Terremoto: una piccola voce “fuori dal coro”

scritto da Fabio Bistoncinimercoledì 15 aprile 2009

in Personali

Il Rifugio Sebastiani sta bene. La vecchia struttura ha retto alle scosse di terremoto.
Inoltre la sua posizione, su strati di solida roccia in alta montagna, lo ha protetto.
Per darvi un’idea questa è una delle ultime foto (14 marzo, fatta da Michele Isman).
Una “leggera” coltre di neve protegge il Rifugio…
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Il vecchio Gestore, da sempre nostro amico, è Lamberto Felici che attualmente vive nella tendopoli di Assergi.S7300908.JPG

Lamberto è un uomo semplice, duro, senza fronzoli. Un vero abruzzese che ha sempre lavorato, con le braccia e con la testa, senza risparmiarsi. Di poche parole ma sempre disponibile ad aiutare gli altri.
Affronta la vita con una sua filosofia schietta, mai banale, perché sempre ancorata al quotidiano.
Ieri sera ha passato la serata a Roma con Eleonora, Presidente della nostra cooperativa che gestisce appunto il Rifugio. Sua amica da anni.
Di seguito riporto alcune considerazioni che non troverete sui media tradizionali: su quelli impegnati ad elogiare a tutti i costi le operazioni di soccorso, sugli altri che cercano invece di evidenziare, per fini politici le magagne, della “macchina” organizzativa.
Riteniamo che proprio a questo serva la rete e i media sociali: a fare emergere storie e “spezzoni” di verità che gli altri tralasciano.

Racconta Lamberto:

È passata la prima emergenza, non c ‘è più nessuno per la strada, tutti mangiano e tutti hanno una tenda con il nome scritto all’entrata. L’altro giorno alla tendopoli di Assergi c’era perfino un parrucchiere che tagliava i capelli alle signore; loro scherzavano e dicevano che si, forse era giunto il momento di fare un taglio radicale. mi hanno fatto ridere anche a me.
Ora però si apre un’altra fase: quella in cui alle persone deve essere concesso di vivere con dignità. E questo è quello che manca in tanti campi che non sono sotto i riflettori. Fa freddo ed in televisione fanno vedere le tende con le stufe, ma non è dappertutto così.
Ad Assergi non c’è riscaldamento, non c’è brecciolino per terra come a Rocca di Mezzo, le tende sono in un campo dove, dopo questi due giorni di pioggia, ora c’è solo una distesa di fango. Le vecchiette vanno ancora in giro con le ciabatte.
Com’è possibile?
Quando scende il sole è tutto buio e nelle tende ci sono persone che sono state mischiate senza alcun tipo di criterio, anziani, bambini, adolescenti, uomini, donne.
Il tempo è scandito dagli orari dai pasti e dalla campanella della Croce Rossa che suona per chiamare la gente a mangiare.
E urlano: “in fila per due”.
Non hanno nessuna attenzione, nessun tipo di riguardo per le persone: non si rendono conto che le persone che loro ora chiamano così a raccolta erano le stesse che fino ad una settimana fa conducevano una vita normale, si svegliavano, portavano i figli a scuola, andavano a lavoro…
Quello che manca loro di più è poter fare quattro chiacchiere con qualcuno, avere non solo gente che li sfami: quello va bene, ma non è più solo questo.
Non esistono situazioni più gravi e situazioni meno gravi, case distrutte o case mezze lesionate.
Esistono i vivi e i morti.
I morti sono stati seppelliti, ora si devono occupare dei vivi.
E sono tutti nella stessa barca, tutti uniti nella paura di nuove scosse e uniti nel non voler più rientrare in nessuna costruzione.
Vogliono rimanere in tenda perché hanno paura di tutto ciò che è costruito e che potrebbe crollare.

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