Ormai è chiaro a tutti come l’avvincente e lunghissima corsa alla candidatura democratica, con il suo termine previsto, per la prima volta, a fine agosto (salvo ritiri), rischi di deteriorare le possibilità di vittoria finale a favore di un candidato dell’asinello.
Mentre Clinton e Obama si contendono i voti dei restanti Stati americani a forza d’indiscrezioni e colpi bassi, il repubblicano John McCain è già da tempo in campo per conquistare la poltrona presidenziale.
Dopo 8 anni dal suo primo tentativo, quando come Senatore dell’Arizona fu il principale avversario di George W. nelle primarie di inizio millennio, è riuscito nelle primissime settimane dell’anno a battere i rivali del proprio partito: il poco agguerrito Huckabee, il mormone Romney e l’eroe di New York Giuliani. L’elettorato repubblicano, stanco dei sermoni dei teo-dem, ha puntato su un uomo d’esperienza, un uomo di stato, con un passato e un presente distante sia dai faraonici ranch texani sia dai fanatici religiosi affiliati alla famiglia Bush.
Laico, padre di una figlia adottiva afroamericana, nonostante le insinuazioni riguardo alla propria omosessualità celata e le accuse di dipendenza dalla droga rivolte alla moglie, John McCain si sta preparando a vincere le elezioni di novembre.
I suoi cavalli di battaglia hanno sempre contraddistinto la sua vita pubblica e politica: sostenitore della guerra, come quella in Iraq ritenuta vincibile e giusta, difensore del diritto dell’articolo 2 della Costituzione (possesso individuale di armi da fuoco), sempre in prima fila nella lotta dura all’immigrazione clandestina e oppositore granitico a qualsivoglia socializzazione delle medicine e apertura ad una sanità pubblica.
Il veterano del Vietnam è un personaggio tutto di un pezzo, un uomo di 72 anni che incarna perfettamente l’immagine della persona seria e responsabile; un uomo che può aiutare gli Stati Uniti ad uscire dalle sabbie mobili di un’economia in recessione e, soprattutto, risolvere l’intrigata situazione in medio oriente.
Tuttavia McCain, nonostante qualche presa di distanza dall’attuale impopolare coinquilino della Casa Bianca come nel caso della gestione della catastrofe “Katrina”, non rappresenta e non vuole incarnare il vento di cambiamento che soffia imponente, sul fronte opposto, nel partito democratico.
Se la risposta alle urne degli elettori repubblicani si rivelerà determinante come nel 2004, i freddi umori della sconfitta delle elezioni del mid-term saranno stati riscaldati da un anziano conservatore.
Riuscirà davvero McCain ad avvicinare l’elettorato al Partito Repubblicano?
Possibile e, come nel detto, tra i due litiganti il terzo gode.
Tag: Casa Bianca, John McCain, Katrina, partito repubblicano, politica USA




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