Le elezioni regionali in Sardegna sono divenute senza volerlo uno spartiacque importante della politica nazionale. Si era detto che il risultato delle urne avrebbe inevitabilmente modificato i destini del principale partito del centro sinistra. Così è stato. L’impegno in prima persona del Presidente del Consiglio in campagna elettorale, la recente sconfitta del centro Sinistra in Abruzzo (condizionata però da altre vicende) e la vicinanza con le consultazioni europee non potevano non dare a queste consultazioni regionali un significato politicamente rilevante. La prova per il Partito Democratico è stata evidentemente decisiva, ed in queste ore se ne stanno vedendo le conseguenze.
Avremo ampiamente modo in questo sito di parlare degli effetti del voto sardo sul resto della Penisola. Intanto si possono subito fare alcune considerazioni in merito al caso specifico, premettendo che la Sardegna, dal punto di vista elettorale mantiene delle peculiarità difficilmente circoscrivibili.
Cappellacci Presidente
Ugo Cappellacci (foto) è il nuovo governatore. Il dato definitivo arriva intorno alle 6 e mezza del mattino – 15 ore dopo la chiusura dei seggi – con il 51,90% dei consensi, mentre il presidente uscente si ferma al 42,9, un distacco di 9 punti.
Pacato nei modi, il coordinatore Regionale di Forza Italia, Assessore al Bilancio nella Giunta Cagliaritana, ha radici lontane che lo legano al premier e come molti sardi ha affrontato studi di specializzazione nel “continente” per poi tornare sull’isola. Per quanto non digiuno di politica, al momento della sua investitura è apparso a (quasi) tutti come un illustre sconosciuto. Un elemento quest’ultimo che può avere comunque influito nel convincere antisoriani e non. Inutile però dire che sulla sua elezione ha pesato in modo determinante l’appoggio diretto del Presidente Berlusconi che non ha lesinato sforzi in questa campagna elettorale.
Soru sconfitto
Renato Soru era il Presidente uscente. Nel 2004 vinse con il 50,13%. Paradossalmente in queste elezioni rimane vincente nella leadership conquistando quasi cinque punti in più della sua coalizione. Cappellacci ne ha presi esattamente 5 in meno. È evidente che subisce il crollo del Partito Democratico e della sua coalizione ma non solo. Della figura di Soru, abbiamo già parlato in questo sito.
Quella di Soru, oltre alla sconfitta di un uomo coriaceo ma impacciato politicamente, è soprattutto la sconfitta di una modalità di gestione comunque nuova nello scenario politico isolano, più legata agli aspetti carismatici ed emotivi, per quanto discussi, che a quelli delle dinamiche classiche di partito.
Le Coalizioni
Il dato più evidente, all’interno del pessimo risultato della coalizione di centrosinistra inchiodata al 38,62% è senza dubbio la débâcle del Partito Democratico che non arriva al 25% (un anno fa alle Politiche si attestò al 33% e nelle Regionali del 2004 la somma dei tre partiti confluiti nel PD, DS-Dl-Progetto Sardegna, portò una dote attorno al 32%). In linea con la tendenza nazionale cresce l’Italia dei Valori dal 0,99% del 2004 all’attuale 5%, al contrario scende di un punto il PRC che si attesta al 3%.
Nel Centro Destra che raggiunge il 56,71 il PDL diventa il primo partito nell’isola superando il 30%. Molto bene l’area centrista dove crescono i Riformatori (dal 6 al 7% circa), e si conferma dell’UDC al 9%.
Autonomia e geografia del voto
Tra gli altri dati da rilevare in queste elezioni regionali, vi è il risultato magro dei partiti autonomisti locali, sempre più frazionati dal disfacimento del Partito Sardo d’Azione, peraltro l’unico a superare il 4% grazie al contestato accordo con il centrodestra. La mancanza di un partito autonomista di rilievo, colpisce se confrontata ad altre realtà quali la Sicilia o il Trentino. Il Centrodestra ha sbancato specialmente nel Sud e in molte zone costiere mentre Soru ha vinto ma non largamente come nelle elezioni precedenti, nel Nuorese e nelle altre zone dell’interno.
La vittoria di Cappellacci poteva forse essere prevedibile alla luce degli avvenimenti politici degli ultimi mesi in cui l’operato di Soru era stato oggetto di numerose critiche interne ed esterne. Nelle ultime settimane di campagna elettorale i due antagonisti sembravano però essere più vicini ed era difficile ipotizzare una vittoria così larga da parte del candidato del centro destra.
Renato Soru paga certamente la depressione economica ed occupazionale che sta colpendo l’isola e forse anche l’idea di una politica pragmatica ma rispettosa in materia di ambiente ed istruzione, diretta a pubblici poco sponsorizzabili. Sconta il disfacimento di un partito che si è diviso e lo ha contestato, arrivando persino al commissariamento. Subisce infine il confronto impari davanti all’opinione pubblica con Silvio Berlusconi.
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