L’estate sta finendo e un anno se ne va sto diventando grande lo sai che non mi va…. cantavano i Righeira nel lontano 1985.
E così, anche quest’anno, gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre rappresentano il periodo per il posizionamento da parte dei principali esponenti politici in vista della ripresa autunnale.
L’estate ha lasciato il segno. Il sistema politico è squassato da una contrapposizione muro contro muro che ammutolisce i “pontieri” dei rispettivi schieramenti.
Il caso Boffo, la polemica con la CEI, gli attacchi alla magistratura e ad alcuni organi di stampa: Berlusconi è ritornato all’offensiva dopo essere stato messo all’angolo dalle note vicende a sfondo sessuale.
La falange armata di questa non nuova strategia comunicativa è il Giornale del neo direttore Vittorio Feltri. Dopo aver colpito e affondato l’ex direttore di Avvenire, oggetto delle attenzioni è stato il Presidente della Camera Gianfranco Fini, colpevole di essersi ritagliato un spazio di autonomia eccessivo rispetto al Premier. Obiettivo dell’ex leader di AN (ma in questo caso Feltri ha ripreso una voce che nei corridoi dei Palazzi romani circolava da tempo) sarebbe quello di creare un ponte con il PD e le opposizioni per un’eventuale ascesa al Colle (del Quirinale). La risposta di Fini è stata gelida e certamente la polemica è destinata a proseguire nei prossimi giorni.
Nel Governo continuano a rincorrersi voci di rimpasti e di piccole o grandi movimenti mentre all’opposizione tutti i leader del PD sono impegnati nella campagna congressuale che determinerà l’elezione del nuovo segretario ( i sondaggi sono concordi nell’indicare Bersani come il vincitore annunciato al prossimo congresso).
A marzo ci saranno le elezioni regionali e la Lega sta cominciando ad alzare il livello delle richieste: quante delle principali tre regioni del Nord Italia (Piemonte, Lombardia e Veneto) vedranno come candidato unico alla Presidenza un esponente del Carroccio? E reggerà ancora l’equilibrio interno al PDL bel caso in cui la Lega riuscisse a portarsi a casa il massimo risultato possibile (2 regioni su 3)?
E Casini, impegnato a mantenere una difficile equidistanza tra i due blocchi, riuscirà a tenere insieme un partito il cui elettorato è di centrodestra alleandosi, in alcune regioni, con i Democratici?
La sensazione è che, come spesso accade, nulla di chiaro vi sia oltre l’immediato futuro che, in politica, è fatto da giorni, non da mesi.
Tag: Gianfranco Fini, governo, Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, Silvio Berlusconi





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