Ma il titolo sarebbe potuto essere anche “Vieni avanti cretino”.
Se Chiamparino avesse sciolto la propria riserva in senso positivo, accogliendo le richieste di chi negli ultimi giorni aveva sollecitato una sua candidatura a segretario del PD, avremmo semplicemente scritto una news sui novelli “il buono, il brutto e il cattivo” o i neo “Qui, Quo e Qua” del Partito Democratico.
I pro e i contro dell’uno e dell’altro candidato, discettando sulle ragioni del sì del terzo incomodo. Delle correnti che li appoggiano, del loro gradimento su Facebook.
Per inciso Franceschini su Facebook ha 5.307 sostenitori. Bersani si ferma a 1.283. La Serracchiani sbaraglia tutti con la cifra di 28.040.
La scelta prematura (rispetto ai tempi che si era dato) del sindaco di Torino, invece, scompiglia le carte in tavola, quantomeno perché non se ne conoscono le ragioni. L’incompatibilità con il ruolo di sindaco, infatti, suona, sebbene onesta, piuttosto debole. Grato gliene sarà chi lo ha votato alla carica che, a quanto pare, ricopre bene. Meno grato gli sarà, forse, chi in lui vedeva la famosa “terza via”.
Rimane da capire, però, che cosa sia successo tra il momento in cui Chiamparino affermava che avrebbe sciolto la riserva solo dopo aver ascoltato le motivazioni degli altri due candidati e, due giorni dopo, proclamare che la carica di sindaco e quella di candidato segretario sono incompatibili.
Possiamo immaginare che lo si sapesse anche prima che sfidare Franceschini e Bersani non sarebbe stata una passeggiata di salute. Oltre al non trascurabile fatto che le richiamate “motivazioni” degli altri due “concorrenti” non sembra che siano state, almeno pubblicamente, palesate.
Di pubblico, ad oggi, c’è soltanto il nome dei candidati al trono. Il resto è noia, come cantava qualcuno o più semplicemente è nulla. Quando si decideranno a render noti i programmi, forse, si inizierà anche a parlare di qualcosa.
Personalmente non disconosco i meriti dell’uno e dell’altro. Entrambi, sebbene in modi diversi, hanno fatto bene quando e come hanno potuto. Ma la risposta, pure sollecitata su questo sito nel nostro piccolo, su che partito sia questo PD (niente di originale eh!) ancora non è arrivata.
Sta di fatto che il terzo incomodo s’è ritirato dalla mischia ancor prima di entrarci, forse accogliendo le riflessioni di chi evidenziava che non sarebbe proprio stato il “giovanotto democratico“, né in termini anagrafici né politici – che la base del partito cerca ormai disperatamente.
Sebbene i latini dicessero “tertium non datur”, in questo caso si sbagliavano perché il terzo c’è, solo che non ha, al momento, un nome preciso.
Di nomi, nelle settimane successive alle elezioni, in realtà ne sono circolati diversi. Meno sui giornali dove la competizione è solo tra i big, un po’ di più nella “rete” dove i simpatizzanti sono più liberi di esprimere consensi e dissensi, elogi o critiche ai vari prediletti.
È, ad esempio, il caso della Serracchiani che, martedì, in una sola giornata accontenta Franceschini, scontenta il proprio elettorato e scivola sulla sua prima buccia di banana mediatica.
La fedeltà ad un Segretario che ti ha dato la possibilità di far vedere quanto vali, grazie ad una candidatura d’eccellenza, in fondo non si dimostra remandogli contro.
Ma a quanti avevano visto nella Serracchiani una speranza ed un rinnovamento, la decisione della “più votata” non è piaciuta. Prova ne sono le dichiarazioni di profonda delusione lasciate via via nella giornata sulla sua bacheca di Facebook.
Certo è che se si vuol convincere chi ti sostiene a sostenere, a sua volta, il tuo candidato, sarebbe meglio non liquidarne le motivazioni con una battuta.
Dario “il simpatico” avrà pure gradito ma i “sinistri”, come li chiamano, generalmente indicati come intellettuali scarsamente risultano anche mattacchioni (di solito quelli simpatici pare che stiano a destra) e la battuta non l’hanno capita.
Autoeliminatasi la Serracchiani, rimane comunque il problema di dare un volto al famoso Mister X.
Un problema, come dicevamo, sul quale molti si arrovellano e che, tra le opzioni dell’ultima ora, indicano come papabile Pippo Civati (uno il cui cognome mi ispira un naturale moto di simpatia) che, stando al suo status su Facebook, sollecitato da un post di Luca Sofri, pare “ci stia pensando”.
Civati, classe 1975, è il promotore, insieme ad altre belle menti dei giovani del PD (Ivan Scalfarotto e Anna Paola Concia tanto per fare dei nomi più conosciuti), dei “Piombini Democratici”, quel movimento di giovani tra i 30 e i 40 anni che, per chi non lo sapesse, ha promosso l’incontro dello scorso 27 giugno al Lingotto di Torino “per parlare del nostro partito e del Congresso che ci attende”, come si legge sul loro sito.
Una sorta di chiamata alle armi di tutta una parte della base del PD che il partito, proprio perché “ci crede davvero”, lo vuole cambiare dall’interno.
Ne riparleremo.
Per il momento si godono gli applausi della destra.
Fonte foto: Cinelocandine
Tag: Dario Franceschini, Debora Serracchiani, PD, Pier Luigi Bersani, Piombini Democratici, Sergio Chiamparino




I commenti a questo articolo sono chiusi.