Dl Dignità: Ciprini (M5S) vs Gribaudo (PD)

Il Decreto Dignità è stato al centro del dibattito politico-parlamentare di questo mese e, in particolare, delle ultime ore. Ne abbiamo discusso con gli On.li Tiziana Ciprini (M5S) e Chiara Gribaudo (PD), membri della Commissione Lavoro della Camera.

1) Il decreto dignità introduce diverse modifiche al Jobs Act, ma ne lascia complessivamente immutato l’impianto generale. Secondo lei saranno necessari ulteriori correttivi o è auspicabile, piuttosto, una riforma organica che vada oltre il Jobs Act stesso?

CIPRINI I temi che vengono affrontati nel Dl Dignità riguardano i contratti a termine, anche di somministrazione, i licenziamenti ingiustificati, le delocalizzazioni, il divieto della pubblicità del gioco d’azzardo e misure per la semplificazione fiscale. Chiaramente il Governo continuerà a lavorare per cercare di favorire le assunzioni stabili. Con questo decreto abbiamo voluto dare un segnale forte per contrastare il precariato e tutelare le giovani ge nerazioni. Il secondo passo sarà quello di favorire le assunzioni stabili e contestualmente abbassare il costo del lavoro per gli imprenditori. Inoltre con il reddito di cittadinanza prevediamo di cambiare totalmente il modello del mercato del lavoro in Italia, introducendo una vera flex security che garantisca allo stesso tempo flessibilità del mercato del lavoro, sicurezza sociale e una politica attiva del mercato del lavoro che ha come perno i centri per l’impiego.

GRIBAUDO  Il decreto cosiddetto dignità creerà nuova disoccupazione. Dalla sua entrata in vigore si rincorrono le notizie di lavoratori lasciati a casa, i cui contratti non vengono rinnovati, costretti a tornare in cerca di lavoro. La struttura delle tutele crescenti non viene toccata ma quelle poche modifiche hanno già oggi un effetto disastroso proprio sui lavoratori a tempo determinato, che vedono allontanarsi la possibilità sia di un rinnovo a causa dei costi maggiorati e delle causali, sia della stabilizzazione a causa dell’aumento delle indennità di licenziamento. Proprio per bilanciare quest’ultimo punto il Pd ha proposto l’innalzamento dell’offerta di conciliazione, altrimenti per i datori di lavoro diventa più conveniente licenziare. Il Jobs Act ha bisogno non di essere superato, ma di essere completato, ad esempio con un taglio del cuneo fiscale di 4 punti in 4 anni sui tempi indeterminati e con l’introduzione di un salario minimo nei settori non coperti da contrattazione collettiva. In ogni caso, andare a toccare una materia così delicata con un decreto scritto in fretta e furia e con tempi di dibattito parlamentare così compressi non è stata una buona idea.

2) Si è parlato a lungo della tutela dei c.d. “bikers” e, in generale, della tutela dei lavoratori della Gig Economy. Secondo lei quanto contenuto nel decreto dignità sarò sufficiente a garantire a questi lavoratori adeguate tutele? E come risponde a quegli osservatori che sostengono che imbrigliare determinate tipologie di lavoratori con troppe regole sarebbe un freno alle assunzioni?

CIPRINI – Il tema dei bikers al momento è trattato nell’ambito di un tavolo di contrattazione aperto con l’intermediazione del ministro di Maio e con il coinvolgimento delle aziende del settore e dei sindacati. L’obiettivo è trovare punti in comune e far entrare la questione dei riders del food nell’ambito della contrattazione collettiva. Quindi non c’è alcun rischio di imbrigliare alcunché con norme di legge. Specifico, inoltre, che i ciclofattorini che trasportano il cibo a domicilio sono solo una parte dell’articolato mondo della gig economy e, a mio avviso, non sono altro che l’evoluzione 4.0 dei vecchi pony express. Pertanto ritengo che il loro tipo di attività non sia affatto riconducibile sotto la fattispecie del lavoro autonomo, come sostenuto da alcune sentenze, ma che sia inquadrabile nell’ambito del lavoro subordinato.
Se consideriamo, ad es. Foodora, di autonomi questi lavoratori non hanno proprio niente, parlerei piuttosto di automi: la bicicletta e lo smartphone sono i loro, ma indossano la divisa, hanno turni stabiliti, hanno un luogo prefissato per la partenza e sono geolocalizzati.
E poi di carattere specialistico e professionale, elemento tipico del lavoro autonomo, questo tipo di lavori non ha proprio nulla.
Ho provato io stessa a iscrivermi alla piattaforma di Foodora e, tra i requisiti richiesti, ci sono solamente questi: possesso di iPhone con piano dati (quindi con connessione propria) e di una bici, disponibilità a lavorare anche nei week end, senso di responsabilità (per non finire sotto una macchina suppongo, come purtroppo già accaduto) essere maggiorenne, permesso di lavoro in Italia.
Quindi qualora i ciclofattorini rientrassero nell’ambito dei contratti a termine, col decreto dignità varrebbero le nuove regole che vogliamo introdurre per arginare la precarietà, ovvero:
– i contratti a termine senza una giusta causa non potranno avere una durata superiore a 12 mesi, rispetto ai 36 mesi attualmente previsti.
– Dopo i 12 mesi, il contratto a termine si può rinnovare soltanto per un massimo di ulteriori 12 mesi, ma con l’ obbligo di indicare la causale.
– La possibilità di prorogare i contratti a termine diminuisce da 5 a 4 volte.
– Renderemo sempre più costoso il ricorso al contratto a termine. Abbiamo previsto un aumento dell’0,5% dei contributi addizionali, per ogni rinnovo, allo scopo di favorire le assunzioni stabili.

GRIBAUDO Il decreto dignità non tutela minimamente la condizione dei riders e dei lavoratori della gig economy, che spesso operano con ritenuta d’acconto o sotto forma di co.co.co.. Per rispondere alle loro esigenze bisogna proseguire sulla strada tracciata dalla legge 81/2017 per i lavoratori autonomi: ovvero l’estensione di diritti che siano universali per tutti i lavoratori, da maternità a malattia fino alla tutela contro la disoccupazione, dalla sicurezza al salario minimo e all’equo compenso. Ricondurre questi lavoratori alla subordinazione, come proposto da Luigi Di Maio, sarebbe una risposta vecchia e sbagliata ad un mondo che cambia sempre più velocemente. I diritti del lavoratore non possono dipendere dalla sua categoria di appartenenza: solo superando questa impostazione novecentesca riusciremo a creare tutele che non siano aggirabili né dalle imprese né italiane, né dalle multinazionali del web.

3) Quale è il suo bilancio di questi primi quattro mesi di legislatura? Fra i temi su cui l’Esecutivo non si è ancora concentrato, quali sono, secondo lei, quelli che vanno più urgentemente inseriti nell’agenda di governo?

CIPRINI – È da appena un mese che stiamo al governo e già abbiamo tagliato i vitalizi alla Camera agli ex parlamentari.
Una vittoria di tutta l’Italia, perché non è solo un’ingiustizia abolita, ma anche una conquista di civiltà: è un atto che ci parla di normalità, di regole che valgono per tutti, di privilegi che vengono cancellati.
Al Senato completeremo l’opera e poi toccherà alle pensioni d’oro, immeritatamente percepite, i cui tagli andranno a alimentare le pensioni più basse.
Urgente è poi l’istituzione di una banca pubblica di investimenti per creare nuove opportunità e nuovi posti di lavoro in quei settori ad alto moltiplicatore occupazionale.

GRIBAUDO Lo dico con amarezza, ma il mio bilancio è fortemente negativo. Il Parlamento è stato ridotto ad una frustrante immobilità da una campagna elettorale prolungata ben oltre il 4 marzo; il governo in un mese è riuscito a produrre soltanto il sedicente e debole decreto dignità; la discussione portata ai tavoli europei si concentra esclusivamente sui temi dell’immigrazione, peraltro con gravi sconfitte per l’Italia, e non affronta in alcun modo la necessità di un vero cambiamento nelle istituzioni e nelle politiche dell’Unione. Nello scenario nazionale, è urgente che il governo prenda in mano sul serio i dossier Ilva e Alitalia, strategici eppure finora solo strumentalizzati o rinviati; serve rimettere in moto gli investimenti in infrastrutture pianificati e avviati da Graziano Delrio ma bloccati dalla visione anti-industriale di questo esecutivo; e occorre finanziare la lotta alla povertà e la riduzione delle disuguaglianze a partire dall’allargamento del REI. Sarebbe l’ora di mettere un freno alla propaganda e occuparsi responsabilmente dei problemi del Paese.

a cura di FBLab