Ricetta di un disastro

scritto da Redazionegiovedì 30 luglio 2009

in Approfondimenti

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Prendi due turisti giapponesi in vacanza per la prima volta in Italia e mettili a “cuocere” in un ristorante romano in centro per una sera, aggiungici una cena normale e un conto che normale non lo è affatto, unisci a fine “cottura” dei due polli una denuncia alla polizia e la notizia della truffa che fa il giro del mondo in pochissimo tempo: ecco la ricetta per un colossale smacco alla reputazione del Belpaese.

Pochissime settimane fa, tre per l’esattezza, una coppia di turisti giapponesi si è vista addebitare sulla carta di credito un conto salatissimo per una semplice cena in un noto ristorante del centro di Roma: circa 700 euro tra vino, cibo e mancia. La notizia di quanto accaduto ai due malcapitati turisti ha fatto il giro del mondo in pochissimo tempo e come conseguenza la reputazione già precaria dell’Italia è andata a farsi benedire. Il turismo in Italia è una delle attività più redditizie del nostro Paese (12% del Pil totale), grazie alle sue bellezze artistiche, storiche, archeologiche.

Un tesoretto che negli ultimi anni è diminuito sempre di più, frutto non solo di episodi eclatanti come quello prima descritto ma per colpa sopratutto dell’idea del turismo dei vari Governi che si sono alternati negli ultimi anni alla guida dell’Italia: una fonte di guadagno che vive da se, senza bisogno di (troppi) aiuti.

Basta guardare i risultati delle ricerche: il turismo in Italia nel 2008 ha avuto un notevole calo dei ricavi (-9%) e delle presenze (-2,5%) secondo quanto riportato dai dati del sedicesimo rapporto sul turismo italiano realizzato dal Centro studi “Mercury”.

Impossibile poi non ricordare il triste video dell’ex Ministro del turismo Francesco Rutelli che invitava i turisti a visitare l’Italia (pliz visit itali) o tutti i soldi spesi per il logo e il sito sostituito dopo un anno e subito criticato. E l’ultimo Governo non è da meno, non basta infatti rifare un sito per dare nuova linfa al settore del turismo (peraltro al momento esistono solo 4 versioni in lingue straniere) ma c’è una serie di fattori strettamente legati tra di loro, sui quali non è mai stata fatta una riflessione più ampia. Bisogna partire anzitutto dal problema della bassa conoscenza media delle lingue straniere rispetto alla media europea, problema che non si risolve solo introducendo l’inglese dalla scuole elementari ma favorendo maggiormente gli interscambi culturali, si prosegue poi sulla necessità di infrastrutture che permettano di collegare velocemente la Penisola a prezzi accessibili (autostrade, ferrovie e aerei). Si aggiunga il terribile servizio in alcune grandi città turistiche del trasporto pubblico e i finanziamenti sempre minori alla cultura e allo spettacolo (due forti attrattive per i turisti specialmente quelli asiatici) e il gioco è fatto.

Non bisogna dimenticare infine che esiste ancora una scarsa conoscenza per non dire diffidenza delle potenzialità della Rete per la promozione delle proprie attività siano esse commerciali o meno.

Non c’è quindi da stupirsi, come fa qualcuno, se da quando si è insediato il nuovo Ministro del Turismo non abbia avviato nessuna valida iniziativa per la promozione del turismo. L’unica notizia che finora è giunta è quella relativa alle scuse e all’invito, peraltro rifiutato, porto dal Ministro in questione ai due suddetti turisti.

Cosa aspetta dunque il Ministro Brambilla per iniziare a parlare seriamente del sistema-turismo italiano, la fine della stagione?

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