
La politica a volte è strana.
Proprio in un momento in cui, se è vero che il risultato elettorale “europeo” ha stoppato le ambizioni di Berlusconi, quello delle amministrative ha segnato una notevole vittoria della coalizione da lui guidata si discute del declino della sua leadership.
Da qualche ora infatti l’argomento al centro del dibattito è la famosa intervista di Massimo D’Alema a Lucia Annunziata in “1/2 ora“.
L’analisi di D’Alema prefigura una leadership berlusconiana in caduta libera, che subirà altri attacchi (“scosse” le ha definite D’Alema) nei prossimi mesi fino a determinarne la crisi.
A parte le reazioni del centro destra (alcune mediatiche affidate a Capezzone e Bonaiuti) altre politiche (lo stesso Berlusconi che, in caso di riuscita del presunto complotto ai suoi danni si dice pronto a ritornare immediatamente alle urne) è interessante cercare di capire il senso dell’intervento di D’Alema.
E l’eventuale vittoria del centro sinistra ai ballottaggi (tutta da conquistare) non potrà mai comunque annullare l’esito del primo turno, a meno di cataclismi politici ad oggi non prefigurabili.
D’Alema è un politico molto esperto e preparato. E cerca di giocare su alcune delle contraddizioni della maggioranza. La forza crescente in termini politici della Lega, tanto per fare un esempio. Ma è anche vero che comunque, proprio in questo contesto, il partito di Bossi non avrebbe alcun vantaggio a staccarsi dal Governo.
Ma l’intervista deve essere anche letta in chiave “interna” al partito democratico. D’Alema ha riconfermato il proprio appoggio a Bersani leader del PD. Il riferimento al fatto che il Partito Democratico deve essere “pronto” per cogliere i frutti di un’eventuale crisi autunnale del governo in carica segna però un intervento molto forte. Quasi che l’ex premier spinga per una rapida definizione degli equilibri precongressuali. Repubblica da giorni sostiene, attraverso ricostruzioni più o meno credibili, la tentazione di D’Alema a candidarsi ad un ruolo chiave nel PD. Se anche non fosse vero è comunque evidente che D’Alema è portatore di una visione molto pragmatica e antitetica al “sogno” veltroniano. Per D’Alema infatti il PD non potrà mai essere un partito a vocazione maggioritaria (dal momento che gli elettori di centro sinistra non saranno mai la maggioranza nel paese) e quindi si deve attrezzare (e spingere per una legge elettorale adeguata in tal senso) per un sistema politico bipolare ma NON bipartitico, dove si costruiscono delle coalizioni attorno a due forze politiche minoritarie (PDL da un lato e PD dall’altro).
Modello tedesco, dunque. Lo stesso che piace tanto a Casini e che piace anche a Bossi, sia pure con qualche distinguo.
Sarà un caso, ovviamente, ma proprio mentre scrivevamo questo post, appare on line il richiamo allo “spirito del Lingotto” di Walter Veltroni, tutt’altro che desaparecidos.
Tag: Massimo D'Alema, Partito Democratico, Politica interna, Silvio Berlusconi




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