Con la news di questa settimana riprendiamo il nostro classico appuntamento con le interviste di FB.
Il Senatore Vincenzo Vita (foto) ha gentilmente risposto ad alcune nostre domande sulla importanza della Rete e sul rapporto tra politica e internet.
Il Senatore, esponente del Partito Democratico, da diverso tempo si occupa delle problematiche dell’informazione nei mass media, delle telecomunicazioni e della rete internet. Su questi temi si è impegnato nella sua esperienza politica, in ruoli governativi e non, sia a livello locale che nazionale. In questa ultima legislatura è Vice Presidente della Commissione Istruzione Pubblica del Senato.
Qui di seguito l’intervista.
Internet ha modificato il nostro modo di comunicare in questi anni. Basti pensare ai blog o ai social media. Pensa che la rete possa rappresentare ancora un’opportunità o sia in realtà una minaccia?
Non si può certo definire la rete come una minaccia, bensì uno strumento capace di diffondere i saperi per tutti a tutti i livelli. Oggi, attraverso la rete, si può leggere il giornale, ascoltare musica, vedere le foto delle vacanze e fare anche la spesa. Internet non ha solo modificato i nostri comportamenti ma anche il nostro modo di comunicare. Derrick De Kerckhove parla di Digital Natives. I Nati Digitali non affidano più i loro segreti al diario: li condividono con gli altri attraverso la pubblicazione di se stessi su siti come MySpace.
Pubblicano tutto: gusti, paure, amicizie. Tante opportunità, enormi speranze.
Lei ha un blog. Non molti dei suoi colleghi ne hanno uno ed in generale utilizzano poco o male lo strumento della rete. Forse non lo considerano così utile per la loro attività. Qual è invece il suo rapporto con il Blog o con internet in generale? Lo ritiene uno strumento che la possa aiutare nella sua attività di Parlamentare?
Obama è entrato in connessione mondiale attraverso siti come Facebook; ha presentato la sua campagna elettorale sotto forma virtuale facendo di internet uno strumento più evoluto di democrazia.
Oggi un Parlamentare non può fare a meno di un suo spazio nella rete. Oltre il mio sito www.vincenzovita.net, ho mille e più amici su Facebook per non parlare delle email che ricevo quotidianamente sia sulla posta pubblica del senato sia su quella privata. Ormai non si può lavorare senza la rete, il web è lo strumento attraverso il quale riesco a mantenere i contatti con amiche e amici, rispondere alle elettrici e agli elettori, prendere in esame le problematiche che mi rivolgono gli studenti in qualità di Vice Presidente della VII Commissione, Istruzione Pubblica, Beni Culturali.
Per me internet non solo è utile ma indispensabile. In fondo, proprio il web ci offre una lettura non episodica o banale del profondo potenziale sociale e culturale della rete: una sorta di “Quinto Stato”, inedita e prefigurante alleanza tra ricercatori, imprese, produttori e cittadini internauti.
Recentemente si sono susseguiti in ambito Parlamentare alcuni provvedimenti che hanno provocato numerose discussioni, dalla cd. Legge anti blog alla disposizione che limita l’introduzione di alcuni contenuti sui social network come Facebook. Al di là di questi casi, comunque emblematici, ritiene che la Politica debba intervenire per regolamentare la rete in maniera organica?
Non si commetta l’errore politico di quando nacque il web. Il vecchio broadcasting non fu – in Italia – seriamente preso in considerazione. Vinse l’impero berlusconiano. Ora non si commetta un errore omologo. Si batta ogni tentazione censoria della e sulla rete, si seguano le linee suggerite da Stefano Rodotà in seno allo specifico forum dell’Onu su internet: autoregolamentazione, diritti e doveri, cittadinanza elettronica. Soprattutto, apertura, accesso libero.
Si traduca il software libero nella pubblica amministrazione con un risparmio di almeno trenta milioni di euro, quanto più o meno costano all’erario i contratti con Microsoft.
Proprio il software libero è alla base del Disegno di Legge “Disposizioni per garantire la neutralità delle reti di comunicazione, la diffusione delle nuove tecnologie telematiche e lo sviluppo del software libero” che ho presentato in questi giorni e che potrete leggere integralmente e lasciarmi commenti sul mio sito.
Bisogna dare la stessa capacità e la stessa velocità per scaricare un programma universitario ad uno studente di un piccolo paesino così come ad uno capitolino.
