
Nella news di questa settimana parliamo dei risultati delle elezioni in Sardegna.
Per me, anche per motivi biografici, sono numerosi gli spunti da prendere in esame. Il risvolto politico e le sue ripercussioni a livello nazionale sono sicuramente i più rilevanti.
Dopo quasi cinque anni di governo Soru la Sardegna passa al centrodestra e lo fa con un’attestazione da parte dell’elettorato molto netta. Se si ripercorrono le precedenti tornate elettorali si trova comunque un certo equlibrio ed una sostanziale alternanza.
La sconfitta del centrosinistra in Sardegna è l’apice della profonda crisi del Partito Democratico oltre che il simbolo di una pochezza politica ormai imbarazzante. Per il Partito lasciato da Veltroni la perdita dell’Isola ha una valenza enorme, perchè Renato Soru aveva rappresentato un modo diverso di fare politica con un approccio coraggioso in un territorio simbolo in qualche modo della depressione del mezzogiorno. Ma il Pd a livello locale si è sfaldato e non ha saputo sostenere un leader che gran parte dei dirigenti (?) riteneva scomodo. La carta delle elezioni anticipate ha solo limitato una sconfitta inesorabile che dovrà far riflettere e cambiare tutti gli sconfitti.
La vittoria di Cappellacci non è solo l’affermazione del Presidente del Consiglio, determinante, ma è anche la conseguenza di una esigenza da parte dei cittadini di vedere nella politica i segni di un cambiamento vero, condiviso ma convinto, anche se in questo paese per ora la facciata vale molto di quello che c’è dentro.




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