
Non è la prima volta che sul nostro Blog ci occupiamo di Cinema, di “cinema militante” e di come la pellicola e le immagini possano spesso raccontare con grande efficacia la realtà e le problematiche sociali, culturali e politiche di un paese.
E’ il caso del film tratto dal best seller di Roberto Saviano, Gomorra, nelle sale cinematografiche da qualche settimana. La pellicola è stata inoltre premiata dalla giuria della festival del Cinema di Cannes, insieme ad un altro film Italiano, “il Divo“ sulla vita di Giulio Andreotti.
Si può certo malignare sul fatto che i Francesi non aspettassero altro a premiare due film Italiani che raccontassero il peggio del nostro Paese nella criminalità e nella politica, ma è indubbio che per chi li ha visti, i due film in questione trattano la materia oltre che con grande sagacia tecnica e stilistica (nel caso del Divo) anche con grande coraggio e potenza narrativa.
In particolare il film di Matteo Garrone rappresenta perfettamente lo stadio di assestamento in cui si trova la nostra società. Attraverso i proiettili silenziosi e le fredde mura di Scampia, non si delinea soltanto un ritratto della camorra e della criminalità contemporanea nella città di Napoli ma un modus vivendi che ci riguarda tutti: il mondo criminale e affaristico della Camorra segue la vita delle merci, da quelle ‘vive’ che arrivano e vanno smistate a quelle ‘morte’, le scorie, anche tossiche, che vengono versate nelle discariche o direttamente nascoste nel terreno. Il tutto davanti a un nord sornione, finto ignaro ma in realtà corresponsabile. Dai talenti costretti a dimenticare le proprie qualità ai ragazzini affascinati o sottomessi da finti miti, tutto viene risucchiato e non nell’immondizia che riempie le strade ma nella inconsistenza morale di un paese che si costringe a parlare solo di emergenza, che egoisticamente ritiene essere la cosa più importante.
Gomorra, molto più del Divo (che risulta fagocitato dalla stessa difficoltà e ambiguità della materia trattata e del personaggio che vuole descrivere) riesce a renderci partecipi di una tragedia sociale e culturale che questo paese si porta dietro. Il Film almeno quanto il libro-inchiesta da cui è tratto, delinea un dilemma politico che la classe dirigente attuale, che sta in Parlamento ma soprattutto quella che in Parlamento non ci sta più, non ha saputo capire ne affrontare.
Nel film non si salva nessuno o quasi, non c’è speranza ma allo stesso tempo diviene testimonianza, si chiede aiuto, indicando da dove la Politica debba (ri)partire.
Tag: cinema, Gomorra, Libri, Roberto Saviano




{ 2 commenti }
Condivido la chiusura del tuo post.
Aggiungo un solo spunto, a cui anche tu hai fatto un rapido cenno: con Gomorra si addita la Campania, ma quanta responsabilità vera c’è nel resto d’Italia, soprattutto al Nord?!
Prove tecniche di federalismo vigliacco?
Molto bello il post di Nicola.
Premesso che ho letto il libro di Saviano ma non ho visto il film non mi permetto di dare giudizi su quest’ultimo (quanto sia aderente al libro, se riesce o meno ad esprimere quel senso di angoscia e di impotenza che attanaglia il lettore, ecc.).
Il libro è devastante dal momento che evidenzia come la camorra sia una perfetta organizzazione criminale cinicamente a-politica da un lato e senza una definizione geografica dall’altro.
Se è vero che in passato era soprattutto campana e legata alla vecchia Democrazia Cristiana…. ora non lo è più. E’ internazionale (sia pure con la base strategica nei suoi territori storici) e si infiltra in tutte le amministrazioni indipendentemente dal colore politico di chi le amministra.
Quindi il pericolo della lettura da “federalismo vigliacco” evocato da Cinzia e utilizzato da alcune forze politiche nell’affrontare il problema rifiuti di Napoli…. è proprio il più bel regalo che si possa fare alla Camorra stessa!
Ripartire dalla politica, sostiene in chiusura del suo post Nicola.
Meglio sarebbe ripartire da una nuova classe dirigente di cui in Campania (perchè è comunque da lì che si deve ripartire) non se ne intravede nemmeno l’ombra.
Sia a destra che, a maggior ragione, dopo il fallimento della giunta Bassolino, a sinistra.
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