Una questione di coscienza?

scritto da Isabella Toppettalunedì 30 marzo 2009

in Politica interna

La futura legge lo sintetizza così: D.A.T.  – Dichiarazione anticipata di trattamento
Noi lo chiamiamo “Testamento biologico”.
I giornalisti optano per “Biotestamento” (farà più chic?)

Il problema del testamento biologico non è né di destra né di sinistra.
Tanto meno di centro.
Lo dimostra il fatto che, al di là, di quanto non traspaia sui giornali, gli schieramenti oggi presenti in Parlamento sono spaccati.
O meglio hanno due linee comuni ma trasversali.
Lo dimostra il fatto che il Presidente della Camera non la pensa come il Presidente del Consiglio.
Che un Leader dell’Opposizione abbia idee differenti rispetto ad un altro Leader dell’Opposizione.
Che il Partito Democratico abbia una vaga linea comune.
Che un nutrito gruppo di deputati del PDL sia pronto a cambiare il testo da poco licenziato con il consenso (quasi) unanime dei propri omologhi in Senato.
Che il Capogruppo dei Senatori Pdellini senta il bisogno di sottolineare che la posizione dell’ormai ex Leader di AN sia del tutto minoritaria.
Che il Comune di Firenze abbia dato la cittadinanza onoraria al Sig. Englaro. E il Presidente della provincia non fosse d’accordo (Comune e Provincia sono governati dal Pd).

Non è una questione di destra o di sinistra perché, prima di tutto, non è un problema politico.

È un problema al quale la politica (leggasi Istituzioni) deve dare una risposta, avendo in mente l’essere umano e non l’elettore.

Due articoli del c.d. DDl “Calabrò” in particolare, ha “spaccato” i nostri eletti:

Art.3: [...] l’alimentazione e l’idratazione, non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento (no ad un nuovo “caso Eluana”, secondo il Ministro Sacconi).

Art. 7: “Le volontà espresse dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento sono prese in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno” (il medico può, quindi, disattendere quanto abbiamo deciso per noi stessi).

Mi sono sempre chiesta, però, perché la legge utilizzi “Dichiarazione anticipata di trattamento” al posto di “Testamento biologico”, visto che tutti lo chiamano così.
Alla fine mi sono risposta. E la risposta non m’è piaciuta.  Per niente.
Aspetto, fiduciosa, smentite da chi ne sa più di me o, semplicemente, da chi ha più fantasia della sottoscritta.

È vero che “dichiarazione anticipata di trattamento” è la definizione “tecnicamente” più corretta, dal momento che si tratta di dichiarare prima del tempo (ovvero prima che non ci sia più possibile farlo) a quale trattamento vorremmo o non vorremmo essere sottoposti.

E’ altrettanto vero però che la questione D.A.T. vs Testamento biologico, non è, come si potrebbe pensare, o a giudizio di chi scrive, una questione “pelosa”.
Se “dichiarazione anticipata di trattamento”, infatti, rimanda alla possibilità che viene “concessa” ad ognuno di noi di scegliere liberamente a quale trattamento sottoporsi, testamento biologico, invece, rimanda al diritto che ognuno di noi ha di disporre liberamente di se stesso.

E non è poco.

Il Testamento è, nel diritto, definito come quell’atto giuridico con il quale il testatore “dispone liberamente” (salvo limiti – come la “legittima” – di cui molti di noi farebbero francamente a meno) di tutto o parte dei propri beni.

L’articolo 1, lett. a) del c.d. DDL “Calabrò”, invece, come primo punto fermo ci dice che: “La presente legge [...] riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile ed indisponibile“.

Insomma la vita è un diritto che qualcuno ci ha dato (Dio? Le nostre madri?) ma di cui non possiamo “liberamente disporre”.

Stare qui a discutere sulle molteplici ragioni “giuridiche” della indisponibilità della propria vita, sarebbe lungo e neanche tanto affascinante.

Dovremmo semmai discutere del perché, nel più classico degli schemi italiani, continuiamo a parlare di qualcosa quando in realtà stiamo legiferando su altro.

Tag:

{ 1 commento }

Nicola Peis marzo 30, 2009 alle 21:25

Condivido in pieno quello che scrive Isabella. Le parole sono importanti, e mai come in questo caso sono la chiave ed il senso della politica. Ma potremmo lasciare a qualcuno la libertà di coscienza di interpretare il giusto significato delle parole in questione.

I commenti a questo articolo sono chiusi.

Previous post:

Next post: