La lettera di Giorgio Celli e la fuga dall’ipocrisia

scritto da Nicola Peismartedì 1 dicembre 2009

in Media,Personali,Rassegna stampa

Fuga di cervelli

Ho letto con curiosità e stupore la lettera aperta del direttore della Luiss Pier Giorgio Celli al figlio, nella quale, l’ex Direttore Generale Rai gli suggerisce di andare via da questo paese inadeguato, cercare fortuna ma soprattutto lavoro altrove. Si tratta della lettera a un figlio mai nato? no, il figlio è vivo e vegeto, e risponde quasi subito: “Deciderò dopo aver preso la laurea”. Proprio così, prende tempo, perchè ancora ne ha davanti. Mi viene da pensare che  uno dei  problemi delle famiglie italiane è probabilmente il poco dialogo tra i propri membri, oppure i Celli hanno deciso, e questa si sarebbe una notizia, di ripudiare il telefono? In verità mi sfugge il motivo di scrivere una lettera diverso tempo prima del lieto evento,almeno per scaramanzia.

Se fossi un giornalista di Repubblica, che ha pubblicato la interessante missiva, probabilmente plauderei alle intenzioni dell’amorevole papà, come fa Federico Rampini che sul suo blog, scrive “come la via dell’emigrazione sia ormai caldeggiata anche da un “Vip” come Celli”.

Ma non sono un giornalista di Repubblica, ne ho studiato in una costosa università come la Luiss, anche se me lo sarei potuto permettere. Si tratta di questo infatti, di una pura questione di forma e di opportunità.

I temi e i problemi che Celli elenca nella sua lettera ci sono tutti, e ve ne sono anche di più importanti, ma lui stesso ha avuto grandi soddisfazioni, e potrà certo permettersi di scrivere su Repubblica anche per augurare buon viaggio al figlio quando deciderà di scegliere una destinazione estera . Non è necessario buttarla nel politichese e dire che questa Italia non va, che il Berlusconismo fa schifo e che  anche dall’altra parte le cose non cambiano.

Una questione di forma dunque. È come se un pensionato mi volesse convincere che restando qui non potrò avere la pensione. Forse è vero, ma lettere così sono uno dei pochissimi motivi per cui vale la pena restare.

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Uniroma.tv febbraio 18, 2010 alle 18:27

Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo “Non siamo bamboccioni, ma bit generation”

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