Galan cerca sostegno: al via la guerra delle candidature

scritto da Fabio Bistoncinimercoledì 21 ottobre 2009

in Elezioni,Politica interna

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Settimane interessanti…

Se il PD appare focalizzato sulla scelta del segretario, il PDL deve cominciare a sciogliere il nodo delle candidature per le prossime amministrative.

Il tempo stringe anche perchè, a seconda delle scelte, è ipotizzabile un rimpasto nella compagine governativa.

Tre le regioni chiave al Nord: Piemonte, Lombardia e Veneto.

Chiave perchè attualmente una è guidata dal Centro Sinistra (Piemonte) mentre le altre due sono a guida PDL.

La Lega ne voleva almeno una. Ma la Lombardia appare un feudo dell’attuale Governatore Roberto Formigoni, il quale senza un’allettante prospettiva europea o “romana” difficilmente si sposterà. Bossi ci ha provato ma l’alzata di scudi con cui si è dovuto confrontare lo ha fatto desistere.

Quindi rimane il Veneto. Tutto scritto, almeno così sembrava. L’unico elemento che poteva frenare le ambizioni leghiste era il mancato “sorpasso” alle ultime elezioni politiche del 2008. Il PDL si confermava così primo partito con il 27,4 dei consensi mentre la Lega si assestava al 26,7. Un’inezia ma di alto valore simbolico. E il Governatore della Regione Giancarlo Galan poteva, con una certa soddisfazione dichiarare che, nella competizione tutta interna al centro destra, il Veneto aveva senza dubbio frenato le ambizioni leghiste.

Detto questo la politica è fatta di equilibri, a volte difficili ma necessari. E non è ipotizzabile che un partito a forte caratterizzazione territoriale come la Lega non esprima una candidatura nell’area (il nord del Paese) in cui risiede la quasi totalità dei suoi elettori.

Il nome ricorrente dunque che, fin dal giorno del giuramento del Governo Berlusconi, si faceva nei corridoi della politica era quello del Ministro delle Politiche Agricole, il leghista Luca Zaia.

Già Assessore e Vicepresidente della Regione poteva quindi vantare di una profonda conoscenza della macchina politico e amministrativa locale a cui, con l’esperienza romana, si sarebbe potuta aggiungere anche una responsabilità politica nazionale in un Ministero, come quello dell’Agricoltura, che mantiene un forte legame con il territorio.

E proprio in un recente summit con Bossi è stata presa la decisione di dare alla Lega il compito di indicare per il Veneto un candidato unico per il centro destra.

Il tutto sulla testa del povero Galan che dal canto suo può vantare un’ampio consenso popolare e il sostegno anche dei Ministri veneti del PDL come Sacconi e Brunetta.

Ma l’attuale Governatore non è un tipo che si scoraggia facilmente.

Ed ha quindi avviato una forte controffensiva per rimanere al suo posto. Qualche dichiarazione “dura”, la chiamata a raccolta degli imprenditori, la minaccia di una candidatura autonoma con l’appoggio dell’UDC (che già fa parte dell’attuale maggioranza regionale) e che, in caso di scelta leghista, potrebbe decidere di chiamarsi fuori.

Se Berlusconi, nel corso dei recenti incontri, ha cercato di lasciare aperta una possibilità ancora per Galan, molto più prudente ma al tempo stesso sicuro l’atteggiamento della Lega. E quindi alla candidatura di Zaia si è aggiunta quella di Flavio Tosi, leghista di ferro e apprezzatissimo Sindaco di Verona.

Non a caso un amministratore locale al vertice di una classifica che fotografa il gradimento che i cittadini hanno espresso nei confronti dei propri amministratori.

Come Galan quindi, che nella stessa classifica viene messo al primo posto insieme a Formigoni e Lombardo.

Un bel rebus per Berlusconi. Da sciogliere in tempi brevi. Perchè è evidente che la partita delle regionali assume un significato molto più ampio di un semplice voto amministrativo.

I sondaggi tanto decantati ad ogni dichiarazione dovranno trovare un ancoraggio elettorale dal momento che, statisticamente, dopo il secondo anno qualsiasi leader eletto comincia a subire un’erosione nelle intenzioni di voto.

Non solo ma dai primi mesi del prossimo anno, conclusa la lunghissima campagna elettorale “interna”, il PD avrà un vero e proprio segretario e quindi potrà ricominciare a elaborare una strategia di opposizione che in questi mesi è oggettivamente mancata.

La strada è obbligata: salvaguardare gli equilibri della coalizione, individuare delle candidature vincenti e sostituire gli eventuali Ministri eletti con esponenti che siano in grado di rilanciare l’attività del Governo.

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