Inizia oggi il G8 a L’Aquila, ennesimo banco di prova del governo Berlusconi che negli ultimi mesi è stato collegato poco all’attività politica e molto alle vicende di Noemi, ai festini a Villa Certosa e ad alcuni provvedimenti come quello sul pluralismo dell’informazione.
Inoltre il premier dovrà non commettere sbagli per non compromettere un’immagine pubblica seriamente minata anche al di fuori dei confini nazionali dalle pesanti dichiarazioni della stampa estera: non bastavano infatti il Guardian, il Financial Times e El Pais, a criticare la vita privata del Premier si è aggiunto, a ridosso dell’apertura dell’economia G8, anche il New York Times che senza mezzi termini ha chiesto a Obama di assumere la guida dell’G8 definendo l’organizzazione italiana “negligente” con la quale si “rischia di perdere tempo”. Un intervento bisogna ammettere davvero indelicato: screditare in questo modo un primo ministro è un chiaro tentativo di farsi pubblicità lanciando dichiarazioni false.
E così mentre il Presidente operaio accoglie le persone più influenti della Terra tra le tende, in una delle zone a più alto rischio sismico dell’Italia e abbellendo la location del Summit con un’interessante mostra fotografica sui danni causati dal terremoto dell’ 6 aprile, qualcuno (ben più di uno in realtà) si domanda da molto tempo cosa potrebbe accadere se dovesse arrivare un’altra scossa di terremoto, se i punti del programma, tacciati sempre più di essere solo dei buoni propositi ma poco concreti, porteranno a dei risultati veri e cosa penseranno i grandi della Terra quando si troveranno faccia a faccia con il Premier? C’è la farà l’Italia a mantenere una buona immagine?
Di certo i temi che dovranno affrontare i grandi della Terra sono molto impegnativi: crisi economica, commercio internazionale, disoccupazione, cambiamenti climatici, sviluppo dei paesi poveri e Africa, sicurezza alimentare e accesso all’acqua, salute e temi politici internazionali (non proliferazione nucleare e lotta al terrorismo, situazione politica in Corea del Nord, Iran, Medio Oriente e Afghanistan).
A ciò si aggiungano le immancabili proteste dei black block (a nessun G8 che si rispetti possono mancare), dei dissidenti di sinistra (i soliti comunisti) e, sorpresa di quest’anno, anche degli abitanti delle zone terremotate dell’Abruzzo. Del resto già vivere da tre mesi in una tenda non è il massimo, se ci aggiungi l’invadente presenza dei leader politici con relativi entourage, degli uomini della sicurezza che girano in cerca di possibili black block, degli addetti tecnici per la manutenzione delle strutture, delle varie forze di polizia che controllano che nessuno entra o esca dalle tendopoli e dei manifestanti pacifici, ti viene naturale protestare con l’uomo chi ha causato tutto questo e che sta usando dei soldi che sarebbero potuti essere destinati alla ricostruzione delle case un summit di pochi giorni.
E se da una parte ci sono i terremotati de L’Aquila con i loro gravissimi problemi, moderni cimeli in una vetrina politica da mostrare al momento giusto, dall’altra i grandi della terra non si sentono sicuramente a proprio agio: anzitutto per problemi legati alla mobilità (visite istituzionali a Roma e summit all’Aquila), ma anche per il rischio del terremoto e della chiusura anticipata della sessione oltre all’imbarazzo di camminare con vestiti su misura e guardie del corpo tra macerie e terremotati.
È lecito quindi domandarsi come si potrà lavorare proficuamente in una location del genere e a quali risultati si giungerà (se si giungerà a dei risultati). Al momento tutto questo crea solo brividi (o sono ancora scosse?).
Tag: Abruzzo, cambiamenti climatici, crisi finanziaria, G8, L'Aquila, Noemi Letizia, Silvio Berlusconi




I commenti a questo articolo sono chiusi.