Esame di riparazione

Ripartenza delle scuole e dibattito pubblico, uno scontro destinato a riaccendersi.

Tra i temi politici al centro dell’attenzione nei mesi di maggio e giugno, uno dei più interessanti sotto il profilo delle dinamiche del dibattito pubblico, è stato quello della scuola.

Come noto la pandemia ha comportato, fin dal mese di marzo, una chiusura totale dei servizi scolastici di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale. Con l’avvio del dibattito sulla cosiddetta Fase 2, l’attenzione sulla riorganizzazione e la ripresa dei servizi scolastici è progressivamente cresciuta, raggiungendo nel mese di giugno un picco massimo di attenzione da parte di cittadini e stakeholder. In questo scenario il Governo ha tentato di rassicurare utenti e famiglie sul riavvio dei servizi dopo la pausa estiva. Oggi il tema appare sospeso, in attesa di conoscere l’evoluzione del quadro epidemiologico e le relative contromisure: le incognite del resto sono molte. Nel prossimo futuro è quindi probabile che l’attenzione sul tema cresca nuovamente.

FB Bubbles, divisione di FB&Associati specializzata in analisi del dibattito pubblico e ideazione e sviluppo di campagne di advocacy, ha approfondito il tema scuola indagando da un lato le conversazioni che si sono sviluppate in rete sulla ripartenza scolastica e dall’altro la relativa trattazione parlamentare, cui viene affiancato il set di provvedimenti messi in atto dal Governo in materia di istruzione.

Il dibattitto istituzionale

L’azione di Governo e Ministero dell’Istruzione in materia di scuola è stata scandita da una sequela di annunci relativi a misure e disposizioni. Lungi dal fornire una risposta, chiara e completa, alle richieste di cittadini e famiglie circa il quadro che li avrebbe attesi a settembre, questa pluralità di dichiarazioni ha generato una confusione comunicativa talmente forte da innescare una significativa reazione dal “basso”.

Il Parlamento ed in particolare le forze di opposizione hanno in più occasioni rimarcato la necessità di pianificare contestualmente la riapertura e la riorganizzazione dei servizi. Dall’analisi degli atti di sindacato ispettivo emerge che tra il 1° maggio e il 7 luglio 2020 sono stati presentati un totale di 88 Atti: 70 alla Camera e 18 al Senato. Di questi, 44 della Camera sono ascrivibili all’opposizione, 26 alla maggioranza; al Senato, ne sono stati presentanti 15 dall’opposizione e solo 3 dalla maggioranza.

Ben 50 dei 70 atti presentati alla Camera trattano il tema della riapertura e della riorganizzazione della scuola, mentre al Senato sono 14 su 18.

La distribuzione per gruppi parlamentari è così composta:

Maggioranza

  • il Movimento 5 stelle ha presentato 12 atti di sindacato ispettivo alla Camera e 0 al Senato;
  • il Partito Democratico ha presentato 7 atti di sindacato ispettivo alla Camera e 2 al Senato;
  • Italia Viva ha presentato 5 atti di sindacato ispettivo alla Camera e 1 al Senato;

Totale: 27, 24 alla Camera e 3 al Senato

Opposizione

  • la Lega ha presentato 10 atti di sindacato ispettivo alla Camera e 4 al Senato;
  • Forza Italia ha presentato 11 atti di sindacato ispettivo alla Camera e 8 al Senato;
  • Fratelli dItalia ha presentato 14 atti di sindacato ispettivo alla Camera e 2 al Senato;
  • il gruppo Misto ha presentato 8 atti di sindacato ispettivo alla Camera e 1 al Senato;
  • Liberi e Uguali ha presentato 2 atti di sindacato ispettivo alla Camera.

Totale: 60, 45 alla Camera e 15 al Senato

Il dibattito on-line

In rete emerge con chiarezza come il tema della scuola rappresenti un grande nodo irrisolto dell’emergenza che ha colpito il Paese in questi mesi. L’accesissimo evidenzia inoltre come la rete sia di fatto il terreno in cui questa protesta dal “basso” si esprime, in assenza di una risposta da parte delle istituzioni.  

Negli ultimi tre mesi a livello di conversazioni online la discussione è stata significativa, registrando 79.600 menzioni per un totale di 4.6 milioni di interazioni. I social hanno occupato una parte significativa del dibattito tematico: l’argomento è stato citato 27.000 volte per un volume di engagement pari a 372.500.

Nello specifico si evincono due trend, i quali corrispondono a due picchi ben definiti:

Gli articoli tematici che hanno ottenuto maggiori condivisioni social sono quelli in cui vengono confrontate le disposizioni in materia scolastica messe in campo dal Governo italiano rispetto ad altri paesi dell’Unione. Il caso tedesco, illustrato nei particolari dall’articolo de L’Espresso dal titolo “Sul coronavirus non c’è partita: Italia – Germania finisce 0-4”, ha segnato 76.800 condivisioni. Buone performance anche per quelli dedicati a Francia (94.500) e Danimarca (93.800 condivisioni).

