“No FUS, No party”

scritto da Nicola Peisgiovedì 23 luglio 2009

in Approfondimenti,Cinema

Sandro Bondi

In settimana ha avuto una notevole rilevanza la protesta del mondo dello spettacolo contro i tagli al c.d. FUS, Fondo Unico per lo Spettacolo. Attori, cineasti, artisti sono andati in scena, questa volta davanti a Montecitorio al grido di “No Fus, No party”.

Nell’Italia delle sovvenzioni è prassi accontentare tutti, ma nell’Italia di Tremonti nessuno può dormire sogni tranquilli, specie se non appartiene a delle categorie protette, che siano finanziarie o politiche.

E allora per capire da dove nasce la questione del FUS e perché è così importante, è necessario partire da lontano, dal 1985, anno della legge 163, istitutiva del Fondo. L’articolo uno istituisce il FUS quale strumento finalizzato al sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante.

Tale fondo è finanziato ogni anno dalla Legge Finanziaria disposta dal Governo ed è distribuito tra i vari settori: enti lirici, attività cinematografiche, attività di prosa, attività musicali attività di danza, attività circense. Questa distribuzione viene effettuata secondo delle percentuali diverse che sono mutate nel corso degli anni, in base alle decisioni del Ministero di competenza. In particolare una grossa fetta del Fondo è appannaggio degli enti lirici, la cui quota è peraltro aumentata dal 42% del 1985 al 47% attuale, mentre nel corso degli anni le attività cinematografiche sono passate dal 25% al 18% dell’ultima Finanziaria 2009.

Pur sottostando inevitabilmente agli andamenti della finanza pubblica e subendo la diminuzione di potere d’acquisto a causa della dinamica inflazionistica, il Fondo Unico dello Spettacolo ha assolto alla funzione di garantire il finanziamento del settore con un buon grado di certezza.

È con l’ultima finanziaria del 2009 che il Governo ha però notevolmente diminuito la dotazione del fondo disponendo 398.036.000 euro, 130 milioni in meno rispetto della precedente finanziaria del Governo Prodi.

Il Ministro Bondi (foto), si era affrettato a minimizzare assumendosi la responsabilità di reintegrare il fondo. Il 7 maggio scorso, alla presenza del presidente Napolitano, con il sottosegretario Letta aveva promesso il recupero di almeno 60 milioni, 30 da destinare allo spettacolo dal vivo, 30 al cinema.

Il Governo, viste anche le sollecitazioni del Quirinale si è affrettato ad inserire nel Decreto attualmente in esame in Parlamento una disposizione che risucchia ulteriori proventi dalla c.d. Pornotax. Pochino. Non sembra proprio che Tremonti abbia intenzione di mollare. In effetti già con i tagli all’editoria, poi ripristinati almeno per l’anno corrente (senza scomodare la questione scuola) l’indirizzo dell’esecutivo è chiaro: tagliare dove ci sono gli sprechi, e lo spettacolo di spreco ne è maestro.

Però, proprio perché il settore, vive in questo paese di equilibri molto fragili, il FUS è stato una risorsa importante. La gestione è stata però poca oculata, abituatasi ad un centralismo dirigistico che ne ha contraddistinto le dinamiche. Ad esempio, in tutto il territorio si sono create una miriade di associazioni, spesso sconosciute che ricevono denaro per organizzare festival o manifestazioni di dubbio interesse. Gli Enti Lirici, che godono della fetta maggiore del FUS, sono in rosso da diverso tempo.

Va certamente invertita la tendenza e devono essere trovate delle soluzioni nuove, innovative che coinvolgano tutti i settori, ma la riduzione del fondo non è da questo punto di vista un buon inizio.

Fonte foto: TvBlog.it

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