Il paese di Videocracy

scritto da Nicola Peislunedì 2 novembre 2009

in Comunicazione, Politica interna, Rassegna stampa

Settimana piena di avvenimenti quella trascorsa.  Due sconvolgenti.
Il caso del giovane Stefano Cucchi, fermato per detenzione di sostanze stupefacenti, morto probabilmente dopo percosse nel reparto penitenziario di un ospedale, in circostanze tutte ancora da chiarire. Il caso è emerso a seguito della decisione della famiglia di far pubblicare le foto sconcertanti del cadavere.

Il video shock di un omicidio di Camorra filmato in diretta da telecamere nascoste, pubblicato dalla procura a distanza di diversi mesi, per provare a dare un volto al killer. Un episodio agghiacciante, che mostra in tutta la sua crudeltà, vicende che in alcune zone del paese fanno parte della quotidianità. Il tutto è stato ben descritto da Roberto Saviano, sempre più esempio di come si dovrebbe fare del giornalismo.

Due episodi che si legano alla vicenda ormai nota dell’ex  presidente della Regione Marrazzo e del video che in questa occasione è stato si fatto circolare ma non pubblicato.
Ascoltando il Presidente del Consiglio che telefonando a Ballarò, rimprovera (o accusa) il conduttore di non saper utilizzare il tempo concessogli dalla tv di Stato, ho pensato al film- documentario Videocracy che ho visto recentemente.
Il documentario realizzato da Erik Gandini, italiano residente in Svezia, non è perfetto ma è un inquietante pamphlet sul potere della televisione nel nostro Paese. Un vero pugno allo stomaco per lo spettatore, che tra paparazzi senza scrupoli, discutibili agenti televisivi, veline e feste, è introdotto in un incubo angosciante.
Il film è stato trascurato e censurato sia da Mediaset che dalla Rai già per gli spot.

Mi domando allora qual è il modo di fare televisione, quali sono i video da pubblicare e perché. Troppo evidente l’importanza della tv e delle immagini. Ma videocracy all’estero viene fatto vedere ed anche al Parlamento Europeo.

Tag: Ballarò, Erik Gandini, Gomorra, Roberto Saviano, Stefano Cucchi, Videocracy

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