Alla fine sono arrivate anche se con grave e colpevole ritardo.
Chi come noi segue da vicino l’attività politica ed istituzionale, quando si trova a dover commentare ed analizzare vicende come quelle che hanno coinvolto il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo non può fare a meno di restare perplesso e sgomento di fronte all’incapacità e all’inadeguatezza di parte della nostra classe dirigente.
Sintomo di un distacco dalla vita reale, grave, profondo, che denota la non comprensione delle più elementari regole del Politica (e lo scrivo volutamente con la lettera maiuscola!) e delle sue dinamiche.
Provo a spiegarmi meglio.
Tutti noi votiamo sulla base di nostri convincimenti/valori/credenze persone e/o partiti. Al tempo stesso siamo convinti che la linea di condotta degli eletti sarà coerente (per quanto possibile) con il mandato che gli abbiamo attribuito.
Se un politico, a causa di suoi liberi comportamenti/atteggiamenti/scelte, si viene a trovare in una situazione di ricatto (economico o politico) deve lasciare immediatamente il posto di responsabilità che gli elettori gli hanno affidato.
Punto.
Che la vicenda Marrazzo abbia ancora contorni oscuri sui quali la magistratura deve ancora fare chiarezza è evidente a tutti.
Ma quello che riportano le cronache è che da qualche mese il Governatore di una delle regioni più importanti d’Italia era ricattabile da altri soggetti (trans, carabinieri infedeli poco importa).
A cui si aggiunge la telefonata del Presidente del Consiglio della scorsa settimana in cui si rassicura che i “suoi” giornali non avrebbero utilizzato il materiale video compromettente per il Presidente della Regione.
Dando per scontata la buona fede di Silvio Berlusconi….il quadro che emerge è comunque preoccupante. Marrazzo, uno dei leader “locali” del principale partito di opposizione, avrebbe potuto “serenamente” svolgere il suo ruolo avendo comunque un debito di riconoscenza nei confronti del leader dell’attuale maggioranza?
Evidentemente no.
Le dimissioni sarebbero dovute avvenire molto, molto prima dell’emersione giudiziaria e mediatica dello scandalo.
Per rispetto di se stessi e dei propri elettori.
E la pantomima dell’autosospensione è stato l’ultimo, goffo tentativo di allontanare l’unico giudizio che conta dal punto di vista politico: quello degli elettori.
Ma la storia ci ha riproposto un ulteriore argomento di riflessione, evidente a tutti meno che ad alcuni esponenti della nostra classe dirigente.
La personalizzazione e la mediatizazione della politica ha eliminato il “privato”.
Non esistono e non possono esistere comportamenti privati che non abbiano un rilevanza pubblica.
Lo abbiamo voluto tutti noi, consapevolmente o meno.
Quindi non è possibile giustificare il proprio agire affermando che si tratta di “debolezze” private.
Se ne facciano una ragione.
E’ la politica, bellezza!
Tag: dimissioni, Piero Marrazzo, Politica interna



{ 2 commenti }
Condivido la durezza dell’impostazione.
Mi soffermo sulla questione (assai simbolica) “autosospensione VS dimissioni”.
Sin dalle prime ore della vicenda dibattendo con colleghi e conoscenti, sostenevo la via obbligata alle dimissioni…e spesso mi sono sentito opporre la tesi che l’autosospensione era preferibile in quanto strumento razionale di logica politica per difendere l’istituzione e non mischiarla con la persona che ha sbagliato…Ecco io vedo in questa logica l’incredibile distanza dal vissuto quotidiano, da ciò che gli elettori pensano e si aspettano dalla classe dirigente…ma soprattutto è frutto dell’incapacità di sentire il polso di un accadimento, dei suoi possibili e dirompenti effetti. Insomma la logica c’è ma è intrisa di tattica, di ragionamento da palazzo, di calcolo e totalmente priva di “sentiment” e di “crisis management”…
Caro Sergio,
non penso di essere stato troppo “duro”. Semplicemente coerente con quello che penso sui comportamenti che si dovrebbero adottare nel caso in cui si sia chiamati a ricoprire una carica elettiva.
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