.
In Italia non si può fare lo stesso discorso, anzi c’è da constatare una situazione desolantemente statica.
È infatti nota a tutti la scarsa presenza delle donne nei partiti, nelle liste elettorali, nelle assemblee elettive.
Inoltre non vi sono neppure personalità di spicco che paiono in grado di smuovere tale andamento.
Basti pensare alla “forzista” Brambilla o alla “benvista da tutti” Finocchiaro nel Pd, davvero poco.
La Senatrice Vittoria Franco scriveva qualche tempo fa al Segretario Veltroni: “Vogliamo partecipare, avere voce, influenza… portiamo in dote un patrimonio enorme di competenze, di capacità amministrative, di concretezza. Non è rivendicazionismo ma affermazione del principio di cooperazione fra i generi nella costruzione della democrazia”.
In questo nulla salvo solamente l’ardente “passione politica” da sempre dimostrata da Emma Bonino e Daniela Santanchè, purtroppo politicamente sempre più emarginata, ma comunque l’unica capace di comunicare da leader.
Questa esclusione italiana risulta anche questa volta troppo profonda e radicata.
Essa tocca i fondamenti della nostra organizzazione sociale, politica e istituzionale che si è costruita da sempre sul rifiuto strutturale e incontestabile della presenza femminile.
Nonostante un quadro normativo che sancisce l’uguaglianza giuridica permangono differenze che denotano una democrazia debole a cui è necessario porre rimedio al più presto non soltanto in termini di riequilibrio numerico.
Tag: Angela Merkel, Benazir Bhutto, Daniela Santanchè, Emma Bonino, Hillary Clinton, quote rosa, Ségolène Royal




{ 3 commenti }
Questa volta bisogna ammettere (visto che lo critichiamo molto e giustamente) che la platea “rosè” della Assemblea costituente del PD rappresenta un cambio di marcia nel contesto politico italiano e un buon punto di partenza per il futuro. Anche la composizione dell’esecutivo nazionale veltroniano, con 9 donne ai vertici, sembra segnare un’altra (per i nostri livelli) svolta nel processo di selezione delle leadership.
Ok è vero, molte di queste scelte puzzano di cooptazione “androgina” dall’alto…ma voglio comunque sperare che questi piccoli passi possano costituire e far “attecchire” quegli embrioni per una nuova e rinnovata e moderna cultura democratica nel nostro Paese.
Buon anno a tutti!
C’è anche da dire che “grazie” alle quota rosa ci ritroviamo Elisabetta Gardini e Mara Carfagna in Parlamento…però va bene, ammettiamo che ci sia un problema. A questo punto, la domanda è: perchè quote rosa sì e quote giovani no?
Eppure il problema generazionale è presente in politica quanto quello femminile.
il problema – purtroppo – è ancora più generalizzato e riguarda anche non solo la una mobilità – e non solo la numerosità di genere o generazione – della nostra classe dirigente (non solo politica, quindi). In Italia si è praticamente bloccata nell’immediato dopoguerra.. e le recenti nomine ai vertici di alcune aziende lo hanno reso ancora più palese. e tutto questo è ancora più stigmatizzato in un (bel) Paese la cui la classe dirigente è numericamente più piccola di quella della vicina svizzera !!!
sic et simpliciter.
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