Bibliografia
Scriveva Victor Hugo
Sono i libri che un uomo legge quelli che lo accusano maggiormente
Abbiamo sempre letto tanto e speriamo di continuare a farlo in futuro, anche per giustificare il fatto che abbiamo scritto molto poco.
Quella che proponiamo in questo sito non ha l’ambizione di essere una bibliografia esaustiva sulle relazioni istituzionali o sulla comunicazione.
Si tratta, al contrario, di una personalissima indicazione di quei libri che ci sono “rimasti dentro”, che ci sono piaciuti in tutto o in parte, o che hanno generato perplessità e critiche.
AA.VV.
Partito democratico. Le parole chiave
Editori Riuniti, 2007
Un libro molto attuale.
Curato da Marco Meacci, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere tanti anni fa, quando era ancora il giovanissimo sindaco di Monte San Savino (Arezzo), rappresenta il tentativo di “fissare” alcune parole chiave che dovrebbero rappresentare il DNA del costituendo partito democratico.
Tanti autori, con storie diverse tra loro, ma legati da quel filo conduttore, politico ma anche personale e umano, che ha determinato poi la scelta di fondersi in un soggetto nuovo.
Da non perdere, tra i tanti contributi, la voce “Comunicazione” scritta dal caro amico Mario Rodriguez che, come ama definirsi, è considerato da tutti come il più importante comunicatore politico della Val di Chiana.
Alessandro Amadori
Mi consenta
Libri Scheiwiller, 2002
Certamente “datato”, rappresenta comunque una lucida analisi della comunicazione politica di Silvio Berlusconi e della coalizione di centro destra fino alle elezioni politiche del 2001, che permisero al leader di Forza Italia di tornare a Palazzo Chigi dopo 5 anni di opposizione.
Un lavoro molto approfondito, denso di riferimenti e citazioni, che permette di contestualizzare e analizzare il fenomeno politico e comunicativo “Berlusconi” senza pregiudizi.
David Bernstein
Company Image
Guerini Associati, 2005
Fondamentale.
Scritto con stile discorsivo, ogni riga, ogni esempio riportato merita un approfondimento, una riflessione.
Bernstein, nel lontano 1988, demolisce le imprecisioni collegate alla “cultura dell’immagine” e dei cosiddetti “costruttori d’immagine” come se questi potessero agire indipendentemente (o come direbbe Totò, “a prescindere”) dall’identità dell’azienda, del prodotto, della persona che intendiamo comunicare.
Compito del comunicatore non è inventare un’immagine particolarmente vincente ed applicarla ad un’azienda o a un prodotto, ma analizzare e capire in profondità quali sono gli elementi dell’identità aziendale, come questi vengono percepiti dai pubblici di riferimento e come valorizzarli attraverso un’attenta strategia di comunicazione.
È un libro che ci ha permesso di dare capire meglio e concretizzare alcune idee che da tempo erano nella nostra testa.
A nostro avviso, uno dei passaggi cruciali, consiste nell’aver sviluppato l’approccio elaborato dall’agenzia pubblicitaria francese RSCG per comunicare prodotti dei loro Clienti, alla comunicazione aziendale.
Pierre Bourdieu
Sulla televisione
Feltrinelli, 1997
L’informazione radiotelevisiva è l’oggetto di questo saggio di uno dei più importanti intellettuali del nostro tempo, il sociologo e filosofo francese scomparso nel 2002.
Bourdieu da un lato evidenzia i procedimenti tipici attraverso i quali viene adoperata quella distorsione della realtà (o in alcuni casi di creazione di una realtà) e, che caratterizza il giornalismo televisivo, dall’altro rileva che gli stessi “soggetti” televisivi (registi, giornalisti e conduttori), sono manipolati da logiche che li sovrastano e che afferiscono al “campo giornalistico”. Un campo è: “uno spazio sociale strutturato”, con le sue leggi e le sue logiche, dove i fattori economici svolgono un ruolo importante ma non esaustivo a spiegarne le scelte.
