Paradossi europei

scritto da Fabio Bistoncinilunedì 23 novembre 2009

in Politica estera

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Lasciato trascorrere qualche giorno, ritorniamo sulle tanto controverse nomine europee, che hanno di recente alimentato il dibattito politico.

Come tutti ormai sanno il presidente stabile del Consiglio Ue è un belga, l’attuale premier Herman Van Rompuy mentre l’alto rappresentante per la politica estera è l’inglese Catherine Ashton, oggi commissario per il commercio estero.

Due illustri sconosciuti.

Tramontata nel giro di poche ore la possibile nomina di D’Alema per una serie di presunte motivazioni:

  • perchè ex comunista e quindi poco gradito ad alcuni paesi dell’est;
  • perchè troppo filo arabo;
  • perchè non sostenuto adeguatamente dal governo italiano (questa sostenuta dal Presidente del Gruppo socialista Martin Schulz in una recente intervista a Repubblica).

Indipendetemente dalla vicenda D’Alema è evidente che le nomine alle due più alte cariche politiche dell’Unione sono frutto di un compromesso al ribasso.

E forse non poteva essere diversamente.

L’ultima parola spettava ai capi di governo dei singoli paesi membri che si trovavano di fronte un dilemma: nominare dei personaggi “forti” con il rischio di veder diminuito il proprio spazio di azione o limitarsi ad eleggere dei politici “deboli” e mantenere il potere nelle cancellerie delle capitali europee?

Il sentore di come sarebbero andate le cose si è avuto con l’ascesa e il repentino tramonto della candidatura di Tony Blair a Presidente del Consiglio UE.

La sua elezione avrebbe imposto un altro passo alle politiche dell’Unione, avrebbe permesso un protagonismo europeo sulla scena internazionale proprio in un momento in cui Cina e USA stanno cercando una difficile alleanza su tutti i più importanti dossier, dal clima al commercio internazionale.

E accanto a Blair si sarebbe dovuto nominare un rappresentante per la politica estera di pari spessore, per avere un minimo di equilibrio tra le due cariche.

Con il risultato di rafforzare  le istituzioni comunitarie. Una scelta ambiziosa. Forse troppo.

In un bell’articolo di oggi sul Corriere della Sera , il professore Mario Monti (ex Commissario alla concorrenza) cerca di offrire una chiave di lettura diversa soprattutto in considerazione delle capacità di grande mediatore che tutti attribuiscono a Van Rompuy. Capacità  che dovrebbe servire proprio a mettere tutti d’accordo nel far ripartire il processo di integrazione e di rafforzamento delle istituzioni comunitarie.

Staremo a vedere: il professor Monti conosce le questioni euopee meglio di qualsiasi altro, ma le sue tesi mi sembrano eccessivamente ottimistiche.

E così la nostra Europa si ritrova a vivere il suo eterno paradosso: un gigante economico afflitto da nanismo politico.

Tag: Mario Monti, Massimo D'Alema, Unione Europea

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