“Consigliare agli anziani d’essere ottimisti per prevenire la depressione, come si fa solitamente, è una via del tutto sbagliata, meglio incoraggiare atteggiamenti realistici per essere pronti a fronteggiare le difficoltà con grinta”.
È quanto si può leggere in un articolo del Corriere della Sera, datato 1998, dal titolo “Il realismo giova agli anziani“.
Meno ottimismo e più realismo, insomma.
Un consiglio, quello riportato nell’articolo, sintesi di uno studio condotto da Derek Isaacowitz e Martin Seligman dell’Università della Pennsylvania.
Ad undici anni di distanza, un recente studio dell’Università di Pittsburgh (iniziato nel 1994) ci informa, invece, che l’ottimismo allunga la vita e difende dalle malattie.
E per qualcuno allontana anche la crisi.
Secondo un articolo della rivista on line “Affari Italiani”, infatti, nel quale si riporta lo studio dell’Università di Pittsburgh, a dare ragione al nostro Premier ci si è messa, dunque, anche la scienza.
Che l’ottimismo sia la chiave per uscire dalla crisi, d’altronde, il Cavaliere lo ripete ormai da mesi. Lo ha ripetuto sino a pochi giorni fa, quando intervenuto all’inaugurazione del Cisco Business Collaboration Center di Vimercate, ha ammesso che “la crisi c’è ed è grave” ma che “passerà”. Basta essere ottimisti.
E non modificare le proprie abitudini economiche.
Insomma dobbiamo spendere.
E non dare retta ai giornalisti.
Vediamo insieme, allora, alcuni dati della crisi divisi per “settori“.
Neolaureati
Secondo Almalaurea, ad esempio, nei primi due mesi del nuovo anno la domanda di neolaureati da parte delle aziende ha subito una flessione del 23% e, tra le lauree coinvolte, non si salvano neanche quelle considerate “forti” (meno 35% per il settore economico, meno 24 per cento per il comparto ingegneri).
Nel Rapporto 2009 di Almalaurea, infine, si evidenzia che il tasso di disoccupazione nell’ultimo anno è aumentato di 3 punti percentuali.
Disoccupati
Se ai neolaureati va male, poi, a chi prima era “occupato” non va meglio.
Secondo l’INPS, infatti, in soli due mesi, le domande di indennità da disoccupazione sono aumentate del 46% rispetto allo stesso periodo del 2008. 370 mila domande in due mesi. 116.983 domande in più rispetto al 2008.
Famiglie
Il Sistema di Informazioni Creditizie di Crif, che raccoglie i dati relativi a 70 milioni di linee di credito, attraverso il “Barometro del Credito” (in formato Pdf), evidenzia un calo per gennaio 2009 del 14% delle domande del credito al consumo e di mutui per la casa. Il doppio del dato relativo a soli due mesi prima (novembre 2008) che faceva registrare una diminuzione del 7%.
Il rallentamento della domanda di nuovi prestiti, si legge ancora, è un dato consolidato a partire dalla scorsa estate ed evidenzia come nel corso del 2008 “il consolidamento di aspettative negative da parte delle famiglie italiane le abbia indotte ad assumere comportamenti da “formica”.
Secondo Enrico Lodi, Direttore del Credit Bureau Service di Crif “il dato di questo bimestre può essere interpretato come un chiaro indicatore della cautela con la quale gli italiani hanno affrontato gli acquisti durante il periodo natalizio prima e quello dei saldi di inizio anno, poi”.
Imprese
Non sembra più semplice affrontare la crisi neanche per le piccole e medie imprese (PMI).
Secondo un’indagine effettuata dalla CGIA di Mestre (l’Associazione delle Imprese Artigiane), infatti, le banche italiane, a differenza degli altri istituti di credito dell’area dell’euro, sono quelle che in maniera più decisa hanno aumentato la stretta creditizia nei confronti del sistema produttivo penalizzando soprattutto le piccole e medie imprese. L’affermazione è, peraltro, supportata da un’indagine della Bank Lending Survey nella quale si segnala come 87,5% dei banchieri ammetta una riduzione di prestiti alle PMI.
Se l’ottimismo sarà effettivamente l’arma vincente per combattere la crisi non è una previsione semplice da fare. Dovremo attendere che la crisi passi.
Ma possiamo sempre provarci.
In fondo essere ottimisti costa poco.
Anzi non costa nulla.
È esentasse.
E da bene all’umore.
Certo è, che occorrerebbe che ci insegnassero come si fa ad essere ottimisti. Perché se è vero che essere ottimisti costa poco è altrettanto vero che non è sempre facile.
Non è semplice, infatti, tradurre in comportamenti “ottimistici” i dati che praticamente tutti i giorni la stampa ci mette a disposizione.
Sarà per questo che non piacciono al Cavaliere?
Fonte foto: Imageshack




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