Rodolfo Brancoli
In nome della lobby
Garzanti, 1990
Sicuramente datato (1990) ma il libro di Brancoli costituisce un “must” per tutti coloro che si occupano di lobbying e relazioni istituzionali.
Un’analisi lucida e approfondita di come le lobby e soprattutto il loro braccio economico (i PAC, Political Action Commettee) influenzano la politica statunitense attraverso il finanziamento di candidati, leader, partiti.
Massimiano Bucchi
Vino, alghe e mucche pazze
Nuova Eri, 1999
Il libro analizza in che modo la televisione ha affrontato alcune delle situazioni di rischio che hanno generato un forte allarme sociale nel nostro paese:
il vino al metanolo (1986), la mucillagine nell’Adriatico (1989) e quella della “mucca pazza” (1993).
Tre situazioni di crisi assai differenti tra loro che vengono studiate per comprendere:
- Come siano state rappresentate e il ruolo svolto dai singoli attori (politici e istituzioni, membri della comunità scientifica, soggetti direttamente interessati, consumatori/opinione pubblica);
- Come siano state attribuite le responsabilità degli accadimenti;
- Il ruolo delle fonti di informazione;
- Quali siano state le soluzioni adottate;
- Il ruolo svolto dalla scienza.
Enrico Brivio
Come comunica la Casa Bianca
Bridge, 1992
Ormai quasi del tutto introvabile, purtroppo.
Brivio ha scritto questo libro quando era corrispondente de Il Sole 24 Ore a New York.
Analizza da vicino, e con dovizia di dettagli, la struttura e le politiche di comunicazione della Casa Bianca, così come si è adattata ai diversi stili comunicativi dei vari Presidenti degli Stati Uniti.
L’ultimo capitolo è dedicato alla guerra del golfo (la prima ovviamente).
Alcune delle considerazioni di Brivio sono state riprese da altri esperti e studiosi per spiegare come quella guerra sia stata uno spartiacque nella definizione delle politiche di comunicazione e informazioni di azioni militari.
Tantissime immagini e poche informazioni, creazione di nuove espressioni verbali: “fuoco amico” per spiegare che i militari si sono sparati l’uno con l’altro, “danni collaterali” per informare che le azioni dei “buoni” avevano provocato dei morti tra la popolazione civile.
La sterilizzazione linguistica della guerra del golfo ci accompagna ancora oggi.
Ilvo Diamanti
La Lega
Donzelli, 1993
Il più approfondito studio sui fenomeni politici e sociali che ha portato alla nascita e, al successivo consolidamento, della Lega.
Il radicamento geografico, lo sviluppo dei primi movimenti, l’evoluzione dei linguaggi dei vertici, le lotte all’interno del gruppo dirigente fino alla vittoria del suo leader più rappresentativo: Umberto Bossi.
Scritto molto bene (come tutto quello che scrive Diamanti), denso di dati e ricerche, permette una comprensione, al di là degli stereotipi, della storia di un partito che in pochi anni è diventato uno dei protagonisti della vita politica del nostro Paese.
Giovanni Fasanella
Antonella Grippo
I silenzi degli innocenti
Rizzoli, 2006
Gli accadimenti più drammatici della nostra storia recente narrati da chi, purtroppo, li ha vissuti sulla propria pelle.
È questo, a nostro avviso, il carattere peculiare e distintivo di questo libro, oltre a quello di essere scevro da qualsiasi pregiudizio ideologico.
Il dolore fisico per le ferite o per la perdita di un proprio caro, gli effetti devastanti che si riverberano anche a distanza di anni, uniscono le vittime delle stragi neofasciste (Piazza della Loggia a Brescia, quella del treno Italicus, quella della Stazione di Bologna) a quelle del terrorismo rosso (il sequestro Sossi, i “gambizzati” Maurizio Poddu, il prof. Cuocolo, Roberto Della Rocca, Antonio Iosa, l’assassinio del magistrato Francesco Coco, degli agenti di polizia Graziosi e Dionigi, del maresciallo Berardi, di Aldo Moro, del macellaio Lino Sabbadin, del giornalista Walter Tobagi fino ad arrivare, ultimo in ordine di tempo a quello del giuslavorista Massimo D’Antona).
