Sky, Mediaset e l'IVA

scritto da Redazionemercoledì 3 dicembre 2008

in Approfondimenti

La sede di Sky

Si parla in queste ore della decisione presa dal Governo per Decreto di aumentare l’IVA dal 10% al 20% sui servizi per gli abbonamenti alla pay tv, quindi specialmente Sky.

Grande clamore per una disposizione tecnica diventata in poco tempo un caso politico di grande rilevanza. Se in un primo momento sembrava potesse esserci una marcia indietro, tanto che Berlusconi ha prima sostenuto di non saperne niente, successivamente ne ha difeso la norma lasciando la patata bollente al responsabile dell’Economia.

Il ministro dell’Economia per difendersi dalle critiche ha sottolineato come non ci fossero alternative all’aumento dell’Iva su Sky, incombendo la procedura da parte della Commissione Europea. “Il termine per evitare le infrazioni scadeva in questi giorni e noi abbiamo dovuto rispettare l’impegno di allineare le aliquote”.

Ma almeno cinque sono gli aspetti da tener conto in questa vicenda:

- L’aspetto fiscale: è singolare che in un provvedimento di sostegno per le famiglie e per la crisi, con delle disposizioni una tantum (vedi la social card) vi sia l’aumento dell’iva su alcuni servizi. In base alla Relazione tecnica sul decreto anti-crisi, il raddoppio dell’IVA su Sky garantirebbe un incasso a regime da 270 milioni, per il 2009 da 214 milioni (il rinnovo degli abbonamenti, infatti, non partirà per tutti proprio dal primo gennaio 2009). Bisogna però dire che l’innalzamento dell’imposizione fiscale al 20% riporta alla normalità una situazione perlomeno diseguale nell’ambito del mercato dei contenuti video. Non sembra certo invece quello che afferma il Ministro dell’Economia, dato che non esiste un obbligo imposto dall’Unione Europea per aumentare dal 10 al 20%.

- Il conflitto di interessi: un dato di fatto: Sky è il principale concorrente di Mediaset che è l’azienda come tutti sanno del Presidente del Consiglio. In realtà anche Mediaset verrebbe parzialmente colpita dalla norma su alcuni servizi. Il Governo insiste che si colpisce un privilegio esistente. Se questo è vero, è vero anche che il Governo è recidivo, avendo già tentato nello scorso giugno di introdurre un emendamento ‘salva Rete 4′ in un decreto di conversione di provvedimenti urgenti in scadenza.

- L’aspetto politico: Il caso Sky ha riacceso il dibattito politico. Il PD si è sembrato compatto nel riproporre il conflitto di interessi del premier ed in generale tutta l’opposizione. Berlusconi ha quindi risposto con le rime rilanciando con la Sinistra senza vergogna e attaccando alcuni capi testate dei giornali. Il tutto sembra però finire nelle solite schermaglie tra maggioranza ed opposizione. Sembra che il PD si stia appiattendo sulla questione pay tv, senza mostrare una visione di più ampio respiro. Staremo a vedere in parlamento.

- La comunicazione: interessante come Sky abbia risposto alla presa di posizione del Governo. Ha lanciato una petizione ai suoi stessi clienti contro la “tassa” introdotta, chiedendo di sostenerla nella propria campagna. Questa volta anche il premier pare aver trovato pane per i suoi denti. Anche perché Sky ha dalla sua una quota di abbonati molto fedeli, in costante aumento grazie anche al calcio, sport nazionale. Questo ne ha facilitato senz’altro la diffusione mediatica rapida e diffusa.

- Sky: Quando parliamo di Sky, parliamo di un colosso. Dal 2003 ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell’intero settore televisivo. Sky oggi dà lavoro direttamente ad oltre 5000 persone e ad altre 4000 nell’indotto, più del triplo del totale dei dipendenti sommati di stream e tele+ nel 2003. Conta più di 4,5 milioni di abbonati. Questo Sky lo deve anche al fatto che ha goduto della tariffa agevolata contestata.

Non si discute che il provvedimento possa dare adito a dei dubbi, anche involontariamente legati a Mediaset. Quello che colpisce però è la minaccia di riversare il costo di questa azione Governativa sulla testa dei propri clienti che già pagano delle somme importanti. Sicuramente i clienti di Sky potranno pagare qualche euro in più, magari storcendo il naso, ma difficilmente inveiranno contro il conflitto di interessi. Perché un’azienda così ricca dovrebbe far pagare ai suoi clienti il costo di una misura che di per sé non dovrebbe far gridare allo scandalo?

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