La vicenda della casa di Montecarlo passata di proprietà dal partito di Fini al cognato di Fini ha parecchi effetti collaterali “sistemici” che ci sbattono sul volto una dura verità. Dalla vicenda di tangentopoli gli uomini politici italiani e le loro organizzazioni non hanno compreso due lezioni importanti:
- la delegittimazione dell’avversario contribuisce alla delegittimazione del sistema;
- se non ci si propone di rimuovere le cause di sistema che determinano gli illeciti, la critica rimane a un livello moralistico se non di faida e tutto viene ricondotto a questioni personali.
Ma ciò che è grave è che questa spirale perversa aumenta la diffusione della convinzione che gli uomini politici si muovano in un ambiente opaco dove arroganza e impunità si rafforzano.
La gente comune ha chiaro che i politici non sono diversi da loro ma capisce che non corrono i loro stessi rischi e approfittano di regole che fanno per gli altri e non per sè. E su questo pensiero “ingenuo” che si fondano le “convinzioni forti” che hanno sostenuto la Lega prima di tangentopoli e Berlusconi dopo! E qui che mette radici la convinzione che l’arbitrio del mercato (con le ingiustizie che tutti attribuiscono alla mano invisibile) sia preferibile all’arbitrio dei politici (con le ingiustizie che tutti vivono nella vita di tutti i giorni).
Un esempio. Tutti sanno (a cominciare dai notai che dovrebbero essere i garanti dello Stato) che gli immobili si pagano in parte in nero. Che lo facciano anche i politici è ovvio ma delegittima le loro azioni contro chi lo fa.
Non interessa in questa sede discettare se, anzi quanto l’affare Scajola sia imparagonabile a l’affare Fini, interessa mettere in luce il comportamento autolesionistico dei soggetti politici italiani che da un lato soffrono e denunciano la loro mancanza di credibilità e dall’altro contribuisco a picconarla con comportamenti irresponsabili.
E sono irresponsabili sia le urla che caratterizzano la faida interna (che chiamare scontro politico pare generoso) sia i silenzi dell’opposizione, la sua incapacità di incalzare un sistema malato con proposte credibili di interventi curativi.
Così l’effetto diventa negativo per tutti i soggetti impegnati in politica. I sentimenti qualunquistici e antipolitici, quelli che portano consensi a chi può credibilmente apparite fuori dalle camarille dei vari palazzi, si nutrono di queste evidenze. Le vere ragioni della crescita di sentimenti antipolitici sta nei comportamenti dei politici non nella malevolenza o nell’incultura dei cittadini.
Impressionante che nessuno in queste ora si renda conto che questa è la comunicazione (la narrazione, per essere chic) più importante che sta producendo il ceto politico italiano. Qualsiasi azienda attraversata da una crisi così profonda si porrebbe il problema di ridefinire la propria immagine, di ridarle credibilità, di ri-legittimare la sua ragione sociale. Ma i nostri politici non si vivono in termini di sistema. Ciascuno pensa per se e pensa di essere più furbo degli altri o di rafforzarsi delle debolezze altrui. Così in queste ore si sviluppa “vuoto politico”, quell’assenza di visioni e di credibili soluzioni che determinò il potere deflagrante di tangentopoli le cui conseguenze stiamo ancora pagando.
Stupisce che nessuno in queste ore avanzi una credibile proposta per fare pulizia nella vitale cerniera tra società e istituzioni che è rappresentate dalle forme organizzative delle rappresentanza, i partiti politici per intenderci. Basterebbe un messaggio semplice e credibile: abbiamo capito, bisogna cambiare e lo faremo facendo così, individuando bilanciamenti efficaci e chiamando in aiuto personalità davvero terze.
Per ri-legittimarsi pienamente agli occhi dei cittadini, i partiti politici devono proporsi di conquistare “almeno” la credibilità e la affidabilità che hanno le imprese! Non è possibile che si chiedano alle imprese regole di trasparenza e correttezza che non trovano equivalente nelle organizzazioni politiche (a partire dai bilanci certificati e dalla Consob). Ed è ancor meno accettabile che chi impone regole agli altri non se ne dia. I partiti sono componenti essenziali della governance democratica e come tali vanno sottoposti a regole, leggi e controlli. Bisognerà pure applicare la Costituzione anche in questo delicato settore!
PS. Tenendo sempre presente il drammatico monito contenuto nella lettera di addio di Sergio Moroni: non fare leggi sapendo di non rispettarle o pensando già a come aggirarle.
Tag: Gianfranco Fini, Montecarlo




{ 1 commento }
Grazie Mario per la tua riflessione che ci permette di “ricominciare” dopo la pausa estiva.
A mio avviso le vicende estive (e non solo quelle) dimostrano ormai l’inadeguatezza di una classe dirigente che ormai pare giunta al capolinea. Il probema che ancora non si intravede una possibilità di ricambio reale.
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