Ma il dolore non è l’unico comune denominatore di storie così diverse: vi è anche la richiesta pressante di verità, piena, senza omissioni e segreti di Stato, per fare luce su un periodo convulso che, come dimostra l’assassinio D’antona, non è ancora finito.
La transizione tra prima e seconda Repubblica non è ancora giunta a compimento. Una delle precondizioni è appunto quella di disvelare gli aspetti che solo si intuiscono dietro una cortina di silenzio opprimente.
Howard Gardner
Cambiare idee
Feltrinelli, 2005
Howard Gardner, è uno dei più importanti studiosi di psicologia del mondo, famoso per i suoi studi sull’intelligenza, insegna scienza dell’educazione e psicologia alla Harvard University. È anche condirettore del Progetto Zero, un programma sperimentale sui meccanismi dell’apprendimento.
Il libro parte dall’assunto di come i nostri modi di pensare siano “resistenti” alle modificazioni, cercando quindi di analizzare quali sono e come si realizzano gli aspetti costitutivi dei cambiamenti mentali (un’opinione politica, una preferenza per un certo prodotto o azienda, ecc.) e di come possiamo ottenerli.
Per Gardner nessun cambiamento è improvviso, ma al contrario, le rivoluzioni mentali avvengono per piccoli passi, gradualmente, secondo percorsi identificabili che possono essere attivamente e positivamente influenzati.
Molto interessante poi l’analisi dei cambiamenti che sono direttamente indotti da alcuni “agenti” quali i leader (soggetti che hanno tratti distintivi peculiari quali le intelligenze, l’istinto e l’integrità) e che modificano le idee di molti attraverso le loro “storie”.
Ma, come nota Gardner, molti cambiamenti possono essere indotti “indirettamente”, attraverso ad esempio opere dell’ingegno: da Karl Marx, a Darwin a Freud.
Insomma un libro pieno di esempi, citazioni, aneddoti, racconti e, soprattutto, spunti di riflessione.
Roberto Grandi
Cristian Vaccari
Cofferati anch’io
Baldini & Castoldi Dalai, 2004
Il libro racconta, anche attraverso le cronache dei giornali, un anno di campagna elettorale che si concluse con l’elezione di Sergio Cofferati a Sindaco di Bologna, il 13 giugno 2004.
A 5 anni dalla clamorosa sconfitta della candidata DS Silvia Bartolini da parte di Giorgio Guazzaloca, il primo sindaco non di sinistra della città emiliana dal dopoguerra.
Anche se il libro, a nostro avviso, pecca di una eccessiva enfasi sull’innovatività della campagna, sono molto interessanti alcuni aspetti:
- Gli approfondimenti sugli strumenti utilizzati e gli effetti (più o meno immediati) che hanno avuto sui media;
- La tematizzazione di alcune issue e la loro evoluzione.
Luigi Graziano
Lobbying, Pluralismo, Democrazia
La Nuova Italia Scientifica, 1995
In questo libro, certamente datato, il Prof. Graziano svolge un’attenta osservazione del fenomeno delle lobby e dei gruppi di interesse soprattutto partendo dal paese dove queste si diffuse: gli Stati Uniti d’America.
La prima parte del volume studia e analizza il lobbismo come attività, le sue tecniche operative e il contesto etico e normativo in cui si declina.
La seconda parte è invece più teorica, dal momento che inquadra il fenomeno all’interno della teoria “pluralista liberal democratica”.
Uno studio fondamentale per comprendere la genesi, l’evoluzione non solo dei gruppi di interesse ma anche delle teorie che hanno cercato di istituzionalizzarli come parte integrante di una democrazia complessa.
ITANES (Italian National Elections Studies)
Dov’è la vittoria. Il voto del 2006 raccontato dagli italiani.
Il Mulino, 2006
Una guida utile per comprendere come hanno votato gli italiani alle ultime elezioni del 2006.
