Negli ultimi giorni, a causa del numero di morti causati dalle particolari condizioni del manto nevoso in alta montagna, è stato da più parti annunciato un’intervento normativo volto a reprimere, sanzionandoli, i comportamenti “pericolosi”.
I media, al solito, hanno fatto qualche confusione parlando di un emendamento del Governo al decreto legge sulle emergenze, approvato ieri sera dal Senato.
Qualche settimana fa, Guido Bertolaso, l’aveva dichiarato che era stufo di dover mandare i propri uomini a soccorrere persone che si trovavano in difficoltà a causa dei loro comportamenti da irresponsabili…
Parole dure che francamente non ti aspetti da chi ricopre incarichi istituzionali e che non possono essere riferite a tutte le situazioni in cui è chiamata ad intervenire la Protezione Civile o il Soccorso Alpino.
E’ bastato un week end tragico per fare seguire alle parole i fatti.
Peccato però che questo emendamento “governativo” non si sia mai visto.
Invece ieri sera sono sono stati approvati un emendamento e un ordine del giorno a firma del Sen. Giacomo Santini, del PDL eletto in Trentino Alto Adige.
L’emendamento, al comma 4, mira a sanzionare con una multa e la confisca del “mezzo” chi pratica lo sci fuori pista, evoluzioni acrobatiche pericolose, o comunque violi le prescrizioni adottate dalle autorità amministrative o dai gestori degli impianti.
L’ordine del giorno invece impegna il Governo ad emanare un provvedimento normativo volto in materia di sicurezza dell’attività sciistica ed escursionistica fuori pista.
E meno male che si prevede che, nella predisposizione del provvedimento, si debba tenere conto delle indicazioni delle associazioni professionali della montagna (ad esempio le Guide Alpine) e del Soccorso Alpino.
Le polemiche dunque, divampate negli ultimi due giorni, si sono basate su una grande confusione principalmente mediatica.
Ci permettiamo di aggiungere un nostro personalissimo commento, avendo per anni svolto attività escursionistica ed alpinistica sia sulle Alpi che sugli Appennini, d’estate come d’inverno.
La sicurezza, la prudenza e soprattutto la cultura della montagna non si impongono per legge.
Ogni montagna è diversa dall’altra e le condizioni di potenziale pericolo cambiano a seconda dei giorni, delle ore, delle condizioni atmosferiche.
Una norma può senza dubbio essere un deterrente per alcuni (pochissimi) ma non per quegli imbecilli che, non conoscendo la montagna, la “sfidano” con discese fuori pista su pendii ad elevato rischio valanghe.
Per tutti gli altri, invece, per quelli cioè che vivono la montagna amandola con la conspevolezza delle sue bellezze e dei suoi pericoli, le norme e i divieti non hanno alcun senso se non quello di un’inutile quanto inapplicabile intrusione in un “rapporto” che rimane intimo ed esclusivo.
Tag: Club Alpino Italiano, montagna, valanghe




I commenti a questo articolo sono chiusi.