In attesa della pubblicazione delle ultime liste e dell’apertura ufficiale della campagna elettorale 2008 – di fatto, comunque, già avviata – siamo alle prese con le solite promesse e con qualche miracolo annunciato (in verità, assistiamo solo ad ordinarie e profanissime “resurrezioni”…) con l’aggiunta, tuttavia, di una presunta novità.
Sulla scia dell’insuccesso prodiano, infatti, che dalla nascita della Repubblica ad oggi ha stabilito il record negativo di durata di una legislatura, cavalcando la necessità di avviare importanti riforme, avvertita trasversalmente da chi l’Italia rappresenta e da chi l’Italia è (il popolo “sovrano”), la parola d’ordine, per tutti, è diventata “governabilità“.
Dai contenuti programmatici, quindi, l’attenzione dei partiti si è spostata, almeno nella primissima fase, sul tentativo di individuare le modalità tecnico-procedurali che garantissero, appunto, questa tanto agognata stabilità politica.
Tutto questo a fronte di una legge elettorale che, soprattutto al Senato, – tallone di Achille dell’ultimo Governo Prodi – spinge i partiti a coalizzarsi al di là di una comunione di intenti o di programmi, più o meno, condivisi.
Ma ecco le novità!
Il Partito Democratico di Walter Veltroni, nonostante la citata “tendenza” a fare gruppo, propria del “porcellum”, dichiara di volersi presentare solo e di voler superare l’attuale frammentazione politica, con le conseguenti divergenze e lotte intestine.
Il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, dopo qualche incertezza iniziale, annuncia la propria nascita, assorbendo in sé – vedremo fino a che punto – le due principali forze politiche dell’attuale Opposizione, Forza Italia ed Alleanza Nazionale, con la Lega Nord federata alla coalizione nelle circoscrizioni del Settentrione, in virtù, anche loro, di una maggiore coerenza programmatica (via, quindi, il nemico Casini!).
Governabilità dunque… O forse no?
Al di là dell’esito elettorale e prescindendo dallo scarto percentuale di consensi che i due schieramenti otterranno (al Senato, soprattutto, è necessario che il numero delle Regioni “conquistate” sia molto alto) i presupposti iniziali non sembrerebbero avere il seguito auspicato.
I “corridori solitari” della maratona elettorale parrebbero aver trovato compagnia.
Il Partito Democratico dopo aver stretto un accordo politico e programmatico con l’Italia dei Valori di Di Pietro (che correrà con proprie liste) ha accolto le candidature di esponenti del Partito Radicale, con buona pace (neanche troppa!) della corrente Teodem del proprio partito.
Il Popolo della Libertà, da par suo, dopo aver allontanato dalla coalizione l’UDC, reo, a quanto pare, di essere stato la causa principale della mancanza di riforme durante l’ultimo Governo Berlusconi, si è poi alleato nell’intero Meridione con l’MPA (Movimento Per l’Autonomia), già coalizzato nelle elezioni regionali in Sicilia con l’esiliato nemico Casini!
Insomma, senza voler approfondire troppo il sistema di alleanze, che a livello amministrativo fa davvero acqua rispetto a quanto annunciato a livello politico (scusate se insisto nel parallelo, ma l’election day in questo mi dà una mano), il rischio, o meglio la percezione che alcuni hanno, è che la novità di cui tanto si parla sia solo l’ennesima promessa non mantenuta, l’ennesimo miracolo di presunti profeti, in un Paese che ha troppo santi e pochi diavoli.
Nel frattempo Pannella ha iniziato lo sciopero della sete.
Mastella iniziò con molto meno…
Tag: campagna elettorale, Partito Radicale, PD, PDL, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni




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