È interessante notare che sulle principali piattaforme social il dibattito è stato prevalentemente guidato dalle stesse testate online che rilanciano i propri articoli e dagli stakeholder istituzionali come Giorgia Meloni che, il 24 Giugno, ha pubblicato su Facebook un post molto duro contro la ministra dell’Istruzione, dichiarando la propria solidarietà a sindaci, a presidi, a docenti e a tutto il personale scolastico (14.933 interazioni) per l’incapacità di Azzolina nel dare risposte efficaci.

Attraverso i social, inoltre, sono nati diversi movimenti collettivi con lo scopo di unire genitori, docenti e personale scolastico al fine di sensibilizzare le istituzioni sul tema delle riaperture. È il caso delle pagina Facebook “Movimento Priorità alla Scuola” che conta ben 10.132 fan e “Apriti Scuola” con 1.421 mi piace, promotori della manifestazione in oltre 60 piazze italiane dello scorso 25 giugno. Una mobilitazione talmente imponente da indurre il giorno seguente, 26 giugno, il presidente Conte e la ministra Azzolina ad indire una conferenza stampa, in cui è stata annunciata la riapertura delle scuole il 14 settembre e illustrate le relative linee guida, elaborate sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico.

Gli stakeholder istituzionali, vale la pena sottolineare, a livello di comunicazione online hanno inserito il tema all’interno di generiche considerazioni sulla ripresa. Le opposizioni, ad esempio, hanno tratta spunto dalla questione per attaccare il Governo. Giorgia Meloni, in linea con l’attività sugli atti di sindacato ispettivo da parte di Fratelli d’Italia, è il leader politico che ha usato i toni più duri. Oltre al contenuto contro l’Azzolina, si segnala in particolare un post Facebook in cui si ironizzava sulle priorità del Governo: nel caso della scuola lo spunto era il tema dei plexiglass protettivi proposti dall’Azzolina (42.230 interazioni). Anche Matteo Salvini ha sottoposto all’attenzione della sua community la questione delle riaperture, tarandola sulle problematiche dei genitori-lavoratori con un contenuto su Instagram e sul paradosso della ripartenza del campionato di calcio di Serie A con un post Facebook (41.432 interazioni).

Anche la maggioranza ha trattato il tema in modo piuttosto inusuale, non entrando mai nel dettaglio ma limitandosi ad annoverare la riapertura delle scuole a settembre tra le priorità. È il caso del Movimento 5 Stelle, che ha preferito affrontare l’argomento sulla sua pagina Facebook affidandosi alle parole di Vito Crimi, dai toni molto neutri e generici: “Ad esempio, mentre discutiamo di ripresa dell’attività lavorativa, non possiamo non affrontare il tema delle famiglie con bambini, dell’eventuale riapertura delle scuole dell’infanzia, di percorsi alternativi e del necessario supporto alle famiglie. Il nostro piano d’azione dovrà dunque valutare in dettaglio il funzionamento di ogni singolo ingranaggio del sistema Italia, affinché torni a muoversi in sintonia con tutti gli altri”.

Anche Matteo Renzi e Maria Elena Boschi non sono da meno: se il primo chiede al Governo di mettere più risorse sulla scuola, Boschi, invece, decide di occuparsi del tema delle scuole paritarie costrette a chiudere.

Da terreno di consenso a tema da evitare 

Lo stato dell’arte sul tema è ancora poco chiaro. Giovedì 9 luglio, intanto, è stato votato alla Camera il decreto Rilancio: una manovra da 55 miliardi di euro, che consentirà – secondo il Governo –di sciogliere le incognite sul futuro scolastico di bambini e ragazzi.

Da questa analisi emerge però quanto il tema della scuola sia di fatto scomodo per il Governo e per la politica in generale. Nonostante la scuola sia stata storicamente terreno di consenso per numerose parti politiche, tra cui il PD che è oggi forza di maggioranza, la complessità del momento e le incognite derivanti dalla pandemia l’hanno straformata in un ambito dal quale guardarsi. Ai problemi contingenti si accompagnano infatti le criticità consolidate del sistema scuola (edilizia scolastica, corpo docente, risorse ecc): un complesso di elementi che rende questo terreno molto scivoloso tanto per chi è chiamato a decidere (Governo e maggioranza) quanto per la stessa opposizione che – come si evince confrontando attività parlamentare e dibattito online – lo usa per critica istituzionale, senza renderlo un generatore di consenso on-line, stante la tensione tra genitori, famiglie, corpo docente, presidi ecc.

Le risposte che mancano sono però ancora tante e – come per gli esami di riparazione – il problema è solo rimandato a settembre, quando il tempo per i rinvii sarà esaurito e la pazienza di genitori e famiglie ridotta al minimo. Il dibattito dunque è destinato a riaccendersi presto, con il rischio di riservare esiti imprevedibili.