Elezioni strane, le ultime, che sono state decise, per poche migliaia di voti.
Elezioni strane perché hanno visto il “fallimento” dei maggiori istituti di sondaggio italiani.
Ecco che dunque, analizzare come le percezioni degli italiani sono andate modificandosi nel corso della campagna elettorale, quali sono stati i “messaggi” e le modalità di comunicazione più persuasive, diventa essenziale per chi, per lavoro e/o per passione segue da vicino le vicende politiche del nostro Paese.
George Lakoff
Non pensare all’elefante
Fusi Orari, 2006
Piccolo grande libro, diventato in poco tempo un vero e proprio bestseller.
Lakoff, professore all’Università di Berkeley è uno dei più noti linguisti americani.
Nel corso degli anni ha sviluppato la teoria del framing (frame = quadro, composizione, struttura) applicandola al linguaggio politico.
Che vuol dire scegliere consapevolmente un linguaggio preciso per inquadrare ogni problema in una cornice più ampia.
In ogni confronto, vince chi riesce a imporre il suo linguaggio.
Negli Stati Uniti la destra americana ci è riuscita, la sinistra no.
Per questo secondo Lakoff quando si discute con gli avversari non bisogna mai utilizzare il loro linguaggio. Altrimenti si è destinati a soccombere.
Ecco che dunque la metafora non è un espediente linguistico ma si trasforma in un efficace strumento di comunicazione.
La prima che viene utilizzata dall’autore è proprio quella che costituisce il titolo del libro, quella dell’elefante: se qualcuno ci ripete costantemente di NON pensare all’elefante, alla fine non faremo altro che essere condizionati da questa immagine.
Ma la metafora centrale nella teoria di Lakoff, è quello della famiglia: la famiglia repubblicana è imperniata su un genitore severo che educa alla responsabilità e all’interesse personale, quella democratica su un padre premuroso il cui cuore pulsa nella direzione di una società moralmente più solidale.
I Repubblicani, per l’autore hanno vinto tutte le recenti elezioni per un semplice motivo: hanno insistito nella comunicazione di questi valori, di questo frame, molto più di quanto abbiano fatto i democratici.
Le tesi di Lakoff si possono benissimo applicare anche al nostro contesto politico: se pensiamo sconfitta del 2001 e alla vittoria assai stentata del 2006….si comprende come “l’elefante” sia ancora troppo presente nella comunicazione dell’Ulivo.
Il libro è diventato molto famoso anche in Italia in quanto ripreso sia dai media tradizionali che, soprattutto da Beppe Grillo nel suo blog.
Giuseppe Mazzei
Lobby della trasparenza
Centro di Documentazione Giornalistica, 2003
È assai raro trovare dei libri dedicati al tema delle lobby nel nostro paese: anche per questo motivo riteniamo di poter consigliare questo libro, a metà tra il saggio e il manuale, che riesce a spiegare, con grande chiarezza, i molteplici aspetti di una tematica certamente complessa.
È quindi adatto non solo a chi vuole saperne di più su una professione ancora ammantata da una certa dose di ambiguità, ma anche a chi stia già svolgendo questa attività professionale.
Nella lettura abbiamo apprezzato in modo particolare il capitolo due, incentrato sulle relazioni istituzionali e, in particolare, il paragrafo dedicato all’agenda setting, un tema che in genere viene trascurato e che, al contrario, riteniamo sia centrale per sviluppare un’efficace azione lobbistica.
Giampietro Mazzoleni
La comunicazione politica
Il Mulino, 2004 (seconda edizione)
Per chi vuole approfondire il grande “campo” della comunicazione politica questo libro è assolutamente da non perdere.
Un’attenta analisi del rapporto tra media e politica, su come questi siano diventanti non più e non solo “canali” di trasmissione dei messaggi, ma dei veri e propri soggetti che influenzano scelte e atteggiamenti dei soggetti politici e ne selezionano le classi dirigenti.
