
In questi giorni l’agenda politica internazionale è stata stravolta dalla profonda crisi che sta attraversando il sistema finanziario mondiale.
Illustri studiosi ed economisti hanno discettato sulle sue cause, sulla durata e suoi possibili rimedi.
Non essendo esperti di economia ci permettiamo di intervenire quando entra in gioco la politica e lo facciamo quindi all’indomani della scelta del Governo italiano di varare un decreto legge a salvaguardia del credito e del sistema bancario nazionale.
Ma facciamo un passo indietro.
La crisi degli ormai famigerati mutui subprime esplode nel 2006, ma ha radice “antiche”, insite in quel processo di “finanziarizzazione” dell’economia che è uno degli asset su cui si è fondata la globalizzazione negli ultimi anni.
La migliore ricostruzione dell’intero fenomeno che abbiamo letto è quella di Claudio Gatti
Si legge in pochi minuti e individua in modo chiaro le responsabilità prima di tutto politiche che hanno determinato una situazione diventata con il tempo insostenibile.
Ma l’America e l’amministrazione Bush rappresenta soltanto uno dei fattori in gioco. Da quel paese, da quel sistema politico e finanziario nasce tutto.
Ma ancora una volta l’Europa ha dimostrato di avere una struttura politica inadeguata a fronteggiare le grandi crisi internazionali.
Il vertice di Parigi dei c.d. quattro grandi (Brown, Berlusconi, Merkel e Sarkozy) e la recentissima riunione dell’Ecofin ha visto il prevalere del metodo della “concertazione” degli interventi a tutela del sistema del credito da porre in essere dai singoli governi nazionali.
La scelta infatti di bocciare, almeno per il momento, la costituzione di un fondo comune di garanzia (sostenuta da Francia, Olanda e Italia) rappresenta un ancorarsi a vecchie procedure seguite nel passato.
Una scelta comoda e flessibile certo, che tiene conto delle peculiarità dei singoli sistemi economico – finanziari ma NON politica.
Di diverso significato e spessore sarebbe stata invece la definizione di interventi operati direttamente da soggetti finanziari europei, come sostenuto da molti economisti del Vecchio Continente che hanno firmato un appello congiunto pubblicato in Italia su sito de la Voce.info.
E arriviamo alla giornata di ieri con la convocazione urgente di un Consiglio dei Ministri a cui ha partecipato, sottolineando così l’eccezionalità della situazione, anche il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Il governo italiano dunque vara un decreto legge per garantire il sistema bancario e i risparmi dei cittadini.
I messaggi sono rassicuranti nel tentativo di frenare un’ondata ribassista che ha copito fortemente alcune Banche nazionali (Unicredit tra tutte).
Il Partito Democratico cerca di incalzare il governo proponendo la creazione di un’unita di crisi a cui dovrebbe partecipare altre a rappresentanti delle imprese (compre le piccole) anche i sindacati.
Sullo sfondo la manifestazione del 25 ottobre indetta dal PD contro il Governo che appare sempre più fitta di parole d’ordine diverse tra loro e quindi dai contorni più indefiniti…
Tag: governo, LaVoce.info, PD




{ 3 commenti }
La situazione è sfuggita di mano agli istituti che avrebbero dovuto governare la globalizzazione: FMI e Banca Mondiale. Organismi chiusi, poco trasparenti, e preoccupati solo di dati e tabelle.
E’ un caso che la transizione economica della Russia (gestita dal FMI) non abbia portato i risultati sperati mentre la transizione economica della Cina (che non ha voluto seguire il FMI) abbia invece portato a risultati più che positivi?
Ha ragione Tremonti quando parla di nuova Bretton Woods. Anche se è da tempo che se ne parla!
concordo con Fabio, siamo di fronte ad un’Europa incompiuta.. che ha integrato da Maastricht in poi le politiche liberiste incorporate, da Maastricht in poi nelle istituzioni europee, che preserva il carattere della Bce come espressione più alta dei sistemi bancari nazionali…questo non è il primo “autunno della finanza” per dirla con Braudel, ma è forse uno dei peggiori, per le conseguenze globali. e perchè stavolta la fisiologica sfiducia che anche in passato accompagnava i processi di finanziarizzazione, sembra che abbia colpito al cuore il sistema. anche perchè troppo alte erano le aspettative collettive e troppo “immorale” l’estremismo liberista che prometteva di assecondarle. L’Europa che sognavano i padri fondatori dovrebbe trovare la forza di innescare una “conversione” anche morale del sistema economico e di relazioni, di produrre una mutazione culturale che farebbe del capitalismo uno strumento di sviluppo equilibrato della società. Come dice in un illuminato libro Aldo Schiavone, l’Europa si dovrebbe dare come pilastro la realizzazione un’economia dell’equilibrio, contro quella della distruzione. Utopia? non possiamo premetterci di farne a meno!
D’accordo sull’Europa incompiuta. Ma non possiamo continuare a piangerci addosso per questo.
Anche nel 1970 l’Europa era incompiuta (ancora più di adesso) eppure ora abbiamo almeno una moneta unica e una politca monetaria comune (il che non è poco!!). Dobbiamo avere fiducia e guardare avanti.
I commenti a questo articolo sono chiusi.
{ 1 trackback }