Università e i comunicatori: alcuni spunti di riflessione

scritto da Fabio Bistoncinigiovedì 28 febbraio 2008

in Approfondimenti

Post image for Università e i comunicatori: alcuni spunti di riflessione

Martedì 26 febbraio ho partecipato a Roma alla presentazione del Quaderno di Desk dedicato a “Università e professioni dei comunicatori in Europa”.

Editi da UCSI i quaderni sono diretti da Massimo Baldini (Preside della Facoltà di Scienze Politiche della LUISS) e Paolo Scandaletti (Professore di Etica della comunicazione nella stessa Università).

Il sottoscritto interveniva alla seconda Tavola Rotonda della mattinata come sostituto di Furio Garbagnati, Presidente Assorel nonché autore di un contributo scritto pubblicato nel suddetto volume.

Gli altri partecipanti erano: Giampietro Vecchiato (vice presidente FERPI), Michele Torres (Capo II reparto di Stato Maggiore dell’Esercito), Gerardo Mombelli (Presidente Associazione Italiana Comunicazione Pubblica).

Insomma, a parte il sottoscritto, un panel di livello.

Sintetizzo il mio intervento riprendendo la scaletta che ho utilizzato. Al dibattito mi sentivo di poter dire la mia indossando tre “cappelli” differenti:

  • Quello di Assorel (in quanto socio e sostituto del presidente);
  • Quello di FERPI (in quanto semplice socio);
  • Quello di lobbista (professione citatissima sia nel volume che dagli altri relatori).

Ho cercato di circoscrivere subito gli ambiti del mio intervento non volendo parlare degli altri aspetti problematici oggetto del convegno, quelli relativi ai media e alla professione del giornalista, in quanto discussi da un altro “tavolo di lavoro”; e quelli inerenti all’università italiana e alle lacune nel preparare giovani comunicatori in quanto già trattati da molteplici interventi.

Insomma avrei sparato sulla Croce Rossa…

Mi sono concentrato innanzi tutto sui compiti che, a mio avviso, devono adempiere le due associazioni di riferimento nel settore delle relazioni pubbliche:

  • Aumentare la consapevolezza del ruolo e della funzione strategica che le RP hanno (o dovrebbero avere) nel raggiungimento degli obiettivi di un’organizzazione;
  • Sviluppare il senso di appartenenza e l’efficacia di una comunità professionale.

Tutto questo senza scadere o farsi tentare dalla trasformazione in Ordini professionali, dal momento che nel nostro Paese ce ne sono fin troppi e che, salvo rare eccezioni, rappresentano più delle volte un freno al cambiamento e alla modernizzazione della nostra società.

A mio avviso, nel corso degli ultimi anni, vi è stata una riscoperta del “valore della relazione”, della necessità cioè di instaurare un rapporto comunicativo tra organizzazione e loro stakeholders.

Che non significa “crearsi un’agenda” (di giornalisti, di parlamentari o di altri possibili influenti). Con buona pace di molti apprendisti stregoni della nostra professione, che consideravano (e considerano) la propria agenda di contatti come l’unico tool professionale necessario…

Ho voluto poi sottolineare tre dinamiche che, a mio avviso, stanno modificando la nostra società e quindi il nostro lavoro:

  1. Professionalizzazione. Proprio perché si (ri)scopre il valore della relazione l’epoca dell’improvvisazione è in via di esaurimento. Servono competenze contenutistiche in grado di riempire i “canali” si comunicazione. Serve capacità di analisi per cogliere le dinamiche evolutive di un contesto globalizzato in perenne e continua trasformazione.
  2. Secolarizzazione intesa come processo di perdita di influenza delle fonti “istituzionali” in senso lato (la Chiesa, lo Stato, le grandi multinazionali, ecc.) La nostra società è cambiata profondamente è diventata sempre più complessa. Le “fonti” non vengono più accettate di per se stesse ma sottoposte ad un vaglio critico da parte di tutti noi cittadini. Una sfida ulteriore per noi relatori pubblici e per noi lobbisti.
  3. Disintermediazione. Anche l’universo mediatico è in corso di rapida trasformazione. I social media stanno radicalmente cambiando il nostro modo di informarci. Una parte sempre più consistente della nostra popolazione non solo raccoglie informazioni dai nuovi media ma le rielabora, se ne appropria e le ritrasmette attraverso un passaparola digitale che ha delle potenzialità enormi. Si assiste ad un processo di selezione delle fonti di informazione che non si basa più sulle caratteristiche “muscolari” delle stesse ma sulla “fiducia” che queste hanno presso i loro lettori. Che, (e questa la vera novità) giocano un ruolo attivo nel completamento e nella veicolazione delle informazioni. Ritorna dunque il valore della “relazione”.

Ho concentrato poi l’ultima parte del mio intervento su due ulteriori argomenti, in risposta ad alcuni interventi che mi avevano preceduto.

Il lobbying, dal momento che ancora vi è molta confusione su questo argomento e che è trattato in maniera poco approfondita nel quaderno di Desk (la selezione delle fonti di informazione è a dir poco parziale).

Il settore è in forte crescita dal momento che il mercato è alla ricerca di competenze. Sia interne alle organizzazioni che quelle “esterne” (consulenziali).

Ed infine mi sono tolto il piccolo sfizio di difendere (anche se criticamente) l’attuale legge elettorale visto che la tendenza consolidata (anche in alcuni relatori presenti al convegno) è quella di sparare a zero considerandola come grande freno per il cambiamento.

Ebbene, le novità a cui stiamo assistendo in questa campagna elettorale in termini di offerta politica (coalizioni, programmi, candidature) dimostrano che quando la Politica si riappropria delle proprie capacità innovative si possono operare dei cambiamenti nonostante un contesto normativo poco favorevole.

Le domande che mi sono state poste al termine della tavola rotonda (il famoso “dibattito” di morettiana memoria…) mi hanno lasciato l’impressione che il mio intervento non sia stato proprio noioso.

Tag: , , , ,

I commenti a questo articolo sono chiusi.

Previous post:

Next post: