
Due autorevoli quotidiani (Stampa e Corriere) hanno dedicato lunedì scorso articoli di molto interessanti su quanto sta accadendo nel sistema politico e mediatico degli Stati Uniti.
Il primo è di Massimo Gramellini, il secondo di Massimo Gaggi.
E’ un dato di fatto che Obama stia apportando alcune correzioni alla propria linea politica proprio nel momento in cui si sta esaurendo il periodo di transizione e quindi stia per entrare nel pieno delle proprie funzioni presidenziali.
Nulla di trascendentale, per carità, ma come molti analisti politici hanno fatto notare, le “correzioni” e i ritocchi sono continui.
Questo atteggiamento “prudente” sta destando, soprattutto nell’ala più liberal dei democratici molte preoccupazioni dal momento che alcune scelte che appaiono in contraddizione con quel “nuovo corso” tanto auspicato in campagna elettorale: troppi i “clintoniani” nella nuova amministrazione, le misure economiche “drastiche” che appaiono ora accantonate, la exit strategy dall’Iraq che sembra non avere più tempi strettissimi.
Insomma Obama ancora fortissimo ma, al tempo stesso, ogni suo gesto, dichiarazione, atto politico è al centro dei riflettori, vagliata, sezionata, commentata continuamente.
Ed è per questo che sembra essere consapevole che, viste le grandi aspettative sollevate durante la lunga e travolgente campagna elettorale, i primi 100 giorni saranno cruciali per creare un clima diverso attorno alla Casa Bianca.
Ne parla oggi, in un bell’articolo su Repubblica, Mario Calabresi.
Già dal titolo si comprende quale sia l’atteggiamento del neo Presidente: “sulle orme di Roosevelt“.
Atti concreti, forti e comunicazione efficace. La strada è stretta dal momento che la crisi economica è sempre più stringente e che il panorama politico internazionale appare irto di difficoltà che metteranno a dura prova il nuovo corso obamiano.
Gli scettici, i critici ma anche coloro che lo hanno votato con entusiasmo lo attendono, con animi e aspettative differenti, alla prova dei fatti.
E così Obama si troverà di fronte ad uno dei paradossi della politica: le decisioni pubbliche, in genere, producono effetti nel medio e lungo termine. Ma il pubblico, gli elettori, i media pretendono l’immediatezza.
E quindi qualsiasi decisore deve dosare le proprie scelte e, soprattutto, avviare una campagna di comunicazione permanente per renderle immediatamente percepibili. Obama è stato bravissimo fino ad oggi.
Ma domani (e cioè dopo il suo insediamento) come diceva qualcuno… “è un altro giorno“.
Tag: Barack Obama, Repubblica.it




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