
La sua leadership in questo Governo e Maggioranza non è mai stata messa in discussione, tantomeno la sua forza di tenere unite le truppe.
Tuttavia da quando è tornato a Palazzo Chigi, dopo un primo incipit “bipartisan”, Silvio Berlusconi si è immediatamente concentrato sulle sue priorità, in maniera anche forse troppo prepotente (al punto che pure Gianni Letta pare abbia preso, seppur cautamente, le distanze).
Inevitabilmente si sono riaccesi i toni del dibattito politico e anche se non ci sono stati attacchi diretti verso l’Opposizione, sono bastate le dichiarazioni contro la magistratura e le mosse “salva rete4″ e “salva premier” ad interrompere la luna di miele tra gli schieramenti. Almeno tra le parti riformiste. Di Pietro si sa fa vita, e opposizione, a sé.
Probabilmente al dialogo tra le due coalizioni ci ha creduto poco chiunque, tuttavia, ormai ci eravamo abituati e quasi piaceva l’idea di aver abbandonato quei toni da bar sport che alla fine alimentano astio unicamente tra le persone comuni, sfociando in risse di quartiere e scorribande da stadio.
Il dialogo dicevamo.
Ne ha capita l’importanza, o meglio la strategicità, anche Bossi che nell’arco di pochi mesi è passato dal minacciare: «Se la sinistra vuole scontri, io ho 300mila uomini. I fucili sono sempre caldi» a smettere i panni del falco e vestire quelli della colomba: «Berlusconi su molte cose ha ragione, ma a volte sbaglia i toni [...] Voglio parlare con Veltroni [...] per le riforme sono disposto a tutto. Anche a fare da paciere».
Che il “celodurismo” abbia cambiato faccia?
Oppure stiamo assistendo a un tentativo di volata della Lega sul PdL? (tutto sommato a qualche prova tecnica abbiamo già assistito, vedi risultato elettorale in Veneto e in alcune zone lombarde, ma soprattutto il mancato appoggio della Lega alla Camera durante il voto sul decreto legge sui rifiuti).
Bossi conosce il potere della sua leadership e non lo nasconde: «Mandassero me in galera, se vogliono, così la gente ha una buona ragione per fare la rivoluzione».
Sulla reazione del popolo padano non ho grandi dubbi (mi astengo da previsioni sulla riuscita), ma su un’eventuale rivoluzione del Pdl, sì.
Voi?




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