La politica, si sa, non è quasi mai noiosa ed i politici italiani, fortunatamente per noi, non lo sono mai.
Può capitare, allora, che seguire il dibattito parlamentare e politico sulla riforma delle elezioni europee non ci faccia rimpiangere le imponenti, stravaganti elezioni presidenziali americane.
Capita, ancora, che i signori della politica nostrana ci offrano la possibilità di sbirciare, di tanto in tanto, le più intime “passioni” da cui spesso sono spinti: vendetta, avidità, superbia, orgoglio.
Ma cosa rende così importante la recente disputa sulla riforma della legge 24 gennaio 1979, n. 18?
Se per i Partiti è un’ulteriore campo di prova per confermare o accrescere la propria presenza politica (oltre che per incamerare i generosi contributi, pubblici, elettorali) e per i cittadini l’ennesimo terreno di scontro tra opposte fazioni (per occupare, per di più, una “poltrona” che in Italia ancora consideriamo troppo lontana da noi), per il sito di FB è, invece, un’occasione per provare a far proprie le stimolanti considerazioni dei maligni.
Proviamo a vedere allora i retroscena, di quest’ultima, accattivante, puntata della politica del Bel Paese.
Perché tanta urgenza e tanta necessità di riformare il sistema elettorale con il quale votiamo i nostri parlamentari europei?

Secondo l’On. Giuseppe Calderisi, deputato del Pdl e Relatore, alla Camera, delle proposte di legge di riforma della legge elettorale per le europee, la riforma “nasce dall’esigenza di superare alcune gravi anomalie della normativa vigente, in primo luogo quella del meccanismo elettorale che consente la frammentazione esasperata della rappresentanza” (in buona sostanza le stesse argomentazioni che l’odierna maggioranza utilizzò prima di approvare, a colpi di maggioranza, il ben noto “Porcellum”).
Ma in che modo la maggioranza evita la “frammentazione esasperata della rappresentanza”?
Sostanzialmente in due modi: introducendo una soglia esplicita di sbarramento per l’accesso alla ripartizione dei seggi in misura pari al 5% del totale dei voti validi ed eliminando il voto di preferenza.
Secondo un recente sondaggio dell’Istituto Piepoli commissionato e pubblicato da Panorama, il Pdl si colloca al 42%; il Pd al 31,5; la Lega Nord al 9; l’Italia dei Valori al 6 e l’Udc al 4,5%.
Con uno sbarramento al 5%, quindi, solo quattro di queste liste al momento entrerebbero nell’Europarlamento.
Dove è allora il motivo di tanti “dissapori” se ben 4 partiti su 5, che attualmente siedono nel nostro Parlamento, supereranno senza alcuna difficoltà la soglia di sbarramento per il Parlamento di Strasburgo?
A ben vedere, gli unici che avrebbero ragione di lamentarsi ed ostacolare la nuova riforma sarebbero gli onorevoli dell’Udc.
Ma allora perché praticamente tutta l’opposizione nonché buona parte della maggioranza non ne vuole sapere (o così dice) di procedere all’approvazione di una riforma in tal senso, tanto da aver reso necessario il richiamo esplicito del Capo dello Stato a “non comprimere il pluralismo politico?”
Se è facile comprendere perché l’Udc e gli altri c.d. “nanetti” (di sinistra come di destra) attualmente esclusi dal Parlamento italiano mal digeriscano l’idea di rinunciare ad un posto all’Europarlamento (voglia di democrazia o di rimborsi elettorali?) meno semplici possono sembrare le ragioni di tutto il resto del panorama politico italiano.
La legge di riforma, che la settimana passata aveva iniziato il suo iter presso l’Aula della Camera dei Deputati, dopo l’intervento del Capo dello Stato e la “resa” (non poi più di tanto sofferta, come vedremo) di Berlusconi, è tornata, quindi, in Commissione alla ricerca di quel testo condiviso auspicato dal Presidente Napolitano.
Cui prodest questa inversione di rotta?
I ben informati scrivono che, in realtà, il Cavaliere, che con questa riforma sembra volesse prendersi una piccola rivincita nei confronti dell’indisciplinato piccolo ex alleato, abbia accettato di procedere con “una pausa di riflessione” sulla riforma perché alla fine votare con la legge attuale costerebbe più al Pd che non al Pdl.
Secondo i maligni e non solo (diversi parlamentari sembra sostengano lo stesso), Veltroni, infatti, starebbe giocando una doppia partita.
Apertamente contro il blocco delle preferenze e la soglia di sbarramento al 5%, intimamente sperando che, in occasione del voto sul provvedimento in Aula, il Presidente Fini finisca per concedere “il voto segreto“.
Eh sì, perché, il voto segreto, invocato da più parti e a più riprese, se da un lato consentirebbe agli Aennini di svincolarsi dalle maglie del Pdl e votare come più loro aggrada, farebbe di sicuro gioco anche al Pd che, sempre secondo i più maliziosi, conta di lasciare al palo gli ex alleati anche in questa tornata elettorale.
Che Veltroni non voglia spartire i voti dell’elettorato di sinistra con i grandi esclusi del Parlamento italiano, sono pronti a giurarlo anche i centristi dell’Udc che mal hanno accolto i pochi emendamenti presentati dal Pd al testo durante i lavori della Commissione.
Di 380 emendamenti, infatti, più di 300 erano solo dell’Udc.
Una opposizione un po’ troppo fiacca, al dunque, quella del Pd.
In realtà, dal momento che le cose non sono mai come appaiono, sembra, a giudizio degli osservatori più attenti, che a giovarsi dell’”intimità” del voto segreto non sarebbero poi soltanto Pd ed An.
C’è anche chi, infatti, nel Pdl è pronto a scommettere che anche molti dell’Udc potrebbero approfittare del voto segreto per votare l’abrogazione delle preferenze: dopotutto, anche il nostro, è pur sempre un Parlamento di “nominati” con le liste bloccate.
Insomma, se Berlusconi da un lato deve fare i conti con gli smarcamenti di An e Veltroni, dall’altro, con le insoddisfazioni dei propri “nanetti”, gli unici a cui la situazione non sembra tangere più di tanto rimangono quelli della Lega che con il loro Ministro per la semplificazione hanno liquidato l’intera vicenda con un “a noi non frega nulla”, in puro “padano’s style”.
Ad oggi non sappiamo cosa ne sarà di questa riforma.
Se andrà avanti e l’Italia voterà alle prossime europee con il vecchio o con il nuovo sistema dal momento che, per il mese di novembre, la proposta di riforma è stata cancellata dai lavori dell’Assemblea della Camera.
Sappiamo, però, che la politica, soprattutto quella di casa nostra, non è quasi mai noiosa.
E per il momento, questo ci basta.
Tag: elezioni europee, Parlamento europeo, riforma elettorale




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