
La sconfitta è stata pesante. Traumatica. Inarrestabile.
Senza attenuanti.
Di quelle che non potevano passare inosservate.
11 punti percentuali in meno rispetto alle politiche dello scorso anno sono un segnale forte di disaffezione, di sbandamento del proprio elettorato senza giustificazioni.
E sì, perché mentre in Abruzzo il PD poteva accampare almeno come scusa il terremoto causato dalle indagini della magistratura… in Sardegna questo non poteva valere.
Aveva governato per quasi 5 anni, con un Presidente “mediatico” che addirittura aveva ambizioni di diventare uno dei leader a livello nazionale…
Per cortesia… E adesso non venitemi a dire che in Sardegna ha vinto la speculazione edilizia contro la tutela del proprio patrimonio storico, ambientale e culturale!
Ha vinto il candidato più forte e cioè Berlusconi, non certo Cappellacci.
Il premier, ancora una volta, ha mostrato di comprendere meglio di tanti professionisti della politica, il vero sentire delle persone, del suo elettorato.
Si è speso in prima persona, ha condotto una forte e stringente campagna elettorale. E gli elettori si sono fidati di lui, delle sue parole e delle sue promesse.
E adesso?
Veltroni questa mattina si è presentato dimissionario al coordinamento del PD.
Una scelta dovuta ma al tempo stesso dettata dalla necessità di non farsi “bollire” ulteriormente.
Quando già si prefigurava una “guida collegiale” del Partito (ma si può, nel 2009 ragionare ancora in questi termini?) almeno il segretario ha avuto il buon senso di chiamarsi fuori.
E, in queste ore convulse, proprio coloro che avevano contribuito a indebolire la leadership di Veltroni, si rianimano per invocare la sua permanenza in nome di un simulacro di unità che non è mai esistita nella realtà.
Proprio l’altro giorno abbiamo avuto, proprio per la nostra attività professionale, l’opportunità di cogliere alcune confidenze di uno dei tanti big del PD.
Che sottolineava che il voto sardo avrebbe rappresentato lo spartiacque dell’avventura veltroniana. Non le elezioni europee come obiettavamo noi, ma proprio l’esito di un voto che interessa poco meno di un milione e mezzo di elettori (e mi scusino i nostri lettori sardi).
Con queste premesse è evidente che in discussione non è solo Veltroni, ma l’intero progetto di PD.
La candidatura Bersani NON è e non può essere una soluzione.
Sbaglierò (ancora una volta?!?) ma l’impressione è che Bersani possa rappresentare l’autorevole exit strategy dal progetto PD.
Un PD in realtà spostato a sinistra, che abbandona la “vocazione maggioritaria” veltroniana e che si propone di stringere alleanze con il centro (UDC+eventuali fuoriusciti dallo stesso PD) e con i rimasugli dell’estrema sinistra. Un PD molto più vicino ai DS: in grado di raccogliere il 20-25% di consensi elettorali ed essere così il perno di un’alleanza di centro sinistra.
Un film che mi pare di avere già visto.
Diverso sarebbe arrivare ad un congresso straordinario in tempi brevi che prenda atto dell’egemonia politica berlusconiana per i prossimi 4 anni e che si attrezzi, con un cambio generazionale senza precedenti, a ricostruire un rapporto con un elettorato smarrito e confuso.
Quattro anni insomma per ricostruire l’opposizione, dando per scontate alcune sconfitte elettorali e, soprattutto un progetto politico.
I laburisti in Inghilterra impiegarono molto di più. Ma alla fine della loro “traversata nel deserto” riuscirono ad offrire un progetto, una visione della società, credibile e serio.
Perché mai in Italia abbiamo sempre l’odiosa ambizione di esser diversi, di poter sempre percorrere delle scorciatoie????
Tag: Sardegna




{ 4 commenti }
“I cittadini di sinistra sono -da sempre- una minoranza di massa. Dovremmo averci fatto il callo, a questa lunga vita di minoranza, raramente interrotta da brevissime stagioni di governo (neanche 10 anni su sessanta di vita repubblicana). Invece ci rimanaiamo male ogni volta, come se ci apparisse inaudito il fatto che no, questo Paese non ci assomiglia, se non in quella piccola e anomala Scandinavia ghibellina che è il Centritalia, quattro regioni in tutto. Bisognerebbe smetterla di offenderci, l’italia è questa.” (Michele Serra)
Nicola,
guarda che non si offende nessuno…..
Ma fare politica significa candidarsi alla guida del paese. E significa cioè proporsi per conquistare la maggioranza degli elettori.
Altrimenti è meglio, molto meglio, fare i lobbisti e giocare a golf (penso di riuscire egregiamente nella prima attività, purtroppo assai meno nella seconda).
Si, senz’altro, in verità la citazione di Serra mi sembra una giusta base da cui poter ripartire e anche l’altra faccia della medaglia della tua riflessione.
Credo che Veltroni stia facendo del vittimismo; credo che sarebbe stato meglio se si fosse dimesso prima.
E’ vero che il problema non è la leadership, bensì i contenuti. Conosco amici che militano in diverse sezioni Pd che sono disorientati perchè, in occassione di qualche iniziativa, non sanno cosa dire alla gente!!
Però sappiamo bene chi ha voluto l’accelerazione del progetto Pd: Veltroni! Ha pensato di poter fare come Berlusconi e cioè di puntare tutto sull’immagine e sulla leadership, tralasciando i contenuti. Tuttavia non si è ricordato che la base del Pd non è la “base” del Pdl. La base del Pd è radicata nel territorio; è bottom-up e non top-down!
Riflettiamoci…
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