L’Aquila, il terremoto e i bastoni

scritto da Nicola Peisgiovedì 8 luglio 2010

in Politica interna

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Giornata di gran caldo ieri a Roma.  L’avranno sentito anche i numerosi cittadini aquilani, che in 5000, Sindaco compreso, hanno sfilato per il centro della Capitale per protestare contro il Governo, chiedendo almeno la sospensione di tasse e tributi.  Richieste che, per la cronaca, a fine giornata l’esecutivo ha deciso di accettare in qualche modo. E’ stato annunciato  un emendamento alla manovra fiananziaria per il recupero dei tributi e dei contributi non versati a causa del sisma, dilazionato in 120 rate mensili a decorrere dal gennaio 2011. Il tutto dopo che accade l’impensabile: tafferugli e feriti…in una manifestazione di terremotati? si. Non un bollettino di guerra, ma gli scontri e feriti ci sono stati. Come si è scritto, manganellate di assestamento. Non (doveva) poteva che finire così, ed il Governo dovrà assumersene le sue responsabilità. Non basta certo un emendamento a ricucire la profonda frattura che si è creata tra l’Aquila e il mondo politico, e l’opposizione ha certamente la sua responsabilità. E’ compito dell’opposizione vigilare sull’attività dell’esecutivo. E’ dove sono finiti i toni trionfali con i quali il Governo festeggiava la consegna delle prime case. Non è mai facile ricostruire, è molto più difficile che costruire, perchè dietro alla ricostruzione c’è una profonda lacerazione di vita, cultura, storie personali e di una comunità. Con l’Aquila il Governo ha tirato troppo la corda: ha subito giustamente impegnato un grande sforzo nel primo soccorso (spostando anche un G8 già organizzato) ma poi si è vantato e specchiandosi televisivamente, ha utilizzato la ricstruzione come esempio di Governo del fare facendo innumerevoli promesse. Invece era molto più corretto mostrare con sincerità le difficoltà del dopo-terremoto, i ritardi, i disagi della protezione civile, la mancanza di fondi per tutelare la popolazione.

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