La crisi senza fine dei conservatori americani

scritto da Nicola Ventricinimercoledì 20 maggio 2009

in Approfondimenti

Partito Repubblicano

Non sapremo mai se “Don’t Think of an Elephant” è stato decisivo per ridefinire la strategia comunicativa della sinistra americana. L’unica certezza che abbiamo, è che solo dopo qualche anno dall’uscita del best seller di George Lakoff, le parti si sono invertite, ed è il Partito Repubblicano, quello dell’elefante, a trovarsi in forte difficoltà nel comunicare il proprio messaggio politico.

La conferma che i tempi sono cambiati, rispetto a quando nel 2004 Lakoff analizzava le tecniche vincenti di propaganda della destra americana e offriva le soluzioni ai democratici per opporvisi efficacemente, si ha anche andando in libreria.

Nella terra di Obama, i libri di analisi politica che riscuotono maggior successo sono: “The Strange Death of Republican America” e “40 More Years: How the Democrats Will Rule the Next Generation“.

A distanza di sei mesi dalla sconfitta alle elezioni presidenziali il partito Repubblicano è indubbiamente al collasso. La copertina del Time della scorsa settimana raffigurava il simbolo dell’elefante con un titolo eloquente: una specie in via d’estinzione.

Solo partendo dall’analisi e dal bilancio degli 8 anni di governo repubblicano è possibile comprendere questa débâcle.

ll partito ha preso le redini del paese con un avanzo pubblico pari a 155 miliardi di dollari e lo ha lasciato con un debito di 1500. In politica internazionale, due guerre ancora in atto in Medio Oriente la dicono lunga sulla strategia adottata dal tandem Bush-Cheney rispetto alla strada diplomatica indicata dall’allora Segretario di Stato Colin Powell.

E l’economia…

Dopo i lunedì neri, le crisi delle borse asiatiche, la bolla della new economy, gli scandali Enron e WorldCom, la crisi dei subprime e di Wall Street, l’amministrazione repubblicana ha lasciato la Casa Bianca ed il paese nel bel mezzo di una recessione della quale al momento non si scorge una fine.

I conservatori, a seguito della sciagurata ed impopolare amministrazione Bush, sono sempre più spesso identificati come “spendaccioni“, “avventurieri” e ideologicamente troppo conformisti.

Il problema per il futuro dei Repubblicani però non si limita ad una comprovata deludente gestione della cosa pubblica. L’elemento di preoccupazione più grande per il partito di Michael Steele è un altro: il cambiamento demografico della società americana e del suo elettorato.

I bianchi protestanti middle class, da sempre riferimento dei conservatori, sono in continua diminuzione. I nuovi elettori hanno colori e credo differenti. Sono latini (circa il 10% dell’elettorato) e asiatici (rappresentano il 5%).

A loro si aggiunge una crescente rappresentanza di under-30 da sempre più vicini a politiche progressiste anziché conservatrici.

Dopo le sconfitte del 2006 e del 2008, dunque, il futuro per il partito dell’elefante non risulta particolarmente incoraggiante. Le elezioni per il Senato del 2010 non sono lontane e per fermare l’emorragia di consensi serve necessariamente un cambio di rotta.

La politica della paura non paga più (almeno in America) e la riconquista di un paese non può certamente passare solo attraverso una spasmodica attenzione rivolta alla destra religiosa (quella dei teo-con di Bush e Palin), anti-abortista e contraria ai matrimoni omosessuali.

Fonte foto: Blogspot

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