D’Alema e la corsa UE

scritto da Fabio Bistoncinilunedì 2 novembre 2009

in Politica estera

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Negli ultimi giorni i media nostrani hanno dedicato un grande spazio (anche se con una certa dose di confusione, come ha fatto notare Christian Rocca nel suo blog) alla decisione del Governo Berlusconi di non ostacolare (perchè di questo si tratta) un’eventuale candidatura di Massimo D’Alema alla carica di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

La più importante carica istituzionale, dopo quelle di Presidente del Consiglio dell’UE e di Presidente della Commissione, a livello europeo.

La corsa di D’Alema comunque, come lui stesso ha fatto notare, è ancora molto lunga ed irta di ostacoli.

In breve.Dopo la conferma di Barroso a Presidente della Commissione, ha preso quota la candidatura di Toni Blair alla Presidenza del Consiglio.

Candidatura che è tramontata per tanti motivi: molti esponenti del gruppo dei socialisti non hanno mostrato un grande entusiasmo, di fatto isolando la posizione del premier inglese Gordon Brown a sostegno del suo predecessore. Non solo ma il premier spagnolo Zapatero, incaricato di gestire la partita delle nomine con i Popolari, ha espresso l’intenzione di puntare, come gruppo socialista, più alla carica di Alto rappresentante che a quella di Presidente del Consiglio.

Ma in ballo ci sono anche altre cariche sui cui l’Italia potrebbe puntare. Aggiungendo quindi un elemento di complessità in più.

Nel 2011 si apre infatti la successione alla Presidenza dell’Eurogruppo (la  riunione informale, a cui partecipano i ministri dell’economia e delle finanze della zona euro, ovvero degli Stati membri che hanno adottato l’euro) e allla guida della Banca europea.

Due posti per i quali potrebbero essere in corsa rispettivamente Giulio Tremonti e Mario Draghi.

In più se aggiungiamo che, in caso di elezione di D’Alema, Antonio Tajani dovrebbe lasciare il posto di Commissario….si comprende bene che il puzzle è abbastanza complicato.

Per D’Alema comunque alcune buone notizie arrivano dall’Inghilterra:  il Ministro degli Esteri laburista David Miliband, indicato da molti come possibile candidato, ha più volte dichiarato di non essere interessato. Non solo ma il suo partito vuole che rimanga in Inghilterra.

Lo sostiene Harriet Harman, Deputy leader del Labour.

Vedremo cosa succede nei prossimi giorni.

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