Le lobbies e la riforma Obama: un duello a tinte forti

scritto da Fabio Bistoncinisabato 24 ottobre 2009

in Lobbying,Politica estera

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La battaglia per la riforma del sistema sanitario negli Stati Uniti sta raggiungendo il suo apice.

Dal nostro punto di vista è interessante analizzare come si stiano muovendo i gruppi di interesse a sostegno o contrari al piano  fortemente voluto dall’amministrazione Obama.

Abbiamo quindi letto con grande attenzione le dichiarazioni, riportate da The Huffington Post, di uno dei lobbisti della AHIP, l’associazione che riunisce le più importanti società assicurative del settore.

Steve Champlin, lobbista della società Duberstein, che rappresenta appunto gli interessi della AHIP, si è recentemente schierato contro l’ipotesi di un voto bipartisan a sostegno della della riforma. Anzi ha messo in guardia i parlamentari repubblicani dal votare con i democratici dal momento che si tratterebbe di un aiuto al nemico  in difficoltà a causa della non popolarità della riforma.

Il linguaggio utilizzato è tipico dei nostri colleghi d’oltreoceano: diretto, al limite del rozzo.

Detto questo è interessante notare che lo stesso Champlin, nella stessa occasione,  ipotizza un’approvazione della riforma sia pure con un margine esiguo di voti, dovuta più alla volontà dei membri del Comgresso Democratici di non causare difficoltà al loro Presidente piuttosto che ad una reale convinzione sull’utilità della stessa.

Tre ultime annotazioni:

1) l’incoerenza tra il “claim” presente sul logo della AHIP (vedere sopra) e le parole del suo principale lobbista;

2) la conferma che la riforma Obama, anche secondo i suoi detrattori, nonostante le pesanti critiche e perplessità sulla sostenibilità dei costi, ha buone possibilità di passare grazie al valore simbolico attribuitole dal Presidente;

3) Steve Champlin, una volta letto il post dell’Huffington, ha contattato la redazione non per smentire ma cercando di inquadrare il suo intervento in un contesto più ampio e riconoscendo la veridicità dei vari virgolettati a lui attribuiti. Una dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, del “peso”, della rilevanza e dell’influenza che ormai alcun blog hanno acquisito all’interno del contesto plitico americano.

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