Dick Morris
Behind the Oval office (in inglese)
Renaissance Books, 1996
Dick Morris è una delle più importanti figure nel campo della consulenza politica americana.
Consigliere elettorale di Bill Clinton fin dai tempi in cui era governatore dell’Arkansas (1978).
Non ebbe alcun ruolo nella prima campagna presidenziale nel 1992, ma, secondo i maggiori analisti politici, è a lui che Clinton deve la sua rielezione nel 1996.
Morris infatti viene chiamato alla Casa Bianca dopo l’incredibile sconfitta dei democratici nelle elezioni di medio termine (1994) che permise ai Repubblicani di conquistare la maggioranza sia al Senato che al Congresso.
In soli due anni, basandosi su strategia comunicativa che mirava a distaccare il Presidente dai due partiti politici, ponendolo come un soggetto politicamente autonomo, riuscì a modificare la percezione degli elettori americani permettendo a Clinton una rielezione che si trasformò in un vero e proprio trionfo.
Il libro è inoltre molto interessante dal momento che contiene anche le “briefing notes” proprio del 1996, il periodo cruciale in chiave elettorale della comunicazione della Casa Bianca.
Come tutti i geni anche Morris aveva le sue debolezze… dovette infatti dimettersi dallo staff presidenziale appena due mesi prima di vedere compiuto il suo capolavoro: la rielezione del suo amico Bill. Un tabloid americano infatti pubblicò alcune sue foto in compagnia di una prostituta con annessa intervista dell’avvenente signorina la quale, oltre a scendere in dettagli poco edificanti su come trascorressero le ore, si premurò di sottolineare che, al solo scopo di impressionarla, più volte lo stesso Morris telefonò in sua presenza al Presidente.
Morris si dimise con una motivazione impeccabile: “While I served I sought to avoid the limelight because I did not want to become the message. Now, I resign so I will not become the issue.”
Lo adoriamo anche per questo…
Vance Packard
I persuasori occulti
Einaudi, 1989
Nel 1957 il sociologo americano Vance Packard pubblica questo libro, dove analizza i meccanismi che determinano il consenso dell’opinione pubblica grazie alla comunicazione televisiva soprattutto quella pubblicitaria.
I professionisti della comunicazione dunque, in un contesto da “grande fratello” vengono descritti dall’autore come, appunto, “persuasori occulti”, perché utilizzavano tecniche che tendevano a influenzare il consumatore agendo sul suo subconscio.
Accanto ai persuasori anche nuove figure: gli esperti di indagini di mercato, i sondaggisti, ecc. coloro che, sempre secondo Packard avevano il compito di studiare in profondità le aspettative delle persone non solo nei confronti dei “prodotti” ma anche della vita…
Le “profezie” contenute nel libro, per fortuna, non si sono avverate.
La pubblicità (e il mezzo televisivo) è soltanto una parte, assai limitata, della vita economica e sociale: non solo abbiamo anche una molteplicità di fonti di informazioni attraverso le quali possiamo verificare la veridicità delle promesse contenute negli spot o in altri strumenti di comunicazione.
Packard e il suo libro possono essere dunque considerati a tutti gli effetti i capostipiti di quel pensiero antipubblicitario che per fortuna ormai viene considerato superato. Rimangono invece più che mai attuali alcuni spunti di riflessione, soprattutto dal punto di vista etico.
Un libro dunque datato e “di parte” ma che non può mancare nella libreria di un lobbista o comunque di un comunicatore.
Ailes Roger
You are the message
Dobleday, 1989
Roger Ailes è una delle figure più carismatiche nell’ambito della comunicazione statunitense nonché uno dei più qualificati “spin doctor” della politica americana.
Profondo conoscitore del mezzo televisivo in quanto produttore di programmi televisivi di successo (e per questo vincitore di numerosi premi) si avvicina alla politica nel lontano 1967 lavorando come consulente per Richard Nixon.
Vari candidati repubblicani utilizzano la sua competenza nelle campagne elettorali ma il suo principale successo consiste nell’affiancamento di Ronald Reagan nella vittoriosa campagna per la rielezione del 1984.
