Il “gruppo di interessi”, quando non esiste

Nella costruzione di una buona strategia di lobby a volte non è banale sincerarsi di promuovere gli interessi di un vero “gruppo di pressione”, ovvero essere sicuri che i temi e gli obiettivi su cui si deve basare la strategia nei confronti delle istituzioni siano effettivamente condivisi, almeno in modo prevalente, dai costituenti del gruppo di cui si vogliono promuovere gli interessi.

I lobbisti seri non parlano mai dei propri clienti. Il caso di studio che presentiamo qui però rappresenta un interessante esercizio svolto da FBLab in un recente passato e considerato essenzialmente una scommessa a scopo didattico. Soprattutto se ne puo’ parlare senza vincoli di segreto professionale.

In ogni caso qualsiasi nome e riferimento è stato rimosso: non si sa mai.

Il candidato “gruppo di pressione” che FBLab ha analizzato è quello dei fisici solari italiani: una community di circa 150 scienziati che studiano la stella che semplicemente garantisce la sopravvivenza del genere umano (e l’unica che vediamo effettivamente bene). L’idea di svolgere attività di lobby istituzionale da parte di una comunità scientifica risulta estremamente attuale (soprattutto nel campo dell’aerospazio e dell’astrofisica in genere) dove gli interessi anche industriali nei progetti da realizzare richiedono cooperazioni internazionali e finanziamenti pubblici di grandi dimensioni e dove la big-science sta progressivamente requisendo anche a livello internazionale la quasi totalità delle risorse a discapito della tradizionale small-science.

L’analisi delle collaborazioni tra i membri delle comunità scientifiche è un argomento largamente diffuso in social network analysis ed è reso possibile dal grande numero di articoli che il mondo scientifico produce e dalla loro indicizzazione in banche dati internazionali facilmente accessibili. Ogni articolo rappresenta il risultato di un lungo lavoro tra scienziati e quindi un indicatore molto significativo delle socialità su cui le comunità dei ricercatori si basano.

I dati che presentiamo si riferiscono ad un decennio di pubblicazioni (2004-13) per un totale di oltre 2000 articoli prodotti dai fisici solari italiani. L’organizzazione funzionale scientifica della comunità che abbiamo ottenuto è rappresentabile come network sociale ed e’ mostrata nel grafico seguente.

Il colore e la dimensione dei nodi rappresentano il numero di connessioni che ciascuno scienziato presenta all’interno del network. Abbiamo considerato solo le connessioni tra ricercatori che abbiano collaborato in almeno tre lavori pubblicati ed abbiamo eliminato le collaborazioni con ricercatori non italiani.

Si nota subito che la community, nonostante le dimensioni limitate, non è una struttura uniforme ma si articola in raggruppamenti con caratteristiche disomogenee e il numero di connessioni varia significativamente da ricercatore a ricercatore: dal giovane neolaureato con poche pubblicazioni al professore che dirige un grande gruppo di ricerca e che quindi partecipa a molti progetti.

Lo slang di chi fa social network analysis è abbastanza colorito. Si parla di “grosso pesce in un grosso stagno” per indicare nodi altamente connessi e circondati da un elevato numero di “pesci” più piccoli e con poche connessioni (reti centralizzate); “isole”, quando un sottoinsieme della rete è molto connesso al proprio interno ma scarsamente connesso con il resto della comunità; “bridge” (o anche “broker”), nel caso di nodi con un buon grado di connessione e che si vengono a trovare in posizioni intermedie ad esempio tra due “stagni”. Meritano anche una certa attenzione i cosiddetti “nodi deboli” che possono realizzare “connessioni deboli” (“weak ties”) ma molto significative, ovvero nodi scarsamente connessi ma che per la loro posizione all’interno della rete generale possono svolgere un ruolo di intermediazione molto efficace e molto meno vistoso dei broker più esposti, traendo vantaggio dalla loro apparente non-significatività in termini assoluti di connessioni.

Il funzionamento della rete della comunità in esame puo’ essere ulteriormente evidenziato se si selezionano dal complesso delle pubblicazioni scientifiche solo quelle relative a due progetti scientifici che hanno costituito un pluriennale elemento di frattura nella comunità dei fisici solari italiani.

Utilizzando lo stesso network precedente, la colorazione dei nodi in questo caso rappresenta il numero delle pubblicazioni per ciascun ricercatore relative ai due progetti. Si vedono chiaramente emergere due sottogruppi di interesse ben distinti nella comunità (testimonianze dirette ci comunicano che non si è trattato di un cavalleresco dibattito improntato al fair-play ma di cruenti scontri senza esclusione di colpi sulla spartizione di fondi collegati a tali progetti e di posizioni lavorative per i propri centri di ricerca). Da sottolineare che, oltre il caso mostrato, sono state molte le occasioni in cui la community della fisica solare italiana ha visto schieramenti e violente contrapposizioni al suo interno, solo parzialmente attribuibili ad una sana competizione scientifica.

Quella presentata finora è la cosiddetta retefunzionaledella comunità in esame, ovvero come i ricercatori collaborano tra loro. Il quadro assume un altro aspetto se aggiungiamo alla rete funzionale i nodi rappresentanti gli enti di ricerca (università, istituti di ricerca, osservatori,…) cui i singoli ricercatori afferiscono.

Il risultato è il seguente.

Gli enti in questo caso sono rappresentati dai nodi celesti mentre sono rimaste immutate rispetto al primo grafico la colorazione e la dimensione dei nodi che rappresentano i ricercatori. Orientativamente sulla sinistra sono collocati i dipartimenti universitari, sulla destra gli istituti e gli osservatori. Alto-basso rappresenta la distribuzione geografica nord-sud di tali enti di ricerca sul territorio italiano.

Si puo’ notare come ci sia una scarsissima corrispondenza tra retefunzionalee reteistituzionale” delle collaborazioni scientifiche della comunità. In generale anzi si assiste ad una diffusa tendenza alle collaborazioni tra ricercatori affiliati a enti diversi a discapito delle collaborazioni tra “vicini di stanza”!

Questa frammentazione istituzionale, con tutte le implicazioni burocratiche ed economiche connesse, deve essere aggiunta alla frammentazione funzionale vista precedentemente disegnando un quadro finale decisamente scoraggiante nella definizione di un possibile “gruppo” di pressione istituzionale.

La situazione rappresentata per la comunità italiana della fisica solare non è certo una eccezione sia tra i gruppi di ricerca che tra molte delle altre strutture sociali che, solo per brevità e superficialità, possono essere definite come comunità di interessi condivisi.

In conclusione quindi la definizione di una strategia di pressione nei confronti del decisore pubblico deve preventivamente farsi carico di una verifica della condivisione di intenti da parte del “gruppo” per cui si opera e accertarsi che effettivamente esista un progetto comune da promuovere.

Nel caso della particolare comunità scientifica italiana che abbiamo analizzato il numero di contrasti interni, dal livello del singolo ente di affiliazione alle scale di grandi progetti internazionali, ha disegnato un quadro ancora molto distante da quello necessario ad una definizione di “gruppo di interessi” portando alla rinuncia di qualsiasi progetto relativo a lobby istituzionale.

Questo in un contesto in cui sono in gioco grandi finanziamenti internazionali, collaborazioni industriali di altissimo livello tecnologico, visibilità politica, posti di lavoro altamente qualificati. Ed è facile prevedere che nel medesimo contesto in cui si muovono player internazionali, pubblici e privati, molto agguerriti ed ben organizzati, la comunità italiana ancora legata ad un modello collaborativo di tipo small-science verrà progressivamente marginalizzata.

A cura di FBLab