Inoltre, il disegno di legge introduce nell’ordinamento il software libero, considerato lo strumento più idoneo per uno sviluppo della società dell’informazione ispirato ai principi di contenimento della spesa pubblica e di tutela della concorrenza. Il software libero non è solo una semplice alternativa a sistemi proprietari, ma può essere oramai considerato un elemento capace di implementare la qualità e l’efficienza nel settore pubblico e nel privato.
Gli sviluppi di internet e le sue varie applicazioni sono spesso considerati e magari più utilizzati dalla Sinistra in generale. In realtà sembra che la tendenza stia mutando e ci sono esempi in rete di parlamentari per lo più del centro destra che si appropriano di tali strumenti. È un cambiamento inevitabile o è un’altra occasione persa della Sinistra?
C’è un brillante e diffuso popolo della rete, quello che ha lanciato negli Stati Unito Obama, quello che rappresenta una nuova originale opinione pubblica, da valorizzare come soggettività politica. Di qui passa la sfida sulla post-democrazia classica: autoritaria, televisiva e populista; partecipata matura e interattiva. Così si ridefinisce anche il concetto di sinistra, forse.
Le telecomunicazioni, l’innovazione sono argomenti per lei molto cari. Ultimamente si è battuto sui finanziamenti al settore editoriale, sempre più in crisi. C’è secondo lei un argomento fra questi o altri sui quali si potrebbe fare di più?
Certo che ci sono argomenti su cui si può e si deve fare di più: editoria, cinema, teatro, enti lirici, reti rientrano in quel settore che rappresenta l’insieme dei saperi. La cultura come bene comune.
Infine, cambiamo argomento. È in politica da diverso tempo anche se è tornato nel Parlamento Nazionale di recente. Qual è il suo rapporto quotidiano con le aule parlamentari e trova ci siano differenze rispetto alla sua prima esperienza?
Oggi è cambiata la politica, oggi il Parlamento si trova spesso bloccato e imbavagliato dai cosiddetti decreti legge. Sta prevalendo una logica emergenziale, che porta con sé il rischio di un mutamento profondo nell’equilibrio (squilibrio) tra i poteri. La diminuzione del ruolo delle assemblee elettive è un capitolo doloroso. È un gravissimo sintomo di autoritarismo, di regime.
I tagli della scuola e dell’università, del fondo dello spettacolo, dell’editoria – ad esempio – sono avvenuti con decreti, il numero 112 di Tremonti.
Solo il federalismo fiscale e il testamento biologico sono stati affrontati in una logica parlamentare, con discussione effettiva. È augurabile che possa essere assunto dal dibattito – in modo non preconcetto – il ddl sulla neutralità della rete e sul software libero.
Come vede la crisi politica del Partito Democratico e della Sinistra in generale? Vi sono secondo lei delle possibilità di ripresa o è necessario cambiare completamente l’approccio seguito in questi anni?
Vi è una crisi della stessa politica, quella conosciuta nel novecento. È una chiave di lettura della crisi del centrosinistra, nelle sue diverse componenti, tutte toccate dalla difficoltà di interagire con i fenomeni complessi della società. Cadute le grandi ideologie, il filo conduttore non è stato più rintracciato. Il Partito Democratico ha bisogno di trovare un indirizzo di moderno partito riformatore, la sinistra di riconnettersi ad un programma comprensibile.
C’è bisogno, è vero, di una “rottura” di continuità: nei linguaggi, nelle forme di comunicazione profonda, nella rappresentanza e nella rappresentazione.
In questi ultimi anni sta spirando sempre più forte il vento dell’antipolitica che allontana i cittadini dalle classi dirigenti. Sente questo come un problema fondamentale del nostro Paese e cosa può fare la politica per cambiare questo rapporto con l’opinione pubblica?
Attenzione. L’antipolitica non è solo rifiuto o mera protesta qualunquista. È critica della, nella politica, per come quest’ultima oggi si presenta. Dobbiamo comprenderne i motivi sottesi alle manifestazioni esterne, andare a fondo, recuperando il rapporto diretto. Autorevolezza, credibilità. Sono le categorie di riferimento di una nuova politica: nella rete come nel tessuto dei rapporti sociali.
Tag: antipolitica, Blog, crisi politica, internet, PD, Vincenzo Vita




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