Compito di Ailes è preparare il Presidente alle apparizioni televisive, a concentrare i messaggi in poche frasi, a “scaldare” l’ascoltatore con un atteggiamento aperto e rassicurante.
Esperienza che Ailes ripeterà quattro anni dopo, seguendo il Bush padre, alla conquista della Casa Bianca, un politico certamente più “ostico” rispetto al suo predecessore, per quanto l’attitudine comunicativa.
Abbandonata la consulenza politica ritorna alla televisione diventato prima presidente della CNBC esperienza che conclude quando viene chiamato dal magnate Rupert Murdoch alla guida della Fox con l’obiettivo di creare una stazione televisiva “all news” in grado di erodere fasce di ascolto alla CNN.
Missione che Ailes riesce a compiere facendo diventare la Fox come il vero e proprio punto di riferimento dell’informazione mondiale.
Non solo, ma anche se non è ufficiale, molti sostengono che il clan di Bush padre, dopo l’11 settembre, abbia chiesto ad Ailes un aiuto per l’attuale Presidente. Anche se, ovviamente, l’interessato ha sempre smentito.
Il libro è del 1989, quindi molto datato.
Nonostante gli anni trascorsi, gli insegnamenti di Ailes rimangono validi per una presentazione, un meeting o la gestione di un intervista.
Massimo Teodori
Soldi e partiti
Ponte alle Grazie, 1999
Datato, noioso per i non addetti ai lavori, forse introvabile.
Eppure Teodori affronta, con una ricerca attenta e documentata, uno dei temi centrali, mai risolto, della politica italiana: il costo della democrazia e, conseguentemente quello del finanziamento dei partiti politici.
Un tabù con cui le classi dirigenti del nostro paese non si sono mai, seriamente, volute confrontare.
Larry Tye
The father of Spin
Edward L. Bernays and the birth of public relations
Henry Holt, 1998
Edward Bernays è certamente uno dei “mostri sacri” delle relazioni pubbliche mondiali.
Se il XX secolo ha visto svilupparsi e consolidarsi questo settore della comunicazione, Bernays ha vissuto questo secolo da protagonista.
Il libro ripercorre l’intera attività professionale utilizzando, e questa è certamente la cosa più interessante, anche le oltre 800 scatole di documentazione che Bernays ha lasciato in eredità alla Libreria del Congresso americano.
Secondo il professor Grunig, uno dei maggiori studiosi delle relazioni pubbliche, Bernays è il primo professionista ad attuare un approccio scientifico alle relazioni pubbliche. Le indagini e le ricerche diventano fondamentali per comprendere gli atteggiamenti e le propensioni dell’opinione pubblica.
Nella sua lunghissima vita Bernays ha lavorato per le più importati corporation americane ideando e attuando delle metodologie che, nel corso degli anni, sono state replicate da altri in tutti i campi, compreso quello della comunicazione politica.
In un’intervista riportata nel libro, Bernays dichiara, quasi con orgoglio, che la sua attività sia ascrivibile alla “propaganda” e che aveva sempre sperato che fosse “proper–ganda e non improper-ganda”.
Anche per questo il titolo del libro è perfettamente centrato: il padre dello spin.
Chi altri, se non lui?
La costituzione della Repubblica Italiana
È la legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico, la fonte principale da cui deriva la legalità di tutte le altre fonti.
Criticata, attaccata, difesa, modificata anche di recente.
È comunque al centro del dibattito politico istituzionale da oltre venticinque anni.
Non si può non conoscere per chi fa il nostro lavoro.
Regolamenti di Camera e Senato
Lo strumento normativo con cui i due rami del nostro Parlamento disciplinano e regolano la propria attività secondo il dettato costituzionale (artt. 64 e 72).
Approvati entrambi nel 1971, nel corso degli anni hanno subito numerose modifiche. Le ultime del 1999 per quello della Camera dei Deputati e del 2003 per il Senato.
Rappresentano la base per conoscere il processo decisionale parlamentare “formale”.


