Portaborse alla riscossa….

scritto da Fabio Bistoncinimartedì 13 ottobre 2009

in Politica interna,Rassegna stampa

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Non è il titolo di una riedizione del famoso film di Daniele Luchetti, con protagonisti Nanni Moretti e Silvio Orlando…

Ma è la sintesi di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi.

Gli assistenti parlamentari infatti sono una categoria rilevante all’interno del processo decisionale pubblico.

Le loro mansioni sono le più varie: da semplici compiti di segreteria ad un’attività di completamento del lavoro quotidiano che ciascun eletto alla Camera o al Senato deve adempiere: ricerca di materiale, monitoraggio legislativo, drafting di provvedimenti, contatto con il collegio di elezione, ecc.

Insostituibili ma a volte bistrattati dal punto di vista economico dagli stessi parlamentari.

Due anni fa le Iene fecero un servizio sconcertante in cui risultava che la quasi totalità degli assistenti era pagata molto poco e quasi sempre in nero, senza quindi un vero e proprio contratto.

Promesse di regolarizzare e sanare questa situazione non particolarmente edificante (sono i nostri Parlamentari che approvano le leggi e quindi dovrebbero essere i primi ad applicarle) ma di fatto nessun reale provvedimento.

Si pensi che basterebbe una normativa interna che obblighi i membri di Camera e Senato a depositare regolari contratti di collaborazione pena l’impossibilità per gli assistenti di accedere ai Palazzi.

Facile facile, dunque.

Oggi il Corriere, in un articolo di Sergio Rizzo, riporta una notizia destinata a “smuovere” le acque dei palazzi romani.

Una ex assistente dell’Onorevole Carlucci ha vinto una causa di lavoro e quindi ha ottenuto un risarcimento che riconosce che tra lei e l’Onorevole, per circa due anni, vi era un rapporto di lavoro subordinato nonostante non fosse stato firmato alcun contratto o accordo. Secondo il giudice il pagamento avveniva in nero.

Non sappiamo ancora quali effetti avrà la sentenza. Ma è evidente, che al di là del caso specifico, forse potrebbe essere la volta a buona per avviare una riforma interna che riconosca ruolo e diritti a persone che svolgono a volte un compito importante nel funzionamento della macchina legislativa.

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